Il Piccolo Principe – Recensione

Pubblicato il 6 Gennaio 2016 alle 00:09

Una bambina prodigio deve rispettare un asfissiante piano di studi preordinato da sua madre perché venga ammessa in una scuola esclusiva e diventi un’adulta produttiva ed “essenziale” in una società rigida e grigia. Dopo essersi trasferite in un nuovo quartiere, la bambina viene distratta dal suo nuovo vicino, un anziano aviatore che vive in una casa variopinta e le racconta di come ha conosciuto un Piccolo Principe arrivato dalle stelle.

Il Piccolo Principe

Tra Star Wars: Il Risveglio della Forza e Quo Vado?, il nuovo film di Checco Zalone, che stanno dominando nelle sale italiane, cerca di farsi spazio Il Piccolo Principe, piacevole sorpresa di questo inizio 2016. Tratto dal poetico racconto del francese Antoine de Saint-Exupéry, pubblicato nel 1943, il film d’animazione è diretto da Mark Osborne, già co-regista del primo Kung Fu Panda, e vuol essere tanto una trasposizione quanto un sequel del racconto originale cercando di rispettarne il tono surreale e la natura propedeutica e metaforica, non senza qualche inevitabile semplificazione.

Il film si divide in due parti. Nella prima seguiamo la storia d’amicizia tra la bambina protagonista e il vecchio aviatore che costituiscono la dicotomia tra mondi opposti. In una realtà distopica, dove tutto è incolore e simmetrico e la gente deve conformarsi alle convenzioni sociali imposte, il vecchio sognatore e la sua casa sbilenca rappresentano un’oasi di colore, una fuga nel sogno e nella fantasia.

Il design caricaturale dei personaggi è accattivante, ottima la mimica corporea, le scenografie sono dettagliatissime e i dialoghi spigliati e divertenti. Quando l’aviatore inizia a raccontare la storia del Piccolo Principe, le illustrazioni originali di Antoine de Saint-Exupéry prendono letteralmente vita in un mondo di carta tridimensionale. La storia introduce diverse tematiche tra cui la principale è l’accettazione della morte.

Nella seconda parte, il film ha una svolta action. Assistiamo alla fuga della bambina nel mondo fantastico di cui le ha raccontato l’aviatore, alla ricerca del Piccolo Principe che è ormai cresciuto, ha dimenticato tutto e si è conformato ad un’esistenza “essenziale” perdendo la capacità di sognare. Tutto molto simile al percorso di Peter Pan in Hook – Capitan Uncino di Steven Spielberg.

Il cast dei doppiatori nella versione originale vede nomi del calibro di Benicio Del Toro, Marion Cotillard, James Franco e Paul Giamatti. Buone anche le controparti italiane tra cui Toni Servillo, Paola Cortellesi, Stefano Accorsi e Micaela Ramazzotti. Delicate ed evocative le musiche fornite da Hans Zimmer e Richard Harvey con le tipiche sonorità francofone.

Un sentito omaggio all’opera originale riadattata per il pubblico odierno in un prodotto adatto a tutta la famiglia, bene attento a non fare il passo più lungo della gamba nel dare un seguito alla storia. Una riflessione sottile e commovente su temi universali che invita a mantenere intatto il proprio fanciullino interiore.

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