Superman 701-708 – J. Michael Straczynski – USA – recensione

Pubblicato il 17 Marzo 2011 alle 09:40

Superman 701-708

Autori: J. Michael Straczynski, Chris Roberson, G. Willow Wilson (testi); Eddy Barrows, Wellington Dias, Leandro Oliveira, Amilcar Pinna, Allan Goldman (disegni); J.P. Mayer, Eber Ferreira, Julio Ferreira, Walden Wong (chine); Rod Reis (colori) John Cassaday & David Baron (copertine).
Casa editrice
: DC Comics.
Provenienza
: USA
Prezzo
: $ 2.99
Recensione


Un dio tra gli uomini. Superman scende dal cielo e cammina tra l’umanità senza nascondersi dietro un paio d’occhiali. É il mito di Gesù Cristo che si fa carne, figura messianica alla quale l’Uomo d’Acciaio è sempre stato accostato. Questi i presupposti di Grounded, “A terra”, la nuova saga in corso di svolgimento sulla serie principale di Superman, ideata e scritta da J. Michael Straczynski, autore navigato ed esperto che abbiamo visto di recente all’opera con la sontuosa ma deludente graphic novel Superman Earth One.

Traumatizzato dalla perdita di Nuovo Krypton, surrogato del suo pianeta natale e rifugio degli ultimi superstiti della sua specie, Superman reagisce intraprendendo una lunga camminata attraverso gli Stati Uniti, un po’ come Forrest Gump che nel film premio Oscar di Zemeckis iniziava un’interminabile corsa per tutto il paese in seguito ad una delusione sentimentale. Il primo episodio della saga si apre a Philadelphia, in Pennsylvania, dove Superman aiuta un gruppo di abitanti a riparare un furgone. Naturalmente la sua presenza attira una folla di giornalisti, incuriositi dallo strano atteggiamento dell’eroe che si concede un pranzo da comune mortale in una tavola calda aiutando anche a dare una risistemata al magazzino.

L’Uomo d’Acciaio sembra volere farsi carico dei problemi ordinari dei cittadini americani senza ricorrere ai superpoteri se non in caso di estrema necessità. Clou di questa prima storia è l’intervento dell’eroe in aiuto di una ragazza che minaccia di suicidarsi lanciandosi da un cornicione. L’eroe potrebbe usare facilmente i suoi poteri per impedirglielo e portarla giù ma decide di ricorrere al dialogo, di ascoltare i suoi problemi e di aspettare tutto il tempo necessario. Al termine della storia, Superman cita il filosofo ottocentesco Thoreau, autore, tra l’altro, del saggio “Walking, or the wild” sull’importanza del cammino per entrare in contatto con la realtà circostante. Il problema non è cosa stia facendo Superman ma come si sta comportando l’umanità che lo circonda.

Un inizio straordinario. Una sceneggiatura concepita con grande sensibilità e mestiere a sostegno di dialoghi brillantissimi e una costruzione delle tavole perfetta a rendere la lettura scorrevole, interessante e mai banale. I disegni di Eddy Barrows sono fortemente realistici come esige una storia di questo genere, basata sull’impatto dell’essere eccezionale con l’ordinaria quotidianità degli americani. Anche l’illuminazione viene curata in modo maniacale dai colori di Rod Reis che passa dal giorno soleggiato e piacevolissimo a una notte stellata con tanto di luna piena in contrapposizione alle luci artificiali della città, a voler sottolineare la bellezza di un mondo che il più delle volte passa inosservato agli esseri umani che lo abitano, troppo presi dai problemi di tutti i giorni.

Straczynski non dimentica però la parte avventurosa e fantascientifica che contraddistingue le avventure dell’Uomo d’Acciaio. Nel secondo episodio, l’eroe giunge a Detroit per scoprire che un’abitazione è occupata da un gruppo di rifugiati alieni, una situazione quasi in stile Men in black. Dopo l’immancabile scazzottata con un robot gigante, viene sollevato il tema dell’immigrazione, da sempre pilastro della mitologia di Superman, anch’egli proveniente da un altro pianeta. Ma se l’Uomo d’Acciaio mette le sue capacità al servizio del mondo che lo ospita, al contrario questi rifugiati alieni si nascondono celando enormi potenzialità che potrebbero portare grossi benefici all’umanità.

Il terzo episodio si apre a Cincinnati, in Ohio, con un confronto verbale tra Superman e Batman. Sotto il cappuccio del pipistrello c’è Dick Grayson, il primo Robin, in seguito alle vicissitudini di Bruce Wayne nella saga Batman R.I.P. . Il Cavaliere Oscuro mette in discussione la condotta dell’Uomo d’Acciaio che starebbe trascurando i suoi doveri e mettendo in pericolo gli abitanti delle città che sta visitando. Nel frattempo, la maestra Lisa Jennings viene a contatto con un misterioso cristallo che ne altera la personalità e, a sua volta, trasmette dei superpoteri ad un rozzo attaccabrighe da bar che si cimenta in una super-rissa con Superman portando terrore e distruzione nella cittadina di Danville tanto per confermare i timori di Batman.

Mentre, in questi primi tre episodi, sceneggiatura e disegni sono sempre a firma degli stessi autori mantenendo uno stile grafico e narrativo coerente, per gli interludi si cambia registro, permettendo a Straczynski e compagnia di rifiatare. Lois giunge a Rushmark, nell’Indiana, dove tutti sono in attesa del passaggio di Superman, e ritrova il vecchio amico Brian che la invita a cena. La giornalista trascorre così una serata con una famiglia comune, una coppia felice con due bambini ed un lavoro ordinario. Mentre viene vista come una celebrità, Lois invidia invece la serenità del focolare domestico ed una vita priva di grosse emozioni. G. Willow Wilson traccia una storia semplice attraverso una sceneggiatura convenzionale mentre i disegni di Oliveira denotano ancora un po’ di immaturità.

Si torna invece al team di base, con Wellington Dias che si unisce a Barrows per i disegni, nel quarto episodio della saga principale. Dopo i fatti di Danville, l’arrivo di Superman a Chicago è più temuto che desiderato dalla popolazione. Tuttavia, William, un bimbo che viene costantemente picchiato dal padre è in fervente attesa che il suo eroe giunga a salvare lui e la mamma. Mentre riposa in un motel con Lois, Superman sogna di essere malmenato da un mostro gigante. Al risveglio, scopre di avere sul corpo gli stessi lividi del piccolo William. C’è di nuovo lo zampino della maestra posseduta Lisa Jennings. Qui l’atmosfera è quasi quella di un albo di Dylan Dog, con il protagonista che non solo continua a farsi carico dei problemi dell’umanità ma, in questo caso, deve viverli anche sulla propria pelle.

Nel secondo interludio, la palla passa di nuovo a Wilson con i disegni stavolta di Amilcar Pinna che pure denota ancora qualche incertezza. Il blog giornalistico Urbanitis ipotizza una relazione sentimentale tra Superman e Lois che andrebbe a favorire le esclusive del Planet sulle imprese dell’Uomo d’Acciaio. Perry White, caporedattore del Planet, contrattacca infiltrando il giovane fotoreporter freelance Sandeep nella redazione del blog. Una storia interessante sulla responsabilità degli organi di informazione e sulla gestione dell’immagine pubblica di Superman che confessa di essere spaventato da internet.

Per il quinto capitolo, che vede Superman giungere a Des Moines, nell’Iowa, Starczynski firma il soggetto lasciando la sceneggiatura a Chris Roberson, mentre ai disegni passa Allan Goldman, che opta sempre per un tratto realistico con delle figure appena più morbide rispetto a quelle di Barrows. Superman riesce a domare l’incendio in uno stabilimento chimico. Manuel, un attivista ecologico affiancato da Lois, accusa i dirigenti dello stabilimento di avvelenare l’ambiente con il cloruro. Gli operai si difendono affermando che i livelli di inquinamento sono minimi e che chiudere lo stabilimento ridurrebbe sul lastrico molte famiglie. Superman realizza che non tutto è sempre bianco o nero e si trova di fronte ad un dilemma etico che suscita un acceso alterco con Lois. Sicuramente uno dei momenti più intensi della saga destinato a spiazzare il lettore riguardo l’atteggiamento dell’Uomo d’Acciaio.

In Kansas, Superman incontra i membri della Supersquad, uno squadrone di suoi successori che lo portano nel futuro e lo mettono in guardia circa i dubbi e la crisi depressiva che l’eroe sta attraversando. Al suo ritorno nel presente, l’eroe deve limitare i danni di un alluvione con tanto di tornado. Si palesa anche Wonder Woman, alle prese, sulla sua testata, con la saga Odissey. Preda di una sorta di amnesia, l’amazzone ha intrapreso un percorso alla riscoperta delle proprie origini, con un nuovo costume, e alla ricerca dei responsabili della distruzione dell’Isola Paradiso. Qui deve affrontare Lisa Jennings per poi comprendere, ispirata da Superman, che il vero eroismo non sta nell’affrontare il nemico in battaglia. Barrows torna ai disegni esaltando la fisicità dei personaggi, la procace femminilità di Wonder Woman e regalando vignette catastrofiche ultraspettacolari.

Le copertine della saga sono firmate da John Cassaday e David Baron che illustrano di volta in volta un Superman vicino al popolo americano, mostrando i volti della gente nel mantello dell’eroe, raffigurandolo con la bandiera a stelle e strisce, in cammino verso la folla che lo attende o, ancora, con la cappa aperta a proteggere simbolicamente l’America. La copertina più suggestiva è quella del numero 705, dove abbiamo una veduta dall’alto, da adulti, sul piccolo William che guarda verso di noi con un livido sull’occhio e la maglietta di Superman addosso.

Pur essendo ancora in pieno svolgimento, è possibile dire che Grounded è una delle saghe più interessanti concepite su Superman negli ultimi anni. Dopo il termine della maxisaga su Nuovo Krypton si poteva temere un calo di tensione nello sviluppo della trama o dei temi inerenti all’Uomo d’Acciaio. Straczynski è riuscito invece a voltare subito pagina passando dalle superbattaglie extraplanetarie degli eventi precedenti ad un approccio letteralmente coi piedi per terra che permette di inquadrare Superman attraverso una nuova ottica. Quella dell’umanità.


Voto: 8,5

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