La Terra è sull’orlo del collasso e solo i più fortunati potranno evacuare il pianeta e raggiungere la colonia su Nuovo Mondo per contribuire alla rinascita della razza umana. Quando una nave di immigrati clandestini subisce un attacco dalle forze di difesa della frontiera, il suo carico di vite umane viene abbandonato alla deriva. Sopravvissuta al fortunoso atterraggio, Rosa deve proteggere se stessa e il bambino che porta in grembo dall’ostile fauna indigena del Nuovo Mondo e dai temibili Cani sguinzagliati dal Presidente Jsana Juric.

La miglior fantascienza è da sempre quella che riesce a coniugare la parte più ludica del racconto ad una riconducibile metafora di natura sociale, culturale o politica. Orfani, la serie Bonelli scritta da Roberto Recchioni e ideata graficamente da Emiliano Mammucari, ha fornito nelle prime due stagioni degli ottimi spunti di riflessione su temi quali inganno globale, etica dell’eroe e dell’antieroe, crisi economica e, al centro di tutto, sempre la famiglia sotto un’ottica matura e consapevole.

Questa terza stagione punta i fari sul tema mai così scottante e attuale dell’immigrazione. Affiancato ai testi da Luca Vanzella, Recchioni riparte da dove si era concluso il precedente episodio riepilogando la situazione nelle prime pagine con l’espediente del notiziario, soluzione tanto cara a Frank Miller. Ringo è stato giustiziato in una mossa propagandistica della presidentessa Juric e Rosa, in dolce attesa, è riuscita a partire per il Nuovo Mondo su un’astronave di immigrati clandestini. L’arrivo è quantomai traumatico. La ragazza si trova sperduta nella parte più selvaggia del pianeta, a circa diecimila chilometri dalla Colonia.

Dagli scenari suggestivi e riconoscibili dell’Italia post-apocalittica che ha fatto da sfondo alle vicende degli scorsi dodici numeri, si passa alla nuova ambientazione aliena. Il compito di introdurla al lettore spetta a Gigi Cavenago, autore di alcune delle tavole più sontuose viste sulle pagine di Orfani. Rosa, eroina napoletana, è bellissima e forte, morbida e affusolata al contempo, con i suoi occhioni verdi, l’adorabile naso all’insù e i boccoli rossi che le scendono sul viso.

Oltre ad imbastire una sorta di dialogo interiore con il nascituro, la protagonista continua ad agire come se Ringo fosse costantemente presente a guidarla e a sostenerla. Tutte soluzioni narrative che servono a fornire a Rosa delle controparti con cui comunicare poiché, rispetto alle due stagioni precedenti, per la prima volta abbiamo un’eroina completamente sola, almeno finché non si palesa un primo alleato nella forma meccanica e volante del funzionale astrodroide Host.

Tutte le figure umane ed animali denotano una stilizzazione che tende al cartoon, sempre improntata al dinamismo, mentre le scenografie sono più realistiche e tangibili, oltre ad essere minuziosamente dettagliate. Anche la variegata e spettacolare fotografia della bravissima Annalisa Leoni veicola l’occhio del lettore ed è altamente espressiva sul piano emotivo. Nottetempo, tutto si tinge di sfumature blu in contrapposizione alla rossa luce artificiale dei temibili Cani, strutturati su un mecha-design sottile e aerodinamico.

C’è una differenza sostanziale tra le due forze che attaccano Rosa. La fauna del pianeta appartiene ad un ecosistema che si difende in modo istintivo dall’aliena. I Cani sono invece animali meccanici, privi di vita, costruiti e programmati dall’uomo per dare la caccia ai clandestini. In tal senso, la splash-page nella quale si conclude uno dei combattimenti pare contenere un primo implicito messaggio.

Per le sequenze di combattimento, la tavola è spesso costruita con una serie vignette doppie, sempre a mo’ di schermo cinematografico con le vignettone utilizzate per le scene più a effetto e le vedute panoramiche. Nella vertiginosa battaglia finale si ricorre invece alle vignette verticali che vanno a raddrizzarsi nella peculiare tavola costruita a ventaglio ed immersa in un blu gelido prima del soffuso calore della pagina successiva.

Mentre il Corvo Sam, figlia putativa della Juric, continua a sembrare l’antitesi di Rosa, un nuovo colpo di scena va a costituire un parallelismo anche tra la protagonista e la stessa presidentessa preannunciando risvolti interessanti e più intimisti per il prosieguo della serie. Un plauso infine al nuovo copertinista Matteo De Longis che mostra Rosa ergersi eroica, con una protettiva mano sul grembo e l’altra ad impugnare l’arco magnetico di Ringo, simbolico passaggio di testimone dalla precedente alla nuova stagione.

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