Appunti di vita, la semplice monotonia quotidiana non è mai stata così gustosa – RECENSIONE

Pubblicato il 14 Settembre 2015 alle 11:15

Gilles Roussel, noto col nome d’arte Boulet, arriva in Italia per BAO con un volume illustrato sulla sua vita!

Finalmente, anche in Italia, arriva per Bao Publishing Appunti di Vita – Born to be a larva , appunti illustrati pubblicati dall’autore sul suo blog.

L’autore francese nel suo paese ha letteralmente spopolato. Zerocalcare è sempre stato attento al lavoro di Boulet e come affermato più volte, è stato per lui una fonte d’ispirazione. E chi quindi meglio di lui, poteva disegnare la copertina e “inscenare” la prefazione del libro? In modo onesto e divertente, l’autore italiano elogia il collega transalpino arrivando addirittura a dire di averlo copiato.

Compra: Appunti di vita: 1 – Born to be a larva

Far fare la prefazione a Zerocalcare è stata da parte della Bao una mossa astuta e calzante, una volta finita di leggerla il lettore non può far a meno di divorare le pagine seguenti…come sarà la vita di Boulet!?

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Il libro, definito da Boulet stesso come una sorta di “Frankestein” (ovvero un’ accozzaglia di tante cose) si basa su una serie di singole avventure quotidiane vissute dall’artista francese e dai suoi amici e colleghi.

E così anche le situazioni più semplici ed insignificanti per noi (come il trovare un posto tranquillo in cui lavorare, evitare vari rompiscatole e addirittura fare un trasloco) diventano con Boulet vere e proprie avventure giornaliere, condite da un sano e vero umorismo.

Avete mai immaginato un movimentato viaggio in treno come “l’attraversamento di una foresta piena di mostri”? Oppure i vostri amici emarginati e presi in giro a scuola che ora, diventati commessi di un negozio di elettronica, si vendicano su di voi e su tutti i bulli d’infanzia?

La matita di Boulet trasforma queste fantasie in vignette coerenti, ben disegnate e mai pesanti. Persino i racconti dei suoi viaggi alle fiere fumettistiche hanno ogni volta un qualcosa di nuovo da trasmettere e non risultano mai monotone.

Non solo: qua e là, tra una risata e l’altra, Boulet ci butta dentro brevi tavole riguardanti la religione e la politica. Tutto in maniera molto velata ovviamente, ma gli spunti per riflettere ci sono sempre…

Tanto per non correre il rischio di annoiarci (cosa che, leggendo, non succede in nessun momento) il francese sperimenta vari tipi di disegni, alternando vignette colorate a quelle in bianco e nero, tavole più curate ed alcune più stilizzate, arrivando perfino ad inscenare storie “mute”, senza testo.

Ed è qui che sorprende l’opera perchè ci rendiamo conto che il risultato non cambia: anche senza testo l’autore realizza storie che stanno in piedi e che, senza nessun dubbio, divertono! (e considerando che sono appunti pubblicati più o meno giornalmente su un blog, non è affatto una cosa scontata e semplice).

Il libro è quindi come se una telecamera fosse stata accesa nella stanza di Boulet nel momento in cui ha deciso di prendere questi appunti ed unirli in un’unica opera.  Appunti di vita  si apre infatti con la rappresentazione dell’autore che organizza la costruzione del libro stesso e si chiude col commento di Boulet sulla sua opera (ed anche nel mezzo, molte storie si chiudono proprio con lo spiritoso commento di di Boulet assieme alla sua amica).

Prendiamo spunto da un concetto introdotto dall’autore alla fine del suo libro: secondo Boulet le varie storie possono essere paragonate alla barzelletta che racconti ad una persona nei due minuti di pausa del lavoro o di qualsiasi altro momento giornaliero. Alla persona che incontri, in quegli unici due minuti sparsi qua e là, sembri simpatico.

Ora invece, mettiamo il caso che le barzellette (storie del libro) venissero raccontate tutte in una stessa sera: il collega (il libro) potrebbe passare da simpatico giocherellone a rompiscatole appiccicoso. Per questo, le storie dovrebbero essere (in teoria) divertenti prese singolarmente ed il contrario lette insieme.

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Ma quindi, riflettendo sul pensiero-timore di Boulet,  le storie andrebbero dosate giornalmente? O è una semplice autocritica? Oppure un tentativo di “mettere le mani avanti” in caso di eventuale fallimento? Non lo sappiamo.

Ciò che possiamo dirvi, dopo aver analizzato il libro, è che quest’ultimo è totalmente immune alla “sindrome del collega simpatico”. Il nome d’arte dell’artista, Boulet, in francese significa “polpetta” ed è ad una polpetta fatta in uno dei migliori ristoranti francesi che vogliamo paragonare quest’opera.

Mangiatela, decidete voi se in un sol boccone o in più morsi, ma mangiatela! La semplice monotonia quotidiana non è mai stata così gustosa.

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