Clown Fatale, trasuda pulp eccitante da tutti i pori – RECENSIONE

Pubblicato il 9 Settembre 2015 alle 11:45

Clown assassine mozzafiato, squadroni della morte russi e boss della malavita: c’è bisogno di aggiungere altro? Da Edizioni Bd arriva la nuova adrenalinica opera scritta da Victor Gischler e illustrata dai nostrani Maurizio Rosenzweig e Moreno Dinisio.

Alzi la mano chi non ha mai mostrato da piccino o ancora da adulto qualche manifestazione di coulrofobia, la paura dei clown. Da It di Stephen King al più classico Dumbo targato Disney, la letteratura e il cinema hanno contribuito indirettamente ad alimentare nelle nostre menti un’immagine inquietante e subdola del pagliaccio del circo. Ma cosa succederebbe se questa figura ambigua fosse incarnata da bellissime ragazze in abiti succinti tanto seducenti quanto…. fatali!? Beh, svanita la paura, si rischierebbe comunque di rimanere feriti o peggio dal loro fascino tagliente!

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Chloe, una bionda carismatica desiderosa di rendere orgogliosa i suoi; Candy, una rossa formosa e  ingenua che in precedenza svolgeva il mestiere più antico del mondo; Tina, un’afroamericana tossicodipendente con un matrimonio violento alle spalle; Aya, una giovane asiatica dal comportamento puerile che durante l’adolescenza ha subito abusi sessuali: queste quattro ragazze dal passato infelice sbarcano il lunario lavorando come clown in un ambiente nomade ed emarginato, ricoprendo l’ultimo gradino della gerarchia sociale del circo,”dopo il tizio che spala letame degli elefanti”.

Tutto ciò che bramano è un’occasione per scappare e riappropriarsi della propria vita, un ‘ occasione che si materializza casualmente in forma di equivoco: le quattro ragazze, infatti, vengono scambiate da un boss del crimine per un gruppo di killer professionisti che opera sotto copertura nel loro stesso circo, lo squadrone siberiano della morte. Contattate dal nipote del boss Burt Talbot, le pupe clown, accettano di lavorare in pianta stabile come assassine con tanto di cerone e abiti circensi, imboccando una strada che potrebbe aiutarle a fuggire via dalla loro prigione circense, sempre che non vadano prima all’inferno…

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Come già dimostrato in Kiss me Satan, anche in questo Clown Fatale Victor Gischler (Deadpool, The Punisher) dimostra tutto il suo talento nella gestione del genere hard boiled/pulp con la ricerca spasmodica di scene esplicite ed esagerate degne di un film di Quentin Tarantino o di Robert Rodriguez (anche se lo stesso Gischler ha confessato di essersi ispirato in particolare ai film di Russ Meyer, regista di Vixen e Faster,Pussycat!Kill!Kill!).

Il frullato letale di pallottole, spade, arti mozzati, corpi sensuali, black humor e citazioni produce come al solito uno svago godereccio e spavaldo, che non lascia nulla all’immaginazione, seppur non raggiungendo i picchi di originalità di opere dello stesso filone scritte da un mostro sacro come Garth Ennis (Preacher).

La sceneggiatura è una vera e propria iniezione di sostanza stupefacente e, nel suo voler tagliare ogni tipo di freno inibitore, pompa al massimo l’espressività psichedelica della violenza e della nudità, manifestazioni di un mondo lurido in cui nessuno, ma proprio nessuno riesce ad uscirne pulito.

Quando sei un clown, sei abbastanza vicino al livello più basso dell’essere umano. Non è una gran caduta diventare un assassino. Forse è addirittura un gradino in su

Al di là della sostanza altamente adrenalinica, a destare attenzione sono soprattutto le quattro conturbanti protagoniste, non solo per il loro aspetto iconico e ammaliante, ma anche per la loro caratterizzazione. A differenza della maggior parte delle storie di questo spessore, Aya, Chloe, Candy e Tina non sono in cerca della solita vendetta contro qualcuno o qualcosa, non hanno più nulla da perdere e nella loro pura ambizione di un futuro migliore cercano solo di evadere dall’attuale cella farsesca in cui si sono rinchiuse, in fuga da un passato marcio e perverso.

Ad eccezione di Chloe – che oltre a mantenere la leadership del gruppo appare la persona più vicina al concetto di “normalità”- le altre si contraddistinguono per azioni e reazioni  spropositate, riflettenti gli eventi terribili che le hanno segnate nel passato; vedi il caso di Aya, che reagisce in maniera ultra violenta contro chiunque osi toccarla.

Di contro, i dialoghi non sono molto brillanti o pungenti come magari ci si aspetterebbe, mentre gli antagonisti rimangono degli sparring partner validi ma non troppo fuori dagli schemi.

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Le matite di Maurizio Rosenzweig catturano in pieno l’essenza brutale e carnale della trama, attraverso un tocco che vacilla tra il realistico e il caricaturale.

Dalle forme femminili sode, sinuose e sovrabbondanti, focalizzate da inquadrature a dir poco maliziose, all’accattivante design in fatto di vestiario e make up, passando per gli omaggi ai Kiss (la maglietta e il trucco di Chloe), ad Hellboy e addirittura a Sylvester Stallone, che appare in un poster di Rocky III e sotto forma di action figure del Punitore (qui chiamato il brutalizzatore) : in ogni pagina c’è una continua ricerca dell’eccesso e della depravazione, che può contare sui colori fiammanti e veementi di Moreno Dinisio. Molto efficace anche la gestione delle scene di combattimento, rappresentate tramite la scomposizione della pagina in frammenti spigolosi che si modellano sul movimento dei corpi e delle armi.

Con il suo ritmo convulso e le sue strizzate d’occhio ai film d’exploitation, Clown Fatale, oltre a confermare l’ottimo feeling di Gischler con il genere pulp, sollazza ed appaga i bollenti spiriti di chi cerca un fumetto estremo e anticonvenzionale.

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