Dall’italianissimo Cannibal Holocaus (1980), passando per il più recente The Blair Witch Project  (1999), apprezzatissimo dalla critica, il fenomeno degli horror girati con l’escamotage della macchina a mano si è lentamente ma prepotentemente fatto strada nel mondo di Hollywood, passando da originale (e geniale) trovata per ridurre i costi del budget, a tecnica stra-abusata da tutto il panorama cinematografico contemporaneo. In questa ottica si colloca The Gallows – L’esecuzione, perfetto esempio di come il genere dei “falsi documentari” sia ormai trito, ritrito e superato.

Un terribile incidente costa la vita al protagonista di uno spettacolo teatrale organizzato da un liceo americano: Charlie, il protagonista della piéce “L’Esecuzione”, a causa (probabilmente) di un errore sul set, rimane impiccato per davvero durante quella che doveva essere la scena in cui il personaggio da lui interpretato veniva giustiziato.

Questo accadeva nel 1993. Oggi lo stesso liceo (ignorando il buon gusto e il rispetto verso la tragica dipartita del ragazzo) decide di riprovarci.Reese è il nuovo protagonista dello spettacolo, che nonostante il suo odio per il teatro e nonostante sia privo di talento per la recitazione (una cosa che hanno in comune il personaggio del film e l’attore che lo interpreta) decide di accettare la stessa parte del defunto Charlie solo per poter passare del tempo con la ragazza che ama (cliché dei cliché), Pfeifer, che ha il ruolo della protagonista femminile.

Armato di telecamera e pronto a documentare le imbarazzanti performance di Reese c’è Ryan, miglior amico di Reese, fusto dalla risata sempre pronta, giocatore di football incallito e fessacchiotto per eccellenza: insomma, il solito personaggio da film dell’orrore che fa battute su tutto e che il più delle volte è il primo a morire.

Insieme alla fidanzata di Ryan, Cassidy (forse unica nota positiva dell’intera produzione), i tre decidono di introdursi di notte nella scuola alla vigilia dello spettacolo: distruggendo il set la produzione sarà costretta ad annullare lo spettacolo e Reese, incapace di memorizzare le battute, non farà la figura del completo idiota davanti all’adorata Pfeifer.

Ovviamente i tre (che diventano quattro, perchè per qualche ragione Pfeifer si trovava da quelle parti) rimarranno bloccati nella scuola, perchè lo spirito di Charlie odia che venga fatto il suo nome e scatenerà su di loro la sua furia vendicativa. Perchè, cavoli, che morte assurda che è toccata al poveretto!

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Sono molte le cose che non vanno in questo film.

A cominciare da una sceneggiatura povera di idee originali e ricca di trovate prevedibili (sono entrato in sala senza sapere nulla del film, né aver visto nessun trailer, ma ogni scena sapeva di già visto e senza troppa difficoltà sono riuscito ad intuire cosa sarebbe successo in ogni singola sequenza), passando per un cast che non convince e un mostro che non fa paura.

La regia, poi, a volte è davvero snervante. Nell’arco degli 80 minuti del film, per almeno 5 (!!!) la telecamera riprende o il buio più totale, già cosa fastidiosa di per sé senza contare l’apatico doppiaggio italiano, oppure il pavimento e le scarpe degli attori, che avanzano alla ricerca di una via di uscita mentre la cinepresa filma i loro passi.

Uno stratagemma dallo scopo prevedibile, chiaro: tenere l’inquadratura sul pavimento per poi far apparire il mostro quando il protagonista alza la telecamera. E invece no, perché in questo film neppure gli jumpscare funzionano, o troppo annunciati dalla situazione o troppo prevedibili.

La trama, sebbene pretenziosa e a tratti desiderosa di raggiungere picchi di meta-testualità, è scontata. Il colpo di scena finale (che non voglio rivelarvi, nel caso decidiate di imbarcarvi nella noiosa visione della pellicola per giudicare voi stessi) potrebbe anche funzionare, se non fosse per l’apparizione di un personaggio nella prima parte che capiamo subito che avrà evidentemente un ruolo nel finale, perché altrimenti la sua stessa presenza all’inizio non avrebbe ragion d’essere.

Per rimanere intrappolati in una scuola, poi, ce ne vuole. Si ha l’impressione, in alcune sequenze, che i protagonisti si tengano lontani da determinate aree dell’edificio per evitare di mostrare l’ovvio: perché non fuggire da una finestra?

L’unica finestrella che viene ripresa dalla telecamera si trova in uno spogliatoio, alta, stretta e irraggiungibile. Per quanti fantasmi possano infestare un liceo, è difficile credere che ci sia un architetto nel mondo che realizzi un progetto per una scuola senza finestre.

Ma anche volendo passare sopra a questi piccoli dettagli, ci sono errori e brutture che fanno davvero storcere il naso. L’inseguimento su per la scala, per esempio: davvero per fuggire da un fantasma basta chiudersi una botola alle spalle? Si sente persino il rumore del fantasma che batte contro il legno per cercare di rompere il passaggio.

Un’altra cosa che non funziona (e no, non aspettatevi la sezione de “e ora passiamo alle cose che funzionano”): l’audio. In alcune scene le voci di chi si trova davanti alla telecamera si abbassano all’improvviso, talmente tanto che solo Clark Kent e Matt Murdock sarebbero stati in grado di udire i dialoghi. E questo è evidentemente un errore del reparto sonoro: se fosse stato un effetto voluto, magari per conferire realismo alla produzione (cosa che avrei anche potuto accettare), allora sarebbe dovuto succedere ogni volta, a chiunque non fosse stato nel raggio d’azione del microfono della telecamera.

E vogliamo parlare della scena finale, quella con i poliziotti? Davvero, quella sequenza mi ha lasciato interdetto. Perché aggiungerla, dopo aver tirato fuori un finale quanto meno discreto (ma comunque ipotizzabile per i più attenti)?

Non serve ad altro se non a rendere la sceneggiatura ancora più confusionaria: insomma, se ora è in quella casa, il fantasma di Charlie non era confinato al liceo in cui il ragazzo è morto … Ciò vuol dire che avrebbe potuto ottenere la sua vendetta molto prima, senza architettare il piano machiavellico che viene svelato nel (vero) finale.

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Okay, qualcosa di buono in sala si è visto: Cassidy Gifford  (la biondona qui sopra), unica dei quattro protagonisti ad avere una buona presenza sullo schermo, capace di esternare il terrore che (purtroppo) solo i personaggi della vicenda percepiscono, mentre il pubblico rimane impassibile; e il trailer di The Green Inferno, il nuovo film di Eli Roth ispirato al filone Cannibal Movie italiano degli anni ’70,  che dopo aver esordito al Festival Internazionale di Toronto nel 2013, uscirà finalmente il 25 settembre negli USA e il 24 settembre nel Bel Paese.

Insomma, un totale fiasco questo The Gallows – L’esecuzione, che non riesce a conquistare né a spaventare. Per tutta la durata del film è completamente assente quell’atmosfera cupa, claustrofobica e opprimente che dovrebbe fare da cornice ad ogni opera horror degna di tale nome.

E nemmeno i jumpscare (il peggior modo per terrorizzare, ma che va sempre più di moda al giorno d’oggi e che sembra sempre più l’unica, banale tecnica che i registi conoscono per fare paura alle masse) riescono a fare impressione.

THE GALLOWS

Forse è finalmente arrivato il momento di scrivere la parola fine sotto il genere dei “falsi documentari”, che sarebbe già passato di moda da un bel pezzo se non fosse stato per le più recenti trovate commerciali (coff, coff, Paranormal, coff, coff, Activity, coff, coff).

Hollywood riuscirà ad accorgersene prima di sfornare altre opere deludenti come questa? La speranza è l’ultima a morire …

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