Churubusco è un grido di guerra e di coraggio. È una canzone irlandese e messicana. È il nome proprio della Libertà.

Sotto l’implacabile sole messicano, un manipolo di soldati, stremati dalla calura, marcia senza una rotta precisa. A guidarli è il capitano Scott e la loro missione è scovare e sterminare il Battaglione San Patrizio, una compagnia di disertori, in gran parte irlandesi, che ancora resistono, asserragliati, si dice, nel misterioso e inaccessibile pueblo di Churubusco.

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Una volta giustiziati quei traditori, l’avida guerra scatenata dagli Stati Uniti contro il Messico per la conquista di uno sbocco sull’Oceano Pacifico potrà dirsi definitivamente conclusa e più nessuno potrà contestare l’egemonia statunitense nel continente americano.

Questo, il soldato semplice Rizzo, lo sa bene, pur essendo un umile figlio di contadini siciliani. Per lui gli Stati Uniti d’America rappresentano la speranza di una  vita felice, per la quale ha abbandonato la sua patria, ha attraversato l’oceano e si è arruolato in una guerra in cui poco crede. Tutto, pur di ottenere la carta di cittadinanza e un brandello di terra, da dove ricominciare, scrollandosi di dosso il ricordo di un passato che continua a perseguitarlo sottoforma di incubo.

Ma quando il sogno sfocia nella vita vera, quando il dolore del popolo messicano e l’ingiustizia di quel massacro gli vengono scaraventati davanti agli occhi, così simili alle pene che lui stesso ha sofferto, un dubbio gli si insinua nell’animo: per la sua nuova vita da colono yankee, è disposto a macchiarsi di tanto sangue innocente?

Una commovente sorpresa è questa intensa graphic novel accolta senza indugio da Coconino Press nella sua collana di lusso Coconino Cult. Andrea Ferraris non solo mostra ai suoi lettori in un’opera sincera, di altissimo valore artistico, la storia del battaglione San Patrizio, ai più ignota, ma si dimostra anche capace, attraverso la sua creazione narrativa, di riportare alla luce le emozioni, i valori e i sentimenti che irrorarono i suoi protagonisti, come linfa il legno di una pianta.

Ed è questa, forse, l’impresa più straordinaria: ridare vita alla storia, rendere palpitante ed emotivamente vicinissimo uno squarcio del passato. Un traguardo che pochi autori riescono a raggiungere con successo; ma, quando ci riescono, il loro lavoro, il frutto della loro fatica, lascia veramente il segno, suscitando nel pubblico meraviglia, passione e un sentimento di gratitudine vero.

Tutto cominciò con un album, con un pugno di canzoni, che Andrea Ferraris ascoltò con il fiato sospeso. Era San Patricio, disco firmato dal gruppo folk irlandese The Chieftains e Ry Cooder, che composero 19 brani incentrati sulla leggenderia brigata di soldati irlandesi che passarono dalla parte dei messicani nella guerra del 1846.

Una guerra che vide il Messico perdere più del 50% dei suoi territori, negli odierni California, Utah, Nevada, Texas, Colorado, Arizona, Nuovo Messico e Wyoming, gli stessi che, paradossalmente, oggi l’amministrazione a stelle e strisce si prodiga, con muri, filo spinato e gran spiegamento di forze militari, per difendere dagli “invasori” messicani, senza casa e senza lavoro, in cerca di una sorte più benevola.

Profondamente toccato da quella storia a lui e a tanti altri sconosciuta, Andrea sentì nascere l’impulso irresistibile di raccontarla, anzi, di ri-raccontarla attraverso il linguaggio che meglio conosce: il fumetto, con le sue straordinarie capacità espressive.

Nasce così il giovane soldato trapanese Rizzo, personaggio di fantasia, ma neanche troppo: poco dopo la stesura della graphic novel, infatti, Andrea rinvenne alcuni documenti ufficiali attestanti l’effettiva presenza di almeno due soldati italiani nel plotone San Patrizio, tra cui un certo Garretson Roberts (il nome veniva anglicizzato appena sbarcati negli USA), nato a Messina ed impiccato all’età di 22 anni. Solo un ragazzo, ma che scelse comunque di sacrificare il proprio avvenire per difendere la libertà e la dignità del Messico.

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Fondamentale, per la composizione di quest’opera, insieme storica e squisitamente artistica, fu poi la decisione di Andrea Ferraris di trasferirsi, assieme alla sua famiglia, a Parigi. Nella capitale francese, infatti, una serie di incontri, casuali oppure no, conferirono a Churubusco tutto ciò che gli mancava per giungere a maturità completa, per superare lo stato di crisalide e prendere il volo come farfalla.

Prima di tutto, quello con Sara Valdes, direttrice dell’Istituto Culturale del Messico, che fornì al maestro genovese tutte le informazioni “tecniche” perché la tragica avventura di Rizzo apparisse il più fedele possibile alla realtà storica. Poi quello con Carlos Garcia de Alba Zepeda, ambasciatore messicano in Irlanda, che rimase impressionato ed entusiasmato dal progetto del fumettista italiano, al puno da sostenerlo senza riserve e da favorire un terzo incontro, niente meno che con Paddy Moloney, leader dei The Chieftains.

I due, il diplomatico messicano abitante dell’Isola di Smeraldo, e il musicista irlandese che scelse di dedicare un intero album al coraggio di un paese lontano, firmarono le prefazioni al libro edito da Coconino Press, riconoscendone l’altissimo valore storico, l’invito a non dimenticare e a rimanere sempre uniti, italiani, messicani, irlandesi, tutti i popoli del mondo, sotto l’unica bandiera della libertà e del rispetto dei diritti dell’uomo.

Il risultato è un’opera di altissimo pregio, testimone di un’evoluzione stilistica, quella compiuta da Andrea Ferraris, veramente travolgente.

Da venti anni disegnatore di casa Disney, avevamo imparato a conoscere ed apprezzare del disegnatore e sceneggiatore genovese il tratto mobile, slanciato e un po’ appuntito, frutto degli studi di Massimo De Vita e dell’eterno Carl Barks. Certo, già altre volte si era cimentato in imprese fumettistiche diverse dalle belle storie per il settimanale di punta di Panini.

Recentemente, per esempio, aveva prestato la sua matita alla realizzazione dei disegni di Bottecchia (edito da Tunué), scritto da Giacomo Revelli, storia dell’indimenticabile campione del ciclismo. Ma Churubusco va oltre e, con i suoi fulmini di matita nera, sembra scaturire più dal cuore che dalle mani dell’Andrea. Pratt, Toppi, Battaglia, Micheluzzi, furono i suoi ispiratori, ma anche Francisco Goya, con le sue incisioni.

E davvero nelle figure dalle braccia e gambe dritte, rigide eppure perfettamente anatomiche e dinamiche dei personaggi di Churubusco, si possono riconoscere i protagonisti, carnefici e vittime, del capolavoro del Goya: 3 maggio 1808: esecuzione dei difensori di Madrid. Un’ altra guerra, un’altra resistenza, quella degli spagnoli contro l’invasore francese, ma identici i valori e i sentimenti.

Un solo filo rosso che unisce tra loro tutti i moti per la libertà che infiammano ed hanno infiammato il mondo e le opere, letterarie, figurative, fumettistiche, che li celebrano. Come afferma lo stesso Andrea Ferraris, infatti, il racconto del passato non vuole essere uno sterile ricordo, un atto di omaggio dovuto, come spolverare un reperto archeologico. Bensì un interrogarcsi sul presente, su cosa faremmo noi se oggi, qui, ora, ci trovassimo di fronte alle stesse, drammatiche scelte di chi ci ha preceduto.

Rizzo, un passato nella miseria, un futuro nelle sue mani: Churubusco sarà il suo ponte verso la ricchezza o la sua tomba, il suo santuario? Noi, mentre leggiamo l’opera di Andrea Ferraris, ma anche nella vita di tutti i giorni, siamo Rizzo: tocca a noi scegliere.

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Disegni graffianti e cinerei, polverosi, personaggi dai tratti netti e spezzati, che però non falliscono mai nell’interpretare anche i più estremi moti dell’animo umano: la condanna a morte, il disprezzo per un popolo che si pensa inferiore, l’ultraterrena accettazione a morire per qualcosa che è giusto.

La superba matita di Andrea Ferraris trascina il lettore in un mondo inclemente, bianco, nero e grigio, solo talvolta tinto dall’innaturale colore bruno dei sogni, degli incubi, magistralmente dipinti ad acquerello al caffé, con nuvolette che volano, sfrecciano, entrano ed escono dalle orecchie come solidi palloncini di voci incalzanti.

È una corsa sfrenata, quella della storia di Rizzo, lungo pendii rocciosi senza un solo filo d’erba dolce, attraverso paesaggi desertici e ostili, verso il finale altissimo, straziante, acuto: la pagina che svanisce e restituisce la parola al lettore.

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