Prendendo ispirazione dai film noir e dai romanzi gialli che hanno accompagnato tutta la sua adolescenza, Ed Brubaker ha creato cicli memorabili sulle più importanti testate a fumetti del mercato statunitense, affermandosi ben presto come uno dei più grandi. Diamo uno sguardo alle storie più emblematiche realizzate dallo sceneggiatore del Maryland.

Un po’ di numeri. Da quando, alla fine del 2004, Ed Brubaker è approdato alla Marvel Comics, ha quasi monopolizzato gli albi d’oro dei maggiori premi dell’industria dei comics.

Non che alla DC non si fosse messo in mostra (la sua run su Catwoman rimane ancora oggi una delle migliori mai realizzate per Selina Kyle, e gli valsero un Prism Award nel 2003 e un GLAAD Media Award nel 2004) ma semplicemente è per la Casa delle Idee (e, contemporaneamente, sotto l’etichetta Image) che si consacrò come uno degli scrittori di comics più importanti e apprezzati di tutti i tempi: il suo palmarès conta un Harvey Award nel 2006 come Miglior Scrittore, due Eisner Awards nel 2007 come Miglior Scrittore e per la Miglior Nuova Serie (Criminal), un altro Harvey Award nel 2007 ancora una volta come Miglior Scrittore, e poi una sfilza di Eisner Awards tra il 2008 e il 2012, inclusi altri due al Miglior Scrittore, al Miglior Numero Singolo (Capitan America #601) e alla Miglior Mini-Serie (per la saga Criminal: The Last of the Innocent).

Se nel leggere questi numeri impressionanti avete avuto il sentore di un leggero mal di testa o le vostre tempie hanno preso a pulsare più forte, lasciate che vi tranquillizzi: non state avendo un calo di pressione, semplicemente siete rimasti folgorati.

E non c’è da stupirsene, se pensiamo che gli unici due ad avere più trofei sulla mensola del caminetto sono Neil Gaiman (6, fra premi Eisner e Harvey) e Alan Moore (irraggiungibile con i suoi 16 Harvey/Eisner Awards). Ed Brubaker, per quanto il suo stile differisca da quello dei colossi appena citati, è dunque da annettere all’Olimpo degli scrittori dei comics?

Proviamo a rispondere a questa domanda rievocando le sue 6 saghe migliori.

6 – Fatale

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Prendete Lovecraft, mischiate i suoi mostri tentacolari al noir di Chandler e di McBain e aggiungeteci un pizzico di Ellroy. Agitate il tutto fino a che gli avambracci non iniziano a farvi male,  infine versate e contemplate quello che è venuto fuori: sicuramente non il capolavoro che Ed Brubaker ha realizzato con Fatale, perchè l’epopea di Josephine è molto di più del totale delle singole parti da cui il suo autore ha tratto ispirazione.

Un mix mortale di noir, crime, horror, esoterismo ed erotismo che avrebbe rischiato di mandare fuori strada molti degli scrittori di comics contemporanei, ma che nelle mani di Brubaker (e nei disegni di Sean Phillips, storico collaboratore e amico di vecchia data) diventa un capolavoro assoluto. Fatale valica i generi e le etichette e ad ogni nuovo capitolo ci colpisce in pieno petto, ancora e ancora e ancora.

Il fascino mortale della protagonista ci tiene svegli notte dopo notte, mentre continuiamo a leggere la sua storia anche quando tutto intorno a noi è già buio, impauriti all’eventualità di farne parte ma comunque desiderosi di farlo.

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