The 100: da brutta copia del Signore delle Mosche a sorpresa televisiva dell’anno

Pubblicato il 8 Giugno 2015 alle 14:30

Nel 2014 The 100 viene provata in mid-season: gli ascolti sono buoni allora la seconda stagione viene trasmessa assieme alle altre teste di serie della CW. In questa circostanza non solo si riconferma, ma diventa una delle serie da seguire assolutamente per tutti i Series Addicted.

N.B. A causa della non trasmissione in lingua italiana della seconda stagione della suddetta serie, l’articolo può considerarsi fonte di spoiler.

Da quando è stata trasmessa la prima stagione di The 100, in mid-season da marzo 2014 sul canale CW, ho sentito denominarla in tanti modi poco lusinghieri: da “teen-Lost” fino appunto a “brutta copia del Signore delle Mosche”, riferendosi ovviamente al celebre romanzo di Golding.

La storia narra di cento ragazzi sfuggiti, assieme ad alcuni adulti, ad un evento apocalittico sul pianeta Terra e messi in salvo su una stazione orbitante nello spazio. Molti di questi rifugiati non hanno mai visto la Terra e siccome le scorte di ossigeno della stazione spaziale sono in esaurimento, non è tollerato alcun crimine e tutti i malviventi sono giustiziati all’istante, “lanciandoli” nello spazio infinito.
Tale legge non vale per i minori che sono però imprigionati.

Ad un certo punto, però, sia per i rifornimenti d’aria ormai ridotti al minimo storico, sia per controllare che la Terra sia di nuovo abitabile, cento ragazzi (i cento minori carcerati, in sostanza) vengono mandati sul nostro pianeta per sperare che vi si possa nuovamente sopravvivere.

Ben presto si creano due fazioni fra i cento. Una parte vuole continuare a monitorare i propri indici vitali in modo che alla stazione sappiano che sulla Terra si può vivere per far scendere anche gli altri, la seconda fazione, invece, vuole semplicemente “fare quello che diavolo vuole”, ancora forse arrabbiati per come sono stati trattati alla stazione ed ebbri della libertà ritrovata.

Inevitabile che queste due parti si scontrino, come nel romanzo “Il Signore delle Mosche” e nell’esplorare la parte di pianeta dove sono precipitati, per lo più composta da giungla (da qui il nome teen-Lost), i cento cominciano a capire di non essere soli sulla Terra. Qualcuno è sopravvissuto all’apocalisse, evolvendosi per vivere su un pianeta colmo di radiazioni, animali mutanti e strani eventi atmosferici (come una nebbia corrosiva).

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Toccherà al leader femminile Clarke (cresciuta molto bene dopo aver interpretato Rosie Cartwright nel telefilm per ragazzi The Sleepover Club), fare il Jack Shepard della situazione per far convivere le due fazioni dei cento e fronteggiare l’attacco degli indigeni (dotati di armi e società primitive, ma col vantaggio di conoscere molto bene l’ambiente) assieme all’altro leader Bellamy (il Sawyer della situazione per continuare col paragone di teen-Lost).

Scene e contesti poco originali si concludono con un finale in cui i cento (ormai un po’ meno dopo la battaglia) sopravvivono a malapena all’attacco dei terrestri, ma proprio quando sembra tutto perduto, sul campo di battaglia piombano degli uomini con armi moderne e tute anti radiazioni che mettono fine allo scontro anestetizzando sia i cento che i loro nemici.

La prima stagione si conclude con Clarke che si sveglia in una camera sigillata ed immacolata (con alla parete il dipinto Notte stellata di Van Gogh, il che fa pensare che questi nuovi misteriosi individui hanno in qualche modo preservato la società terreste), ricoperta di aghi e circondata da monitor medici rendendosi conto che sia lei che i suoi amici sono imprigionati in queste stanze, tutte simili tra loro.

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Stavo per abbandonare la serie, lo ammetto. La storia era originale, ma non il suo svilupparsi, eppure quando ad ottobre hanno trasmesso la seconda stagione mi sono reso conto che avrei commesso un grande errore.

Gira pagina, continua a leggere…


La seconda stagione si apre col botto: gran parte degli adulti rimasti sulla stazione spaziale che avevano deciso di recarsi sulla Terra sono sopravvissuti e cominciano ad organizzare la loro base, mentre Clarke è alle prese con questi “altri” stile Dharma Initiative (ok, adesso la smetto di rafforzare la connotazione di teen-Lost).

Quelli che l’hanno catturata sostengono di essere i buoni (ho promesso di non dire più niente in merito a voi sapete cosa) e di dover vivere all’interno di una montagna per evitare le radiazioni terresti che per loro, non essendo evoluti come gli indigeni, sono letali.

Liberano i cento (ormai più che dimezzati a 48), gli danno da mangiare e un alloggio, facendogli credere di averli ormai accolti tra loro.

Ma Clarke non si fida e scappa in solitaria, nonostante il disappunto dei suoi amici. In realtà il sesto senso della ragazza aveva visto giusto perché una buona parte di questi sopravvissuti vuole utilizzare il sangue e il midollo osseo dei cento per tornare a poter vivere sulla Terra. Catturano gli indigeni per farci esperimenti ed è anche riconducibile a loro la nebbia acida vista nella prima stagione. Senza contare che questi hanno un arsenale di tutto rispetto, tra cui addirittura dei missili. D’altronde sono pur sempre esseri umani.

Clarke ritrova Bellamy e qualche altro, riconciliandosi anche con i nuovi arrivati dalla stazione spaziale che pensano di dover porre rimedio ai casini combinati dai ragazzini, ma si rendono ben presto conto che ormai sono loro a comandare.

I personaggi evolvono in modo spettacolare, a partire da Clarke che dirige le operazioni, prende decisioni terribili di cui si assume la piena responsabilità di esecuzione (come dover giustiziare l’uomo che ama) e stringe alleanza con gli indigeni per liberare i suoi amici.

Ma anche lo sviluppo degli altri personaggi non è da meno: Octavia da perenne ragazzina in pericolo diventa una guerriera selvaggia e letale, Jasper (il fratellone della serie cinematografica Diario di una schiappa) non è più una semplice comparsa e diventa il capo dei ragazzi imprigionati nel monte Weather, Murphy (Julian Randol in Continuum) smette di essere una canaglia e si redime, Bellamy diventa non solo il braccio destro di Clarke, ma l’eroe dell’intera serie.

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Aggiungiamoci l’introduzione di nuovi personaggi come i capi degli indigeni, i nemici del Monte Weather, gli adulti della stazione spaziale e di vicende parallele come l’esplorazione dell’ex Cancelliere Thelonious Jaha verso altri ambienti del pianeta e The 100 diventa una serie non solo ricca di possibilità, ma in costante evoluzione, episodio dopo episodio.

Clarke non si comporta mai da “principessa”, ma da fredda e coscienziosa regina che, seppur lasciata praticamente sola, è pronta a sacrificare vite prendendo decisioni da leader pur di liberare i suoi amici.

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Insomma, unendo l’introspezione e lo sviluppo psicologico dei protagonisti, vicende parallele, l’introduzione di nuovi personaggi, l’esplorazione di un pianeta post-apocalisse e la creazione di un nuovo nemico stagione dopo stagione, gli autori permettono a The 100 non solo di riconfermarsi dopo i buoni numeri della prima stagione, ma di entrare a far parte di quelle serie indispensabili da guardare per considerarsi un Series Addicted.

Appuntamento dunque alla terza stagione, con questa signora qua:
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Chi è e che cosa vuole?

Beh, è la proiezione di un computer che come HAL 9000 di 2001: Odissea nello spazio svolge i suoi compiti un po’ troppo alla lettera.

In questa scena si trova davanti all’ex Cancelliere Thelonious Jaha e gli annuncia di avergli riservato un importante compito da svolgere. Non rivela la natura di questa misteriosa mansione, ma quella bomba atomica sullo sfondo non promette nulla di buono…

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