Recensione: Bloody Mary

Pubblicato il 2 Gennaio 2011 alle 08:00

Autori: Garth Ennis (testi), Carlos Ezquerra (disegni)
Casa Editrice: Planeta De Agostini
Provenienza: USA
Prezzo: € 13,95, 16,8 x 25,7, pp. 192


Garth Ennis è senza dubbio uno degli sceneggiatori più controversi e trasgressivi degli ultimi anni. Autore di storie violente, dissacranti, che giocano spesso e volentieri con immagini religiose, con una ispirazione volutamente blasfema, è conosciuto dai lettori italiani in particolare per Preacher, serie Vertigo/DC Comics imperniata sulle folli avventure del reverendo Jesse Custer e per la sua versione alla Tarantino di Punisher, per la Marvel.

Ovviamente, queste due ottime produzioni non sono rappresentative della varietà immaginativa di Ennis, autore che spazia dall’horror al western, dalla fantascienza alle storie belliche, con una facilità spiazzante. Il volume Bloody Mary, pubblicato da Planeta De Agostini, è l’ulteriore prova della sua imprevedibilità creativa.

Il libro in questione riunisce due miniserie Vertigo, Bloody Mary e Bloody Mary: Lady Liberty, imperniate sul personaggio di Mary Malone, tipica eroina alla Ennis, protagonista di avventure violente e cariche di tensione su uno sfondo sostanzialmente distopico che, in certi momenti, mi ha fatto pensare alle atmosfere di Judge Dredd o di Marshall Law.

Coadiuvato dal bravissimo disegnatore Carlos Ezquerra, già in passato collaboratore di Ennis, ampiamente noto per i suoi fumetti di guerra, Ennis conduce il lettore in una frenetica avventura ambientata nel 2012. La Francia, considerata un colosso fascista, ormai domina l’Europa con il suo presidente, Rochelle, che, dal Vaticano, suo quartier generale, è impegnato in una aspra guerra contro gli Stati Uniti d’America, paese ormai in preda all’anarchia.

Mary, guerriero al servizio dell’esercito statunitense, è costretta a partecipare a una missione pericolosa che peraltro la mette a confronto con gli spettri terribili del suo passato. Donna dura, disincantata e, soprattutto, stanca della guerra, è comunque un’abile assassina, sempre brava a cavarsi di impiccio da situazioni pericolose. E queste non mancano e coinvolgono assassini psicopatici e personaggi stravaganti, tipiche creature del Garth Ennis che tutti hanno imparato a conoscere. Aiutata da un farsesco militare schizzato, il Maggiore, Bloody Mary appassiona il lettore con trame che miscelano sapientemente azione, sangue e introspezione psicologica.

La seconda miniserie, Bloody Mary: Lady Liberty, è forse più interessante. Ambientata in una New York anarchica, che fa pensare a quella dei film di John Carpenter, ci diverte con un gruppo religioso guidato da un erotomane all’ultimo stadio (simile ad alcuni personaggi di Preacher). Per ciò che concerne i testi, non c’è il consueto sarcasmo di Ennis, almeno nella prima miniserie; ma non manca la satira politica e religiosa che, fondamentalmente, è il marchio di fabbrica della scrittura di Garth.

Ed è ovvio che, pur ambientate nel futuro, le avventure di Bloody Mary sono una metafora della situazione socio-politica attuale. In tutta sincerità, il volume è valido ma mi aspettavo di più ed è l’aspetto grafico che mi ha maggiormente colpito. Ezquerra, con il suo tratto sporco, cupo, a tratti ostico, è decisamente adatto a rappresentare visivamente la crudezza della trama. Insomma, nel complesso, Bloody Mary è un fumetto interessante, superiore alla media e vale un tentativo. Ma Preacher, onestamente, era un’altra cosa.


Voto: 6

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