Era il 1979 quando Ridley Scott sprofondò le sale cinematografiche di tutto il mondo in un nuovo incubo con le fattezze orripilanti di una letale creatura xenomorfa e biomeccanica nelle cui vene scorre acido corrosivo. Alien, inarrivabile capolavoro fanta-horror, è stato il capostipite di una quadrilogia diretta da altrettanti registi, ha dato vita a due cross-over con Predator, altra icona del genere, e al prequel Prometheus.

ALIEN

Alien_locandina

Nella seconda metà degli anni ’70, Steven Spielberg aveva fatto conoscere al pubblico di tutto il mondo un nuovo genere di paura con Lo Squalo (1975) e un’inedita tipologia di extraterrestri new age, innocui e messianici, con Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo (1977). Appena due anni dopo, Ridley Scott riportò sul grande schermo i cari vecchi alieni brutti e cattivi che vengono dall’ignoto per far strage degli esseri umani. L’approccio però fu del tutto nuovo e ne risultò un horror d’ambientazione fantascientifica ancora oggi efficace ed inimitabile.

Se, ne Lo Squalo, Spielberg aveva posto un poliziotto, un ittiologo e un cacciatore di squali su una barca nel bel mezzo dell’oceano alle prese con la bestia gigantesca e famelica che dà il titolo al film, costruendo la storia sulla relazione tra i personaggi e su una tensione sempre crescente, Scott fa pressapoco lo stesso scegliendo le ancor più inospitali vastità siderali per raccontare le vicissitudini dell’equipaggio dell’astronave Nostromo in un futuro neanche troppo lontano.

Ispirandosi alle scenografie tangibili e artigianali di Star Wars, uscito lo stesso anno di Incontri Ravvicinati e costato 11 milioni di dollari proprio come Alien, il regista decise di allontanarsi dall’ambientazione sterile, perfetta e luminosa vista in 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick. La Nostromo appare infatti come una sorta di sporca acciaieria volante e i membri dell’equipaggio un gruppo di camionisti che finiranno per tirar su l’autostoppista sbagliato.

Un parassita rinvenuto su un mondo lontano impianta il suo seme nel corpo di uno dei malcapitati astronauti che porterà a termine l’insolita gravidanza nel modo più atroce. Viene così alla luce un’invincible e letale creatura biomeccanica dal sangue acido i cui tratti morfologici aracnidi risultano familiari allo spettatore in modo inconscio e sinistro. Scaturito dalla mente geniale e contorta di H.R. Giger, celebre disegnatore e scultore svizzero, l’Alien, come viene chiamato in maniera semplice, efficace e diretta nel titolo, viene costruito da una squadra che si aggiudicherà l’Oscar per gli effetti visivi e che comprende tra le sue fila anche il nostro Carlo Rambaldi, scomparso il mese scorso.

La creatura si nasconde nei meandri oscuri e claustrofobici della nave e il regista la mostra col contagocce al pubblico così da amplificare una tensione che, col procedere della narrazione, si farà via via più tagliente, sostenuta dalla colonna sonora di Jerry Goldsmith ed espressa attraverso l’interazione tra personaggi del tutto umani e credibili, scritti da Dan O’Bannon e interpretati da un cast di grandi interpreti e caratteristi.

Ellen Ripley, una Sigourney Weaver spigolosa e dagli zigomi marcati, diverrà l’eroina della serie, autentica icona d’emancipazione femminile nel cinema di genere. Ian Holm (che ritroveremo anni dopo nel ruolo di Bilbo Baggins ne Il Signore degli Anelli) rappresenta invece il colpo di scena del film nel ruolo di un androide “traditore” della Weyland-Yutani, la compagnia che ha commissionato il trasporto e che sarà uno degli elementi cardine della saga.

“Nello spazio nessuno può sentirti urlare” recita l’ormai celebre tagline sulla locandina e ad aver presa sul pubblico è proprio questo senso di costrizione in un’area angusta, nei cui recessi più bui si cela qualcosa di terrificante e, in qualche modo, ancestrale, come una figura atavica nascosta negli abissi della nostra mente.

…CONTINUA NELLA PROSSIMA PAGINA…

telegra_promo_mangaforever_2

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui