Topolino e L’Impero Sottozero, di Casty n. 3091-3093 – Recensione

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Un viaggio attraverso le gelide lande desolate dell’Asia, un segreto fragile e prezioso come un diamante di ghiaccio, un misterioso nemico da far venire i brividi: ecco a voi Topolino e l’impero sottozero, nuova, epica avventura dell’eroe orecchiuto!

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“Banale” è una parola che non sembra esistere nel dizionario artistico di Casty, alias Andrea Castellan. Ogni sua storia, attesa e sperata come un regalo di Natale dai lettori del settimanale dal dorso giallo, ha qualcosa di unico, speciale, che la rende indimenticabile.

Trame mai scontate, personaggi nuovi ed affascinanti assieme ai protagonisti di sempre, re-interpretati egregiamente, disegni accurati ed eleganti senza mai essere pesanti. Ecco cosa fa di Casty uno degli autori di Topolino più amati della sua generazione.

Topolino e l’impero sottozero, anticipato da un’elettrizzante introduzione nel numero 3091 e sviluppato in tre puntate dense di fascino e azione nei due numeri seguenti, è una di quelle storie che entra nel pantheon de “le più belle” senza attendere neppure il cambio di stagione.

Traendo ispirazione sia da fatti storici, sia da incantevoli miti e leggende, Casty conduce Topolino fino alla lontana Russia. Ad accompagnarlo ci sono il fedele amico Atomino, atomo ingrandito “due birilliardi di volte” (personaggio particolarmente amato da Casty) e una vecchia conoscenza dei fans più “datati”: Nataniele Ragnatele, esperto di antiquariato e studioso del passato, anch’egli creazione del grande maestro Romano Scarpa. Mentre visitano Mosca, i tre amici conoscono una graziosa pattinatrice, la celebre campionessa Helis. Da questo casuale “incontro-scontro” sulla pista di ghiaccio, come un minuscolo sasso in alta montagna, si sprigiona una valanga di avvenimenti imprevedibili ed inimmaginabili. Per oscure ragioni, infatti, una bellicosa potenza straniera, alleatasi con l’oscuro e siderale conte Dragpo, vuole a tutti i costi catturare Helis, reputandola la chiave per realizzare i suoi progetti distorti. Ma i corrotti generali di Gelonia e il misterioso Dragpo hanno fatto i conti senza Topolino, Atomino e Nataniele, che, per salvare la loro nuova amica, si lanciano all’inseguimento, percorrendo l’Asia intera fino alle inaccessibile vette dell’Himalaya. Qui scopriranno, con loro immenso stupore, che le leggende millenarie di un’evolutissima civiltà precedente a quella umana non sono affatto frutto di fantasia.

Tra colossi di ghiaccio, candide creature addormentate e memorie di un passato ancestrale che tornano alla luce dopo secoli di oblio, si consuma l’eterna battaglia tra chi crede nel rispetto e nella convivenza pacifica di tutte le creature e chi vuole imporre la propria autorità con la forza, incurante del male che ne potrà derivare.

Ancora una volta Casty riesce nella titanica impresa di comporre un appassionante romanzo d’avventura in poche pagine a vignette, fondendo le dimensioni del passato, presente e futuro nel crogiolo di quella che lui stesso ha definito una “fiaba moderna”.

Passato, perché Topolino e l’impero sottozero non si erge dal nulla, ma ha solide, per quanto fantasiose, radici nelle tradizioni mitologiche di tante culture.

Presente, perché questa storia abbraccia temi più che mai attuali, come i progetti di onnipotenza di alcune elite militari e dittatoriali senza scrupoli, i cambiamenti climatici e il rispetto che dovrebbe essere il fondamento dei rapporti tra tutti i popoli.

E futuro, infine, quello dei suoi amici e del pianeta intero, che Topolino, questo “supereroe” che si sposta senza armature bioniche e non piega le armi nemiche a mani nude, sempre è pronto a proteggere con coraggio e abnegazione.

Una trama avvincente, dunque, che si unisce alle acclamate qualità artistiche di Casty. Impeccabile, privo di incertezze o sbavature, il tratto dell’autore goriziano è limpido come quello del mentore spirituale Scarpa, eppure espressivo fin nel più piccolo particolare, capace di aprirsi in vasti scenari di tecnologie ultra umane così come in incantevoli e gelidi paesaggi di vette innevate.

Di grandissimo interesse per comprendere e apprezzare ancora di più la genesi e gli scenari di quest’opera, risultano poi l’intervista allo stesso Casty pubblicata a seguito della prima puntata e le pagine di approfondimento inserite nell’intervallo tra la seconda e la terza, che ci forniscono tantissime informazioni sulle varie fonti della storia e l’intenso lavoro di elaborazione compiuto da Casty. Dalle stesse parole dell’autore impariamo infatti come Topolino e l’impero sottozero sia il frutto di un attento e profondo studio di tanti testi e materiali, nonché di anni di progettazione, bozze, tentativi, trame alternative. Un impegno costante e appassionato, maturato nel corso del tempo, dunque, che sfata il mito delle vignette scarabocchiate poche ore prima dell’uscita in edicola. Quello che fa di Topolino un appuntamento settimanale di certa qualità, è invece proprio la dedizione dei tanti autori, disegnatori, coloristi, redattori e tutti gli indispensabili collaboratori del processo editoriale, che lavorano in sincronia perfetta per non lasciare nulla al caso.

Ottima l’introduzione di poche pagine del numero 3091, che stimola la curiosità mordente di chi legge. È invece più difficile da comprendere lo sbilanciamento successivo, che vede la seconda e la terza parte della storia riunite una dopo l’altra nel numero 3093, quando sarebbe stato plausibile prolungare la suspense di altri sette giorni (scusate il sadismo da lettore autolesionista…). La spiegazione, tuttavia, vien da sé al presentarsi del numero 3094, scintillante di due nuove saghe capaci di far ballare di gioia anche il lettore più intorpidito e indifferente: L’Isola del Tesoro, parodia del classico di Robert Louis Stevenson, firmata da Teresa Radice e Stefano Turconi, e l’atteso, attesissimo Dylan Top in: L’Alba dei Topi Invadenti, della squadra d’eccezione composta da Tiziano Sclavi, Roberto Recchioni, Tito Faraci e Paolo Mottura.

Un fuoco d’artificio dopo l’altro, dunque, in quest’ultimo scorcio d’inverno, da parte del settimanale targato Panini Comics. Un irresistibile canto di sirene capace di trascinarti in edicola allo scoccare di ogni mercoledì prima ancora che ti renda conto di esserti tolto le pantofole.

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