Recensione Fratelli – Bottero Edizioni

5

Autore Roberto Battestini (testi, disegni)
Casa Editrice Bottero Edizioni
Provenienza Italia
Prezzo € 20,00
A cura di: Sergio L. Duma


L’ho già scritto in altre occasioni ma lo ripeto: ho problemi con il fumetto italiano. Un po’ per gusto personale; un po’ perché buona parte delle proposte editoriali italiane mi sembrano caratterizzate da sostanziale conformismo e da mancanza di inventiva. E questo vale sia per i fumetti popolari che per quelli cosiddetti ‘d’autore’ (ammesso e non concesso che tale distinzione abbia ancora un significato). In poche parole, stento a trovare in Italia qualcuno che possa reggere il confronto di Grant Morrison, Neil Gaiman o Alan Moore. Mi riferisco più che altro agli sceneggiatori e non tanto ai disegnatori (di artisti dal tratto validissimo ce ne sono a bizzeffe e se ne sono accorti anche Marvel e DC).

In un certo qual modo, ritengo che numerosi cartoonist del Bel Paese non fanno altro che proporre le stesse trovate narrative, senza avere il coraggio di sperimentare e la capacità di trovare strade nuove. Alcuni si limitano a produrre storie che sanno di letto e riletto; altri, invece (e forse è il caso peggiore) si rinchiudono in un orticello privato, pensando più che altro al loro narcisismo creativo e non al grande pubblico. Certo, mi direte: per quale ragione non fai i nomi? E potrei farli, se non fosse che il discorso richiederebbe uno spazio molto più vasto di quello che posso utilizzare per una recensione.

Perché questa premessa? Perché da diversi mesi, per esempio su ‘Mega’, Alessandro Bottero non ha fatto altro che incensare Fratelli, graphic novel di Roberto Battestini, da lui presentata come esempio di fumetto fuori dagli schemi, denunciando, peraltro, l’assoluta, a suo dire, indifferenza che lettori e recensori hanno dimostrato nei confronti di tale opera. Sinceramente, mi sono incuriosito e ho letto il volume in questione, lo confesso, con molte aspettative.

Un paragone che mi viene di fare è con il cinema nostrano. Da anni, i registi italiani si sono ridotti a proporre o le solite commediole scipite o pellicole bolse e noiose che non sono altro che il risultato delle loro pippe mentali: le classiche situazioni da ‘due stanze e cucina’ che i post-morettiani realizzano con insistenza, rivelando, anche in questo caso, un’assoluta mancanza di idee. Ecco, Fratelli, a mio modo di vedere, è il corrispettivo di questo tipo di cinematografia.

Trattasi della storia (e uso il termine perché sono generoso) della famiglia di Battestini e, in particolare, dei suoi fratelli. Ora, dal punto di vista delle esigenze espressive, possiamo dire che Battestini, in quanto autore, è libero di affrontare tutti gli argomenti che vuole. Ma a me lettore, sinceramente, può fregare qualcosa della sua famiglia? Battestini dimentica che ciò che può essere rilevante per lui può non esserlo per il pubblico, a meno che le vicende narrate non siano frutto di un particolare talento narrativo in grado di avvincerlo.

Ma il talento non c’è. Fratelli non ha una storia. È casomai un insieme di embrioni di storie, mai pienamente sviluppate, e si ha l’impressione di essere il frutto di un impulso auto-referenziale e velleitario. Battestini non compie nessuno sforzo per cercare di comunicare davvero con il lettore; è come se se ne fregasse di lui, con un atteggiamento tipo ‘quello a cui faccio riferimento conta per me e basta; tutto ciò che non va al di là del mio ombelico posso tranquillamente ignorarlo’. Parlerei di minimalismo; se non fosse che in questa graphic novel il minimalismo, vero o presunto, è il pretesto per nascondere il niente. Inoltre, molti degli accenni che Battistini fa nei confronti delle vicende da lui considerate risultano oscuri. In parole povere, possono essere comprese solo da lui e dai componenti della sua famiglia.

Dal punto di vista grafico, il libro è interessante, anche se non eccelso, e Battestini rivela una certa sicurezza nel tratto. Ma i testi sono inesistenti. E, diciamolo brutalmente, su questo versante Battistini è penoso. Allora mi domando: come spera Alessandro Bottero di andare avanti propinando questa roba? E, soprattutto, come può pretendere di fare la morale a quei lettori e recensori che ignorano un fumetto che, a conti fatti, è la quintessenza del nulla? Comunque, stavolta non potrà dire di essere stato ignorato. Ho comprato un libro pubblicato da Bottero. E l’ho letto. E, per concludere, la spesa si è rivelata uno spreco di denaro. E la lettura uno spreco di tempo.


VOTO 5

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5 Commenti

  1. Onestamente l’aticolo mi pare nei toni una risposta agli stessi toni usati da Bottero su Mega.
    Insomma, una replica perchè l’estensore dell’articolo in qualche modo si è sentito “pizzicato” da Bottero.

    Giustifico il mio pensiero: l’estensore in primis se la prende con il libro perchè (troppo) autoreferenziale.
    Un’opera del genere rischia sicuramente di essere di difficile digestione ma non per questo significa che sia negativa a priori, come invece emerge dall’articolo.
    Per rimanere nello stesso solco penso a quel gioiellino di Brooklin Dreams che non penso possa essere considerato come una brutta opera a prescindere per il solo fatto di essere intimista.
    Di sicuro il libro di Battistini è di diffcile lettura perchè è una forma di diario grafico ed è per questo che propone ricordi alle volte frammentati: sicuramente la lettura non è agevolata dalla frammentarietà della narrazione ma a me è parsa una scelta esplicita più che un limite dovuto alle capacità narrative dell’autore.
    Il fatto poi che tutti gli aspetti della storia dei fratelli dell’autore non siano sviscerati mi ha solo portato ad interessarmi ad un fatto di cronoca a me prima sconosciuto che peraltro, però, ha peso nella sotria narrata solo perchè ha effetto sui protagonisti: il libro narra principalmente del rapporto dell’autore con i familiari non dei fatti delittuosi legati alla famiglia dell’autore stesso.
    Personalmente la lettura del volume non mi ha esaltato ma non ho motivo di stroncare l’opera così come fatto nell’articolo: personalmente non consiglierei l’acquisto dell’opera a scatola chiusa, ma non ne sconsiglierei neanche la lettura.

  2. Gent.mo Sergio L. Duma,
ci ha preso in pieno, la storia è molto slegata e riferita a fatti che sicuramente non interessano il grande pubblico dei lettori. Infatti sono stupito che sia piaciuta a parecchia gente mentre non mi stupisce che non sia piaciuta a lei, che dagli autori che cita deve avere un palato molto fine come lettore. Mi auguro comunque di fare meglio in futuro e che nel frattempo lei risolva i suoi problemi con il fumetto italiano. 
Un caro saluto
    Roberto Battestini

  3. Vorrei fare la critica alla recensione ma le recensioni non mi piacciono. Se facessi una premessa del genere dovrei fermarmi qui e smettere di scrivere. Invece Duma va avanti ed esprime giudizi che sono il frutto evidente del suo pregiudizio e della scarsa attenzione al fumetto italiano.

    Gentile sig. Duma, l’autore ha spiegato che la sua storia poteva essere analizzata puntando sui tratti che piacciono al grande pubblico e che forse lei si aspettava ed auspicava. Infatti, se Battestini avesse voluto c’erano gli estremi di una storia di violenza, sesso e denaro molto attraente. Sicuramente avrebbe procurato guadagni superiori, forse una casa editrice più importante e l’attenzione della critica. Ma Battestini ha voluto usare la storia della propria vita per lanciare un messaggio che può essere ascoltato, accolto o rifiutato e persino non compreso.

    Comunque anche io ho letto Fratelli e mi è piaciuto perchè:
    – come Battestini faccio parte di una famiglia e posso immedesimarmi nella sua vicenda umana e nel suo percorso di autoanalisi;
    – sono il terzo di tre fratelli e quindi comprendo una parte dei meccanismi che si possono generare in questa situazione;
    – anche io sono alla ricerca “della” spiegazione della mia storia ed al contempo cerco di vivere il presente;
    – parlare di se non è mai facile.

    Pietro della 16a di Sant’Antonio

  4. il cinema e il fumetto italiano sono affetti da un limite, questo è fuor di dubbio,ma anche la critica cinematografica e, riscontro, quella fumettistica. in questa recensione riecheggia (anzi, si pappagalleggia) la critica che quentin tarantino fa al cinema italiano, trasportandola quelle argomentazioni sul piano del fumetto. troppo facile. troppo facile citare morrison, gaiman e moore, (così come troppo facile dire “i cinema italiano non un tarantino”, siamo bravi tutti a fare una simile critica. cerchiamo di essere ancora più bravi da capire che in assenza di una industria del fumetto e del cinema che li ha catturati e coccolati, nè morrison, nè moore ne gaiman nè tarantino potevano nascere (o vogliamo credere alla favoletta dell’ “Indie”? nessuno di costoro vive davvero nel mondo dell’indipendenza).
    ora. detto questo, certa critica farebbe meglio a capire che il fumetto italiano si esprimono in maniera pregevole in un contesto di “artigianato” e di quasi do-it-yourself. anzi la migliore produzione cinematografica e fumettistica è quella ispirata a tali criteri. pensiamo a due esempi di cosa viene sfornato al giorno d’oggi dai prodotti fumettistici e cinematografici di livello industriale: il prodotto bonelli e simil bonelli (pietà) e il prodotto vanzina (…).
    insomma, caro critico Duma, dicci qualcosa che non sappiamo, altrimenti te la dico io: hai letto mai GIPI di LMVDM? e Blankets? ma (voglio esagerare) Eisner? (ok ho esagerato, perdono). volgioe vocare questi semidei del fumetto (anche non italiano) per farti capire che il Fratelli di Battestini va letto nel solco di tali capolavori (non essendo, certo, un capolavoro). un fumetto intimista e che sfiora sicuramente il solipsismo, e che può avere molti difetti, ma non quello dell’incomunicabilità col lettore. credo piaccia più ai lettori che non ai critici, cioè non a coloro che vogliono sezionarlo, smontarlo, analizzarlo autopticamente e cerebralmente ma a coloro che ci mettono il cuore nel leggere. anche a me piacciono moore, gaiman e morrison, ma a tutti gli amici non fumettofili incalliti a cui li faccio leggere me li risputano. per fratelli è l’opposto. la sincerità del cuore non della artmetica narrativa dello sceneggiatore perfetto.mi decanti i semidei del fumetto anglosassone, ma in paesi più evoluti dell’Italia, come la francia, la critica ha sempre saputo apprezzare certo cinema, fumetto e musica quando sono artigianali e non-industrializzati, i loro ma anche il nostro (vedi il caso pratt o paolo conte) ma in italia siamo più pecoroni, come tradizione. poi un giorno arriva il tarantino di turno (ma anche miller l’ha fatto con hugo pratt, da lui studiato a memoria) a celebrare quel che decenni prima disdegnavamo.

  5. Io non ho certezze né verità assolute da imporre. Ho solo espresso un semplice parere da lettore (non da critico, perché non mi considero tale; sono un mero appassionato di fumetti che esprime le sue riflessioni). E, parlando di opere fumettistiche ‘difficili’, adoro STRAY TOASTERS di Sinkiewicz., tanto per fare qualche titolo. Sulla questione Bottero, dico al Conte che in passato ho recensito positivamente in questo sito il numero zero di WOLFSKIN, pubblicato, appunto, da Bottero Edizioni. Questo per ciò che concerne il ‘parlar male di Bottero’. Per quanto mi concerne, ribadisco che, a mio modesto parere, Battestini, al di là dei premi, non mi sembra un grande talento. Poi magari sbaglierò. Anzi, sbaglio sicuramente… contenti?

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