Jupiter Jones è nata sotto una congiunzione astrale favorevole ma la sua vita è tutt’altro che facile. Si guadagna da vivere come domestica, vive con la numerosa famiglia di immigrati russi ed ha alle spalle una sfilza di relazioni finite male. Quando alcune creature aliene cercano di rapirla, la ragazza viene salvata dall’eroico Caine, ex-militare geneticamente potenziato. Jupiter scopre così di essere la Regina dell’Universo, un’eredità che potrebbe cambiare il destino del cosmo.

Jupiter

La cinematografia dei fratelli Wachowoski si è fin qui rivelata piuttosto discutibile. La trilogia di Matrix è stata una parabola discendente, Speed Racer, seppur innovativo sotto il profilo tecnico, è stato un grosso flop al botteghino a causa della povertà narrativa e Cloud Atlas è crollato sotto il peso della sua ambizione risultando un mediocre polpettone di pretese filosofiche.

Con Jupiter – Il destino dell’universo sembra dunque che i Wachowski abbiano voluto giocare sul sicuro ricorrendo ad una fantascienza di stampo più commerciale che mescola space opera a supereroi, il tutto sorretto da una metafora ormai risaputa. Si tratta dell’ascesa sociale di Jupiter, una Mila Kunis piuttosto compassata, umile domestica che scopre di essere la Regina dell’Universo con tutte le responsabilità che la carica comporta, gli intrallazzi politici e i consueti potenti che vivono sul sangue dei più deboli.

Channing Tatum, nuovo action-man di Hollywood, è Caine, il guerriero interplanetario geneticamente modificato che giunge a proteggere la ragazza. Nella prima parte, il film è un autentico piacere. Personaggi e scene d’azione sembrano usciti da un fumetto DC o Marvel. Lo scontro tra Caine e i cacciatori di taglie tra i grattacieli di Chicago è un vero spasso, sostenuto da splendidi effetti digitali, un 3D coinvolgente e una regia dinamica e divertente.

Quando l’avventura dei due protagonisti si sposta nello spazio, però, il film inizia ad incartarsi diventando un mix piuttosto pesantuccio di Dune e La Minaccia Fantasma procedendo tra stucchevoli spiegoni e dinamiche narrative trite e ritrite a scapito della componente intimista. I villain sono tutti uomini regali per i quali Jupiter è solo una pedina da utilizzare per i propri scopi.

Eddie Redmayne, nominato all’Oscar per La Teoria del Tutto, è l’effeminato Balem mentre Douglas Booth è il fratello Titus che sembra uscito da Twilight. Unico alleato di Jupiter e Caine è Stinger, interpretato da Sean Bean, che viene però lasciato un po’ a metà. Una piccola parentesi sulla burocrazia cita Le dodici fatiche di Asterix con un cameo di Terry Gilliam.

Lo spettacolo visivo, tra scene d’azione, scenografie e costumi, è sbalorditivo e viene mantenuto un ottimo equilibrio tra digitale ed elementi artigianali. Per il resto, il film non racconta nulla di nuovo, non presenta intuizioni di particolare rilievo e va a parare ad un finale buonista, retorico e disonesto.

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