Da Star Comics un manga sentimentale e malinconico che tocca le corde del cuore

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Forte, allegra, energica.

Così è Kuko agli occhi di chi la guarda e la conosce e sono questi i punti di forza del suo carattere in base ai quali sta crescendo e impostando la sua vita e d’altronde forza ed energia sono anche le proprietà della pianta kuko da cui deriva il suo nome.

Kuko è una studentessa che vive a Kitano, quartiere collinare della prefettura di Kobe, fa la sua entrata in scena scivolando giù dall’albero su cui è salita per fotografare una tortora — la ragazza infatti gestisce un blog sul quale posta delle fotografie che rappresentano il mondo dal punto di vista degli animali. Incontra subito un bel ragazzo imbronciato che rimane colpito negativamente dalla sua energia. È attraverso questo incontro e quelli successivi che si delinea il profilo caratteriale di Kuko. Kyo, vicino di casa e suo amico d’infanzia, idolo dell’istituto che frequenta, la trova perfetta e pende letteralmente dalle sue labbra. Ota, intrigante studente  d’arte all’università che dipinge presso la galleria Mumu, sente invece che quel suo eterno sorridere è un’ostentazione e la rimprovera spesso di non riuscire a far uscire quello che ha veramente dentro, spiegandole che sfogarsi in pianto non è sempre fonte di sofferenza. Il cruccio di Kuko è quello di non riuscire a sua volta a comprendere la vera natura di Ota, verso il quale sembra nutrire un sentimento più profondo dell’amicizia.

“Quando la quotidianità e la normalità si spezzano è l’inizio di qualcosa.” È quello che la sua migliore amica Ibu afferma con decisione durante uno dei loro pomeriggi trascorsi insieme, paragonando la vita di Kuko a uno shojo manga e fantasticando sulle sue future scelte d’amore. Kuko è spezzata tra dubbi e certezze: c’è chi le suggerisce di non mostrarsi forte a tutti i costi, chi la ama proprio per quella che dimostra di essere e qualcuno che invece la definisce l’esatto opposto della femminilità.

Qual è allora la vera Kuko? Tutto il bellissimo shojo manga della Nanaji gioca su questo interrogativo. “I ramoscelli del kuko hanno le spine, forse il sorriso e la mia forza sono le mie spine?”, si chiede la giovane protagonista, sempre in bilico tra verità e menzogna, tra la maschera che si costringe a indossare e il vero volto che nasconde. Sì, perché nonostante tutti i sorrisi di cui abbondano i suoi primi piani del manga, nella primissima pagina Kuko è ritratta bimba che piange a dirotto. Perché Kuko piangeva? Perché adesso invece si sforza di sorridere? Chi conquisterà il suo cuore? Il bellissimo amico d’infanzia, l’artista che detesta i complimenti o il ragazzo dal muso lungo che odia vivere a Kitano?

Questo primo volume allarga un ampio ventaglio di possibilità sugli sviluppi futuri delle vicende: non è un manga semplice, perché affronta in modo molto approfondito la psicologia dei personaggi, ciascuno dei quali è funzionale alla conoscenza di ogni sfaccettatura di Kuko e ha una storia particolare alle sue spalle, che sicuramente sarà approfondita nei prossimi volumi. I disegni sono decisamente graziosi: i protagonisti maschili uno più bello dell’altro. Anche gli sfondi sono resi molto bene con bei disegni di paesaggi; è arte nell’arte quando nel blog di Kuko sono postate le foto del mondo a misura di animale e quando Ota dipinge i suoi quadri.

Un manga poliedrico dove sentimento, psicologia e arte si sposano in modo perfetto e che vale davvero la pena di essere letto.

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