La 001 Edizioni, grazie al comparto Hikari (specializzato in fumetto orientale), porta in Italia un’opera visionaria e alternativa del mastro Leiji Matsumoto (La corazzata Yamato, Capitan Harlock). Imperdibile.

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L’arte Italiana è con un piede nel fosso, ci prenderemmo in giro dicendo il contrario. In Italia bene o male vendono sempre gli stessi prodotti. Per quanto riguarda la letteratura abbiamo i soliti Fabio Volo e Federico Moccia. Ancora sopravvivono al mercato fumettistico vecchi pilastri impolverati come Tex, Zagor, Nathan Never, Diabolik. Qualcuno cerca una strada diversa: Zerocalcare e la sua comicità sentimentale, Gipi e il suo mondo tra il fiabesco e il malinconico. Molti artisti scappano all’estero. Eppure non siamo ancora all’altezza e io mi chiedo se mai lo saremo. Forse sto facendo dei paragoni davvero azzardati poichè sono pochi gli autori di caratura mondiale capaci di rapportarsi al genio di Leiji Matsumoto.

Conosciuto ai più per il famosissimo Capitan Harlock, in cellulosa, in televisione o al cinema. Nel 1977 il maestro Matsumoto scriveva e disegnava una delle prime (e forse la migliore) distopia del mondo del fumetto. Lo stile è rimasto lo stesso, incagliato negli stereotipi e negli archetipi di volti, anatomia e figure dei manga degli anni settanta. La prosa invece è perfetta: matura e riflessiva, a tratti idilliaca. Matsumoto crea 25 storie svariando tra temi e tempi disparati: fantascienza, distopia, sentimentalismo, naturalismo ,realismo, probabilmente autobiografia. I temi portanti dell’opera però saranno le teorie naturaliste, ambientaliste e pacifiste, più volte ricalcate e narrate con un tono avvolgente, fiabesco e onirico.

L’artista costruisce un poetico cantico astratto dedicato alla vita, alla morte ed alla rinascita. Più volte mostra la fine di un mondo ed il principio di un universo nuovo. Vari discendenti di Adamo ed Eva danzeranno tra le 374 pagine, sotto i nostri occhi, alla ricerca di un mondo nuovo, innocente, buono, migliore. Matsumoto ci mostra la sua paura per il destino della razza umana, ci spinge ad osservare la nostra distruzione suicida, tra guerre e tecnocrazia. Ci sussurra l’evidente fine verso la quale andiamo incontro, spingendo il nostro pianeta agli estremi, demolendo le speranze, uccidendoci a vicenda. Tra le sue distopie romantiche troverà spazio anche per mostrarci come viene trattata l’arte nella nostra civiltà, la sottovalutazione e presunta inutilità che viene affibbiata all’espressione più pura dell’animo umano. Ci mostra tradimenti e fallimenti giornalieri, che tutti abbiamo subito almeno una volta nella vita. Spesso si diverte a lasciare sfondi neri dipingendo i suoi personaggi di bianco, come a renderli rappresentanti di una luce di speranza attraverso un mondo buio.

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Geniale il parallelismo tra gli insetti (spesso protagonisti delle sue storie) e gli uomini, a dimostrare quanto piccoli siamo in confronto al cosmo. Poetica l’analogia tra Terra e Spazio ,entrambi luoghi infiniti e claustrofobici. Lande attraverso le quali i personaggi si perderanno e viaggeranno per le loro odissee. Sorprendente la capacità di mantenere un tono fiabesco anche nelle rappresentazioni cosmologiche. Leiji Matsumoto crea un’opera nuova, visionaria, diversa, affascinante. Capace di stupirci e di lasciarci a bocca aperta. Complimenti alla Hikari per averci regalato questo capolavoro della storia del fumetto. Sicuramente un’opera non per tutti ma un diamante indiscusso, troppo prezioso per essere osservato da occhi pigri. La poesia va nascosta (ma neanche troppo) attraverso quei volti strambi e quell’anatomia bislacca,attraverso l’inchiostro e le pagine per raccontare storie mistiche e contemplative.

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