I Thunderbolts di Warren Ellis & Mike Deodato Jr. , la recensione

Pubblicato il 11 Novembre 2014 alle 16:30

È possibile che alcuni tra i peggiori criminali della Marvel diventino eroi al servizio del governo americano? Certo che è possibile se ci si trova nel contesto post-Civil War e se a scrivere le loro avventure è il trasgressivo Warren Ellis!

thunderbolts ellis dedodato

Quando la Marvel ideò la discussa Civil War fu subito evidente che l’universo narrativo creato da Stan Lee, Jack Kirby e Steve Ditko non sarebbe più stato lo stesso. In seguito all’Atto di Registrazione dei Supereroi, infatti, l’intera comunità di giustizieri in calzamaglia si divise. Ne nacquero due fazioni: la prima, capitanata da Iron Man, era favorevole alla legge che imponeva agli eroi di rivelare la propria identità e di agire per conto del governo americano; la seconda, guidata da Capitan America, invece era contraria. Il risultato lo conoscono tutti i Marvel fan: Tony Stark riusciva a prevalere e coloro che si erano rifiutati di aderire all’Atto venivano trattati da criminali.

Ma la situazione non fu semplice, dal momento che diversi supercriminali decisero di non opporsi all’obbligo della registrazione in cambio della cancellazione di tutti i crimini commessi e di agire come agenti del governo USA. Si creò quindi un incredibile paradosso: personaggi di qualità morale come Capitan America furono ritenuti delinquenti; e autentici assassini si aggirarono impunemente nel territorio americano. Il contesto post-Civil War implicò numerosi e innovativi sviluppi narrativi e perciò molti comic-book della Casa delle Idee iniziarono a proporre situazioni fino a quel momento impensabili.

Ma esisteva anche la serie dedicata ai Thunderbolts, una squadra già di per sé anomala in origine costituita da criminali che fingevano di essere supereroi per raggiungere determinati obiettivi. Il gruppo era stato creato da Kurt Busiek in un periodo in cui Fantastici Quattro e Vendicatori erano creduti morti. I Thunderbolts, guidati dal perfido Barone Zemo, si trasferivano al Baxter Building e, con nuove identità, si comportavano da supereroi. Come sanno coloro che hanno letto la serie sin dal principio, Busiek delineò trame imprevedibili e ricche di colpi di scena e la situazione del gruppo non era certo statica.

Nel contesto di Civil War, però, i vecchi Thunderbolts non potevano funzionare e non era più necessario che i componenti fingessero di essere ciò che non erano. L’impunità offerta dalle autorità governative doveva essere uno degli elementi essenziali delle storie e ci voleva uno sceneggiatore provocatorio. E chi più provocatorio di Warren Ellis, scrittore di Hellblazer, Transmetropolitan e altri capolavori? Ve ne accorgerete con questo volume che include i nn. 110/121 di Thunderbolts che costituiscono appunto la run dello scrittore britannico.

Innanzitutto, la formazione cambia. E se si prendono in considerazione i componenti non si può non rabbrividire. A dirigere la squadra è Norman Osborne, alias Goblin, in pratica uno dei peggiori psicopatici del Marvel Universe. Ci sono poi Moonstone, infida e pronta a tradire chiunque; Bullseye, uno dei più efferati killer di sempre; lo Spadaccino, altro poco di buono; Songbird, forse la meno discutibile di tutti ma emotivamente fragile; Penance, l’ex Speedball, causa scatenante dell’Atto di Registrazione, che indossa un’armatura che gli trafigge la carne, a riprova del suo stato psicologico non del tutto stabile; Venom, alias McGargan, l’ex Scorpione; e l’Uomo Radioattivo, classica nemesi dei Vendicatori. E questi dovrebbero difendere la collettività dal crimine? Può funzionare un team che annovera tra i suoi ranghi personalità talmente disturbate?

Ellis ci va a nozze ed estremizza tutti gli aspetti discutibili dei personaggi. Norman è il fulcro delle vicende e l’autore fa il ritratto agghiacciante di un uomo malato, pericoloso, una vera e propria mina vagante; ma non ci va leggero con Moonstone, sadica e disinibita nonché disposta a tutto pur di avere potere. E gli altri sono individui meschini che possono finalmente sfogare le loro pulsioni deviate senza problemi. Ne faranno le spese Jack Flag,uno dei tanti sidekick di Capitan America; il Ragno d’Acciaio, Sepulchre e American Eagle. Ellis scrive testi e dialoghi graffianti, aggressivi e sarcastici come è lecito aspettarsi da lui e delinea una story-line avvincente piena di intrighi e macchinazioni. E raggiunge vertici narrativi notevoli con l’episodio in cui analizza la psiche di Penance. In pratica, gioca con l’Universo Marvel ribaltandone le consuete prospettive: i cattivi sono, paradossalmente, eroi che di eroico non hanno nulla. Se ne ricava una visione disturbante e scioccante.

I disegni plastici e fluidi di Mike Deodato Jr. sono impeccabili ed è suo il merito di raffigurare ogni character in maniera efficace, enfatizzandone gli aspetti peculiari. Norman Osborne ha lo sguardo vitreo dello schizofrenico; Moonstone è sexy e carismatica; Venom fa paura; Bullseye e Penance hanno un’aura intimidente e così via. Inoltre, il lay-out è inventivo e il penciler è abile sia nelle sequenze d’azione che in quelle più tranquille. Insomma, i Thunderbolts di Warren Ellis sono una lettura imperdibile e con questo tp scoprirete una delle opere più anti-conformiste realizzate dalla Marvel negli ultimi anni. Da provare.

 

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