Le Torri di Bois-Maury: Il Viaggio di Aymar, recensione Historica vol. 25

Pubblicato il 11 Novembre 2014 alle 10:30

Mondadori Comics propone un nuovo capolavoro nella collana Historica: Le Torri di Bois-Maury, firmato da uno dei maestri del fumetto di area bd, il grande Hermann! Non perdete le avvincenti avventure di Aymar e di altri straordinari personaggi!

historica 25

Siamo alle solite. Esce un volume di Historica e dopo averlo letto il primo termine che viene in mente è capolavoro. Sembra che lo si faccia apposta ma non può essere diversamente, dal momento che finora Mondadori Comics ha presentato al pubblico italiano opere di straordinario valore narrativo e grafico e Le Torri di Bois-Maury non costituisce un’eccezione. Del resto, l’autore è uno dei più grandi talenti emersi nel panorama fumettistico di area bd, Hermann, peraltro celebrato anche e soprattutto per questa saga. I fedeli cultori di Historica sanno che sono stati già tradotti alcuni lavori più recenti collegati alle vicende di Bois-Maury. Ma gli episodi di questa uscita costituiscono l’inizio della serie.

Le storie si svolgono in un Medioevo che Hermann descrive con dovizia di particolari e impeccabile rigore storico e sono incentrate sulla figura di Aymar, un cavaliere che all’età di otto anni è stato scacciato dalle terre avite di Bois-Maury. Ormai adulto, intende riprendersi i possedimenti e in compagnia del fedele scudiero Olivier cerca di perseguire il suo obiettivo. Detto così sembrerebbe tutto semplice e banale; invece la trama è complessa e articolata, ricca di personaggi nonché di azione, dramma, pathos, intrighi e colpi di scena e valorizzata da un ritmo veloce e rocambolesco. Malgrado la complessità, tuttavia, risulta sempre leggibile e comprensibile e ha il pregio di tenere desta l’attenzione del lettore.

Il Medioevo di Hermann è un mondo di passioni sfrenate e violenza e sin dal principio la saga è contrassegnata da irrefrenabili pulsioni (una battuta di caccia degenera in una molestia ai danni di una ragazza). In un contesto così aspro agiscono Aymar, dal carattere riflessivo ma pronto a combattere quando necessario; Germain, un giovane coinvolto in varie vicissitudini, non tutte piacevoli, che interagisce ora con Aymar, ora con un gruppo di saltimbanchi dediti ai furti; e la splendida Elisa di Montgri che non corrisponde allo stereotipo della donna medioevale; è coraggiosa e volitiva e non ha un atteggiamento passivo nei confronti degli uomini. Ma queste sono appena tre delle figure che popolano il vasto affresco narrativo immaginato da Hermann.

L’autore gioca con numerosi simboli, spesso legati agli animali, che rappresentano la bramosia degli istinti che stimolano tutti gli attori di questa commedia umana. E non mancano riferimenti alla chiesa e alla cultura cattoliche, fondamentali nel Medioevo. Troverete poi duelli, inseguimenti, tornei e uccisioni ma anche momenti di delicatezza. È il caso della bellissima sequenza del rapporto sessuale tra Aymar ed Elisa, breve e intensa, priva di volgarità. Inoltre, i testi di Hermann non sono ridondanti e verbosi, anzi hanno un’immediatezza che li rende efficaci.

Se la sceneggiatura è di livello elevato, si può affermare la stessa cosa per i disegni. Lo stile di Hermann è essenziale e fluido e le vignette ricchissime di dettagli. Sia quando raffigura i volti dei protagonisti, animati da disparate emozioni, sia quando illustra intimidenti foreste, gli interni delle povere case dei contadini, delle lussuose magioni dei nobili e degli spazi opprimenti dei monasteri, le architetture dei castelli e le pianure assolate della Francia, dimostra una sensibilità estetica indiscutibile. Tavole dalle vignette spaziose e di ampio respiro si alternano ad altre dai minuscoli riquadri e tale scelta espressiva rende Le Torri di Bois-Maury visivamente imprevedibile. E va tenuto d’occhio il sorprendente dinamismo delle pagine d’azione.

Sono altresì da lodare i colori del bravissimo Fraymond che utilizza sfumature violente e vivaci nelle scene delle battaglie e altre più tenui nei passaggi più introspettivi e si concede poi un cromatismo cupo nelle pagine di ambientazione notturna, forse le più suggestive in assoluto. Insomma, come scrivevo all’inizio, abbiamo a che fare con l’ennesimo capolavoro di Historica. Un’opera del genere ti riconcilia con il fumetto, ti distrae e nello stesso tempo ti fa riflettere. Se volete perciò provare qualcosa che non sia semplicemente una lettura usa e getta, ecco la proposta adatta a voi. Altrimenti, rivolgetevi alle serie americane dedicate ai procioni.

 

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