Saving Mr. Banks – Recensione in anteprima

Pubblicato il 20 Febbraio 2014 alle 13:49

1961. Walt Disney è determinato ad assicurarsi i diritti per la trasposizione cinematografica dei romanzi di Mary Poppins scritti da Pamela Travers. L’arcigna autrice inglese è restìa a far sì che i suoi racconti vengano trasformati in un frivolo musical pieno di cartoni animati ma alcune difficoltà economiche la costringono a recarsi a Los Angeles e a scendere a patti con Disney. Per la scrittrice sarà l’inizio di un doloroso viaggio nel passato.

Saving Mr. BanksSaving Mr. Banks

Titolo originale: Saving Mr. Banks
Genere: Biografico, Drammatico, Commedia
Regia: John Lee Hancock
Interpreti: Emma Thompson, Tom Hanks, Paul Giamatti, Colin Farrell, Ruth Wilson
Provenienza: USA, Regno Unito, Australia
Durata: 125 min.
Casa di produzione: Walt Disney Pictures, Ruby Films, Essential Media and Entertainment, BBC Films, Hopscotch Features
Distribuzione (Italia): The Walt Disney Company Italia
Data di uscita: 20 dicembre 2013 (USA), 20 febbraio 2014 (Italia)

Un manifesto di propaganda disneyana. Questo è Saving Mr. Banks. La politica editoriale della Disney è nota a tutti e rispecchia quella che era la filosofia del suo fondatore, qui interpretato dal sempre magistrale Tom Hanks, che afferma: “E’ questo che facciamo noi cantastorie. Rimettiamo a posto le cose con l’immaginazione.” Un seme da cui è nato l’immaginario disneyano, quell’universo parallelo a dimensione di bambino nel quale tutti sono felici, gli animali antropomorfi cantano e ballano e c’è sempre il lieto fine.

Una visione legittima e da sempre coerente a se stessa che può scivolare però in alcune contraddizioni. Se la Disney può prendere Notre-Dame de Paris di Victor Hugo, edulcorarlo per trasformarlo in una favola per i più piccoli attraverso un film d’animazione comunque ottimo e farne addirittura un sequel puramente commerciale, il pubblico è (o dovrebbe essere) consapevole di quello che gli viene propinato. Se si realizza un film tratto da fatti reali per raccontare la produzione di Mary Poppins e si omettono o alterano alcune verità realizzando una storiella retorica di buoni sentimenti per tirare acqua al proprio mulino, allora l’operazione può diventare intellettualmente disonesta.

I fatti sono semplici. Un’autoritaria Emma Thompson presta il volto a Pamela Travers, la scrittrice inglese della serie di romanzi che vede come protagonista la governante Mary Poppins. Donna arida e rigida, la Travers non voleva che i suoi racconti venissero trasformati in un frivolo musical con cartoni animati per bambini e fu costretta a capitolare per problemi economici. E’ noto che l’autrice non apprezzò mai l’adattamento della Disney.

I flashback del film, piuttosto stucchevoli nel loro tono melodrammatico, ci spiegano che i romanzi di Mary Poppins traggono spunto dalla tragedia personale della scrittrice e dal suo rapporto con il padre alcolizzato, il Mr. Banks del titolo, interpretato da un Colin Farrell che mostra la giusta sensibilità ma la cui performance non convince fino in fondo.

Ci viene quindi mostrato come Walt Disney cerchi di capire e di stimolare il fanciullino interiore della Travers aprendo per lei e per la memoria di suo padre un percorso di redenzione. Oltre ad essere una ricostruzione che non trova alcun riscontro nei fatti reali e che ci vuol dare un’immagine edificante di Disney “il salvatore”, tutto risulta semplicemente un grande spot promozionale, se non addirittura un lavaggio del cervello in stile Arancia Meccanica non solo ai danni della protagonista ma anche dello spettatore.

Ferma sulle proprie idee, la scrittrice viene portata (con l’inganno) a Disneyland, “il luogo più felice della Terra” (non un parco di divertimenti costruito per fare soldi), le basta un giro sulla giostra dei cavalli e nella scena successiva è lì a ballare e cantare con i compositori delle musiche e delle canzoni di Mary Poppins.

A questo si aggiunge un Paul Giamatti che sta sullo schermo solo per raccontare la storiella patetica e strappalacrime della figlioletta malata per intenerire la Travers (e il pubblico). Walt Disney rincara la dose raccontando del padre che lo prendeva a cinghiate… “ma non c’è bisogno di perdonarlo perché era un uomo meraviglioso.” D’altronde nel mondo Disney la malvagità non esiste.

Così come Walt Disney ha trasformato Mary Poppins in una consolante fiaba piena di brio, l’opposto di quanto la Travers avrebbe voluto, lo stesso viene fatto qui con la storia della sua produzione. Ciò detto, un film di propaganda non è necessariamente un brutto film se regia, interpretazioni e quant’altro sono oggettivamente validi a prescindere dal messaggio che si vuol comunicare. In questo caso, però, le cucchiaiate di zucchero per mandare giù la pillola rendono l’operazione particolarmente noiosa e indigesta.

Voto: 5

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