Una Stanza Tutta Per Tre di Alessandro Bacchetta – Recensione

Pubblicato il 5 Novembre 2013 alle 14:40

Si può realizzare un fumetto imperniato su Virginia Woolf e sulla sua depressione? Certo che si può e lo dimostra Alessandro Bacchetta con Una Stanza Tutta Per Tre: quando la grande letteratura incontra la letteratura disegnata!

Una Stanza Tutta Per Tre 00 copertinaUna Stanza Tutta Per Tre

Autore: Alessandro Bacchetta (testi e disegni)

Casa Editrice: Edizioni Nuova Prhomos

Genere: Intimista

Provenienza: Italia

Prezzo: €12,90, 30,2 x 21,5, pp. 48, b/n

Data di pubblicazione: settembre 2013

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Al pari di James Joyce, Virginia Woolf è stata una delle grandi personalità del Modernismo, movimento che rappresentò una profonda innovazione in campo artistico e letterario. Sulla scia delle rivoluzionarie teorie freudiane, molti scrittori abbandonarono il realismo concentrandosi sulla delineazione dell’interiorità umana e i vertici assoluti furono rappresentati da T.S. Eliot in ambito poetico e da Joyce e dalla Woolf in quello del romanzo, benché si debbano altresì citare Conrad, Lawrence e altri. La Woolf non era una donna facile e non è neanche facile raccontare una storia su di lei, considerando i molteplici aspetti del suo carattere e i numerosi e poliedrici elementi della sua vita e della sua produzione artistica.

Ci ha provato con risultati pregevoli Alessandro Bacchetta, autore di Una Stanza Tutta Per Tre, titolo che richiama quello di un celebre saggio di Virginia, A Room Of One’s Own, e con intelligenza si è concentrato su un momento cruciale della vita della scrittrice, quello del suicidio. L’autore descrive perciò uno specifico contesto esistenziale e temporale. L’universo evocato da Bacchetta è un microcosmo apparentemente banale ma ricco di sfaccettature. Abbiamo a che fare con Virginia, quindi, intenta a scrivere una delle sue ultime opere, Between The Acts. Ma le cose non sono affatto facili. L’ispirazione latita. Lei stessa non è soddisfatta leggendo ciò che ha scritto. E ci sono altri problemi.

Innanzitutto, la Woolf deve combattere l’insidia della depressione che si concretizza nelle figure opprimenti di esseri scuri che la ossessionano con le loro voci, cercando in tutti i modi di farla stare male. Come se non bastasse, i ricordi di un lutto passato, inserito da Bacchetta nella story-line con indubbia abilità, non contribuisce a farla sentire meglio. E Leonard, il marito premuroso e sensibile della Woolf, può fare poco per modificare la situazione. Ma c’è un’ulteriore minaccia, più sconvolgente: lo spettro della morte incombente che l’autore rappresenta con l’immagine ricorrente e intimidente degli aerei che bombardano Londra durante la Seconda Guerra Mondiale. Il mondo sconvolto dal conflitto bellico diviene quindi il riflesso esteriore dell’intimità destabilizzata della scrittrice.

Effettivamente la Woolf si suicidò dopo l’orrore dei bombardamenti. Probabilmente non fu questa la causa che la spinse ad uccidersi ma certamente non fu secondaria. Bacchetta quindi delinea con empatia e partecipazione il ritratto di una donna prigioniera di un dolore enorme, alienata, confusa, consapevole del senso della fine e convinta dell’inutilità della scrittura intesa come gesto salvifico. Le parole infatti non la salveranno e l’opera si conclude con uno degli esseri oscuri che viene a prenderla. Con questa metafora, Bacchetta descrive la sconfitta che gli scrittori della generazione della Woolf subirono: Joyce si isolò con astrusi esperimenti linguistici; altri si rifugiarono nell’alcool; e Virginia scelse appunto il suicidio.

La graphic novel però non è una sconfitta per Bacchetta che ha invece firmato un’opera di gran livello. Riesce ad evocare un’atmosfera minimale con dialoghi secchi e intensi senza risultare pedante e ridondante. Le sequenze prive di testo, con influssi alla Antonioni, sono in assoluto le più espressive e fanno comprendere al lettore la natura dello stato d’animo ansiogeno della Woolf (del resto, Mario Praz definì l’epoca del Modernismo ‘L’Età dell’Ansia’) grazie alla potenza emotiva del disegno.

E il volume è da prendere in considerazione pure per l’aspetto grafico. Lo stile di Bacchetta non è realistico ma non sfocia neanche nel caricaturale; ha un’allure espressionista e in certi momenti mi ha fatto pensare, facendo le debite proporzioni, agli esiti estetici di George Grosz. Il tutto è poi valorizzato da un suggestivo bianco e nero e da un tratteggio lieve che richiama l’indefinitezza dell’immaginario woolfiano. Gli esseri oscuri invece assomigliano a mostri d’inchiostro con un nero pieno che fa da piacevole contrasto agli sfondi candidi delle vignette e tale scelta contribuisce a rendere visivamente imprevedibile la lettura.

Una Stanza Tutta Per Tre è il primo lavoro completo di Bacchetta che in precedenza aveva partecipato a varie antologie (l’avevo già notato nell’albo della Bookmaker Comics sui Beatles) e dunque è il suo esordio ufficiale nel mondo del fumetto e, aggiungo, un esordio davvero riuscito. Sono convinto che di lui si sentirà parlare in futuro e posso solo consigliare a tutti di concedere una chance a una graphic novel non banale e meritevole di attenzione.

Voto: 7 ½

Il volume è in vendita su http://www.alessandrobacchetta.com/?page_id=1351 e qui http://www.nuovaprhomos.com/catalogo/una-stanza-tutta-per-tre–detail.html).

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