L’infanzia di Alan di Emmanuel Guibert – Recensione Coconino Press

Pubblicato il 25 Settembre 2013 alle 15:30

Una graphic novel sperimentale che inizialmente spiazza il lettore abituale ma che subito lo trasporta, in piena stabilità, in un’epoca di Grande Depressione: un’America straziata dalla guerra e dall’inquinamento di ogni genere. Un racconto intimo che ha il sapore di un diario segreto.

L’infanzia di Alan (dai ricordi di Alan Ingram Cope)

Autore: Emmanuel Guibert

Casa Editrice: Coconino Press

Genere: Biografico

Provenienza: Francia

Prezzo: 18.00 €, 17×24, pp. 164, b/n e col.

Data di pubblicazione: Marzo 2013

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Guibert in un servizio radiofonico ha raccontato la sua amicizia con Alan Ingram Cope e la nascita quindi di tutto il lavoro inerente e scaturito dai racconti di Alan. Emmanuel dice di aver incontrato casualmente Alan all’isola di Ré nel 1995, da li nasce una lunga amicizia sfociata in prolissi dialoghi registrati (più di sessanta ore di registrazione) tra il 1996 e il 1999. Cope muore alla fine del 1999.

Le registrazioni trattano di confessioni molto intime e di aneddoti particolarmente personali. Quando l’autore descrive il suo rapporto con Alan, asserisce di non aver mai posto più domande del dovuto e che tutto ciò che gli è stato raccontato è stato fatto in piena serenità e compiacenza.

Da queste lunghe discussioni inizia un’importante lavoro biografico di Emmanuel Guibert che rappresenta tra passato e presente le storie e la vita di Alan Ingram Cope con due trilogie che raccontano i ricordi di guerra, le testimonianze di momenti di vita quotidiana e di piccole osservazioni raccolte da Guibert con estrema delicatezza.

Le illustrazioni sono molto particolari, si tratta di una mezza tinta che trasfigura vecchie fotografie in bianco e nero richiamando uno stile retrò e tipico degli anni trenta. Non esiste un meccanismo di narrazione vero e proprio, per lo meno non standard, le vignette infatti assumono varie dimensioni e contorni a seconda della storia narrata o dell’emozione da suscitare, in pieno accordo con l’utilizzo dei bianchi e dei neri. In alcuni momenti i personaggi vengono rappresentati in total-white come se la luce avvolgesse completamente i ricordi e le persone stesse, altre volte il nero domina la scena creando una sensazione introversa e tormentata. L’elemento ricorrente durante la lettura, e chiave, che collega le storie apparentemente scollegate, è senza dubbio la lirica. Si respira una vena poetica sia nelle parole usate sia nella loro posizione, gli ampi spazi bianchi e le frasi fuori vignetta sottolinenano una descrizione più intima che ora può essere liberata.

Un racconto profondo e interiore che ci viene proposto con semplicità ma che acquisisce potenza e impatto attraverso le immagini e i ricordi fanciulleschi di un bambino.


Voto: 8

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