Historica prosegue con nuovi episodi di Vae Victis!, la splendida saga ambientata nell’antica Roma scritta da Simon Rocca e disegnata da Jean-Yves Mitton, e le vicissitudini della bellissima Ambra si fanno più estreme e violente!

Historica vol. 8 – Vae Victis! n. 2
Giulio Cesare e la Conquista della Gallia

Autori: Simon Rocca (testi), Jean.Yves Mitton (disegni)

Casa Editrice: Mondadori

Genere: Storico

Provenienza: Francia

Prezzo: € 12,99, 21 x 28, pp. 192, col.

Data di pubblicazione: maggio 2013

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Ormai scrivere che la collana Historica della Mondadori, dedicata a splendide opere di area bd inserite in precisi contesti storici, è di livello qualitativo eccelso è una banalità. Ma non posso fare diversamente, specie dopo aver letto l’ottavo volume che propone nuovi episodi di Vae Victis!, saga ambientata nell’antica Roma e in Gallia, scritta dall’abile Simon Rocca e illustrata dall’ottimo Jean-Yves Mitton. Coloro che hanno avuto modo di leggere i quattro episodi iniziali si sono resi conto che si tratta di un’opera avvincente. La story-line è inoltre complessa e articolata, pur rimanendo leggibile e comprensibile, e farne un riassunto è impresa ardua.

La trama si colloca comunque, almeno in principio, a Roma, nel periodo in cui era governata da Cesare, e Rocca, benché si diverta a raccontare una storia immaginaria, trae ispirazione da diversi elementi del De Bello Gallico. La conquista dei territori della Gallia da parte degli eserciti romani è infatti una delle tematiche più rilevanti, così come non è da trascurare quella della contrapposizione tra lo stile di vita romano, considerato civile, e quello dei celti e di altri popoli convenzionalmente definiti barbari. Ma l’ambiguità prevale e l’autore dimostra come il termine civiltà sia difficilmente applicabile in contesti in cui la violenza e la prevaricazione risultano dominanti (e in questo senso Roma non si salva e si dimostra spesso peggiore di altre culture).

Inoltre Rocca inserisce in Vae Victis! stilemi narrativi che rimandano al fantasy e alla sword & sorcery tanto che la serie può essere letta come un’opera di avventura allo stato puro. Negli episodi precedenti avevo rilevato la presenza di situazioni violente dall’erotismo intenso. Negli episodi 5-8 inclusi in questo volume il sadismo raggiunge livelli ancora più estremi e l’incedere narrativo subisce un radicale mutamento. Se in precedenza Rocca si era limitato a presentare i personaggi approfondendone le psicologie, stavolta gli avvenimenti si susseguono e il ritmo della trama si fa più veloce e meno riflessivo.

Giulio Cesare è riuscito a conquistare la Gallia e gli unici a resistere sono i belgi. Ma c’è un altro grosso ostacolo per le mire espansionistiche di Roma: la Britannia. È qui che intende recarsi Cesare ma siamo sicuri che le sue decisioni abbiano solo a che fare con la conquista di un territorio? La risposta potrebbe forse fornirla la bellissima Ambra, ex schiava di Roma appartenente alla tribù celtica degli Iceni e da essi chiamata Budicca. Senza spoilerare, specifico che Rocca ci fornirà sorprendenti rivelazioni sulle origini e sul passato della ragazza e non mancheranno i personaggi apparsi nel primo volume: per esempio, l’etrusco Milone, innamorato della giovane; il valente guerriero Cloduar e il depravato Didio. Ma Rocca introduce pure un trio di saltimbanchi e nelle trama ci saranno continue sorprese e colpi di scena.

La violenza e la sessualità deviata raggiungono livelli parossistici. Nel primo volume Rocca aveva sfiorato il tema scottante della violenza ai minori e qui è esplicito. Del resto, donne e bambini sono purtroppo le prime vittime delle guerre e lo sceneggiatore evidenzia con dovizia di particolari l’orrore degli infanti stuprati dai conquistatori. E l’erotismo è onnipresente, rappresentato da Ambra, che con la sua sensualità, e sovente con la sua nudità, eccita le pulsioni di tutti coloro che la incontrano. D’altronde, il volume si apre con un parallelismo incisivo: la morte violenta di un uomo avviene mentre Ambra dà alla luce sua figlia, come se Rocca volesse farci capire che l’esistenza si basa su dicotomie del genere vita/morte, eros/thanatos e così via.

I testi di Rocca sono validi e i dialoghi intensi e non privi di ironia e l’umorismo che di tanto in tanto emerge nella storia contribuisce a rendere meno cupa una vicenda che fa del sangue e delle stragi uno degli ingredienti fondamentali. Da questa affermazione si può intuire che l’azione conta molto e da questo punto di vista Jean-Yves Mitton svolge un lavoro sopraffino. Come avevo scritto recensendo la prima parte di Vae Victis!, il penciler è influenzato dal classico Marvel style degli anni settanta e in particolare da John Buscema (ricordiamo che Mitton disegnò qualche episodio di Silver Surfer) e i lettori che hanno amato Conan The Barbarian non faticheranno ad accorgersene.

Non significa che si tratti di un mero imitatore. Mitton parte sì dallo stile di Buscema (Budicca a tratti assomiglia alla Red Sonja di John) ma lo rielabora in maniera personale. Dà il meglio di sé nelle sequenze imperniate sui combattimenti, valorizzate da una cinematicità incredibile, e non va ignorata la cura maniacale dimostrata nella raffigurazione dei paesaggi naturali, aspri e ostili, dei territori celtici, delle architetture, degli accampamenti, degli interni, degli eserciti schierati nei campi di battaglia e di tanti piccoli particolari che rendono Vae Victis! un gioiello non solo narrativo ma grafico. Insomma, è una serie da non perdere e ne consiglio vivamente la lettura.


Voto: 8 ½

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