Una storia tanto incredibile quanto vera. Un artista incarcerato in Iran a causa di un disegno. L’incubo dell’autore Mana Neyestani raccontato ed illustrato nella sua opera che prende spunto dalla letteratura Kafkiana.

Una metamorfosi iraniana

Autore: Mana Neyestani

Casa Editrice: Coconino Press

Genere: Autobiografico

Provenienza: Francia

Prezzo: 19.00 €, 17×24, pp. 200, b/n.

Data di pubblicazione: Ottobre 2012

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E’ il 2006 e Mana Neyestani, il nostro protagonista/autore, un giorno disegna una conversazione tra un ragazzino, protagonista indiscusso delle sue storie, ed uno scarafaggio sul settimanale iraniano per l’infanzia. Durante il dialogo la blatta disegnata dall’autore utilizza una parola in lingua Azera, che viene utilizzata spesso da tutti. Gli Azeri sono una popolazione che vive nel nord dell’Iran di origine Turca, da sempre perseguitati dal regime di Teheran. Ovviamente, non c’è alcun intento offensivo o provocatorio da parte dell’artista, ma gli Azeri non sono della stessa idea.

Scoppia così una sommossa e quel disegno diventa la goccia che fa traboccare il vaso, gli Azeri scendono in piazza con violente manifestazioni e tutte le proteste vengono soffocate nel sangue. Ne consegue che il regime ha bisogno di un capro espiatorio e Mana diventa così insieme al suo editore di rivista un carcerato in una sezione non ufficiale della prigione di Evin, sotto il controllo di Vevak il ministero dell’informazione e della sicurezza nazionale.

Comincia così la discesa verso il baratro nel sistema penitenziario iraniano.

Da qui in avanti solo disperazione e violenza saranno le protagoniste della storia. Interrogatori continui, minacce e atrocità seguiranno i due artisti in questi luoghi, dove incontreranno la crudeltà e l’efferatezza della prigione. Ma proprio quando il profumo della libertà sembra sempre più lontano qualcosa stravolge le vite dei due. Conquistano improvvisamente la libertà provvisoria per quasi un mese, ma le minacce non tardano ad arrivare e si vocifera presto la possibilità di un ritorno in galera.

Ecco che comincia la seconda parte della storia, durante la quale l’autore in compagnia della moglie scappa in cerca di asilo politico. Parte quindi una lotta contro il tempo tra visti fantasma e promesse che non vengono mantenute in cerca di un posto dove poter riposare e poter chiudere definitivamente con quel “malinteso”. La calma giunge con l’arrivo in Turchia dove l’ufficio rifugiati li aiuterà a raggiungere un paese libero: la Francia.

Le illustrazioni di Neyestani sono immediate. Il suo linguaggio visivo è fluido, i protagonisti sono sempre in primo piano tralasciando quello che è lo sfondo come a dare importanza al racconto e non al contorno. Il suo indiscusso talento da vignettista si respira in ogni pagina, una capacità straordinaria e disinvolta nell’utilizzo di simboli e metafore, un’insolita semplicità nell’utilizzo della satira e una capacità di sintesi notevole.

Esistono storie come questa estremamente difficili e pericolose da raccontare ma la scelta di questa forma è veramente indovinata. Sebbene vengano trattati temi dispotici e aspri, l’autore non manca di infarcire la storia con qualche tratto ironico e divertente per alleggerire la lettura.

Interessante il rapporto che l’autore, da narratore esterno, crea tra il protagonista e la cornice delle sue vignette, più volte le sente strette e vede questa cornice come una metafora della cella e della sua detenzione. Per tutto il romanzo infatti si percepisce questa voglia di evasione con la rottura in alcuni casi della linea continua e con la posizione delle parole fuori vignetta.

Mana che ora vive a Parigi con la sua compagna, grazie al suo lavoro, è oggi un vessillo di libertà di espressione e di comunicazione.


Voto: 7 ½

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