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Marbles: storia di una fumettista bipolare | Recensione

Vanessa Maran 10/10/2017

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Una giovane fumettista americana scopre a trent’anni di avere un disturbo bipolare: come questa consapevolezza influenzerà la sua arte, la sua personalità, la sua vita di tutto i giorni? Ce lo racconta Ellen Forney in “Marbles”, un memoir fresco e sincero sulla difficile ricerca dell’equilibrio tra mania e depressione.

Fumettista, illustratrice, creativa, sportiva, bisessuale: la vita di Ellen Forney (nominata, tra l’altro, ad un Eisner Award) è piena e soddisfacente, fino a quando non le viene diagnosticato un bipolarismo di tipo 1, caratterizzato da periodi di mania e di iperattività alternati a settimane o mesi di depressione.

Non a caso il fumetto autobiografico di Forney, “Marbles” (edito in Italia da Edizioni BD all’interno della collana Psyco Pop), ha come sottotitolo “mania, depressione, Michelangelo e me”. Ma cosa centra Michelangelo in tutto questo?

Il primo passo, per Ellen, è accettare il fatto che, per raggiungere l’equilibrio, sarà costretta a prendere quotidianamente degli psicofarmaci, provando e riprovando fino a quando non avrà trovato quelli più adatti a lei: la ricerca del giusto dosaggio e delle medicine più corrette, infatti, può durare anche diversi anni. Il timore di Ellen è che gli psicofarmaci possano influire negativamente sulla sua creatività e, di conseguenza, sul suo lavoro di artista.

La protagonista comincia a fare ricerche sui grandi scrittori e artisti del passato che, come lei, avevano un disturbo bipolare, informandosi su come considerassero la loro malattia in rapporto con il loro essere artisti. Questo per rispondere ad una domanda: il bipolarismo è un ostacolo o uno stimolante?
Ad influenzare il rapporto di Ellen con il bipolarismo non sarà solo questa ricerca, ma anche l’impatto che questa malattia ha sui suoi amici e familiari, nonché sulla sua vita lavorativa e privata.

“Marbles” è una trasposizione grafica dei pensieri di Ellen, sia nei suoi periodi di mania che nelle sue fasi depressive, evidenziando la differenza tra i due. Raccontato in prima persona, molte pagine sembrano proprio tratte da un diario, tanto che alcuni disegni sono stati realizzati da Forney proprio durante la depressione a mo’ di terapia.

La narrazione è fluida , coinvolgente e a tratti divertente, trascinando il lettore dall’inizio alla fine del memoir con un ritmo vivace e spigliato. L’autrice ha infatti trovato il modo per raccontare questo aspetto delicato della sua vita, senza tradire il proprio stile, dimostrando come il bipolarismo faccia parte di lei… a patto che sia controllato e non distruttivo.

“Marbles” è quindi un buon fumetto, interessante anche per chi del bipolarismo ha solo sentito parlare in termini sensazionalistici: Ellen Forney racconta la propria esperienza senza essere pesante e nemmeno superficiale, esprimendo con chiarezza le caratteristiche base del bipolarismo e narrando con sincerità la propria battaglia, durata anni.

 

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