L’orrore vero è quello di una prigione nella quale non sai come sei entrato e non sai se ne uscirai mai. Dylan Dog lo scoprirà per l’ennesima volta della sua carriera trentennale, ma stavolta sarà una prigionia distorta, soffocante e opprimente, a opera dello sceneggiatore Mauro Uzzeo e dell’illustratore Arturo Lauria.

In Dylan Dog 416, “Il Detenuto”, il protagonista e la sua innamorata di turno si trovano poco fuori da una pizzeria, diretti verso Craven Road 7, a recuperare il portafogli dello sbadato indagatore. Ma un’ingiustizia nei confronti di un senzatetto da parte di due bobby farà richiudere Dylan in un posto da cui pare non ci sia via di uscita.

Dylan Dog 416 – Il testimone

Ottimo lavoro. Non è facile spaventare, suscitare un’emozione profonda e disturbante dopo più di 400 visioni differente dell’orrore. La nuova coppia artistica fa funzionare tutto l’impianto narrativo, creando una storia senza tempo (entrambi hanno iniziato a lavorarci circa 5 anni fa) e senza respiro.

Arturo Lauria piomba finalmente sulla serie regolare, con qualche mese di ritardo rispetto al suo effettivo esordio che avrebbe dovuto essere un albo in collaborazione con il rapper Salmo, annunciato e mai andato in porto. E l’arrivo di Lauria in total black anticipa quello a colori psycho del Dylan Dog Color Fest 37 di Maggio 2021, per una storia di Diego Cajelli.

In 96 pagine il disegnatore lucano esprime tutta la sua potenza grafica, giocando magistralmente con gli avanzi di elementi bianchi in mezzo a tavole nate come completamente nere. In Dylan Dog 416 c’è tutto quello che si può chiedere da un disegnatore per non annoiarsi: omaggi strutturali (la gabbia che ricorda la Valentina di Crepax), riferimenti chiaroscurali (le luci della Sin City protagoniste giusto per un attimo), immagini che si alternano in negativo e positivo, glitch e muscolatura biancastra che fuoriesce strisciante dal corpo deturpato.

L’arte visionaria e psicotica di Lauria è potente, ma sembra che qualcosa non lo faccia esprimere al massimo, come se qualcosa lo bloccasse. Dylan Dog in bianco e nero gli sta stretto e questa sorta di insofferenza la sfoga tutta sul personaggio, bloccandolo in una cella “tetraminica” dalla quale non sa se e come potrà uscire. Inoltre, qualche pagina prima i poliziotti paralizzano e pietrificano personaggi e lettore per la loro disumanità nel fare un lavoro praticamente ordinario.

La penna di Uzzeo sacrifica Dylan a un bene/male superiore di cui ancora non sappiamo nulla: l’indagatore dell’incubo sta subendo una completa eviscerazione della sua maschera dal suo corpo, ma perché? Una risposta potrebbe essere: perché altrimenti la storia non durerebbe due albi.

Dylan Dog 416 – Psychotic Distopian

E sì, perché stavolta si tratta di una storia da 192 pagine. Mauro Uzzeo, prima ancora di dare un nome alla causa della prigionia di Dylan, gli ha fatto patire un cammino doloroso e purificatore, quasi dantesco. Gli ha fatto prendere lentamente coscienza della sua condizione di “Testimone”, uno stato ben differente da quello che noi abitualmente conosciamo.

Dylan Dog 416, di Uzzeo e Lauria

Uno stile post punk, una narrazione cupa e castigatrice: in Dylan Dog 416 Uzzeo e Lauria si sono fusi in un unico autore che sa lavorare a quattro mani, capace di ritrascrivere una visione ipnotica e quasi lovercraftiana di ciò che Dylan sta vivendo non-si-sa-dove, non-si-sa-quando.

Copertina di Cavenago abbastanza deludente: le fasce rosse dietro Dylan non comunicano affatto la potenza narrativa che è racchiusa dentro l’albo. Oppure vuole essere un warning alert? Una cosa è certa: avvicinatevi all’albo con le dovute precauzioni, una volta chiuso non si torna indietro così facilmente.

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