Baron Yoshimoto, al secolo Tadashi Yoshimoto, arriva in Italia con Seventeen.

Seventeen, la storia

Il volume è una raccolta di storie realizzate nella prima metà degli anni Settanta, in cui il mangaka regala uno spaccato della vita giapponese di quegli anni, con protagonisti dei ragazzi di 17 anni: Tatsuzo Kawasaki è un ragazzo che vive una vita mediocre senza un soldo, nonostante abbia un talento non da poco per lo studio; ma perchè il padre si licenzia sempre? E i diciassette anni di Eriko? La ragazza ha una storia con un uomo con il doppio dei suoi anni, che la rende felice. Ma quanto potrà durare questa relazione? E poi avremo a che fare con un barbiere donna senza troppi veli e uno chef che cerca di farsi strada.

Seventeen, un volume gekiga?

Baron Yoshimoto ci racconta in questo volume uno spaccato di vita degli anni Settanta, con le storie di alcuni giovani e delle loro aspirazioni a sfondare nella vita da adulti. Tuttavia, anche se si ritiene che il sensei è un esponente del genere gekiga, in realtà ha dei tratti propri che lo rendono un caso unico e particolare.

Il “movimento“ (termine quanto mai improprio, in realtà, data l’eterogeneità degli autori e delle storie che vi si fanno rientrare) che noi conosciamo oggi come gekiga deve il suo nome al sensei Yoshihiro Tatsumi che lo coniò nel 1957 solo per una motivazione molto pratica, stando a quando racconta Jean-Marie Bouissou ne Il Manga (Tunué): alcuni genitori lamentavano che le sue opere, presenti nelle librerie a prestito, non fossero adatte ad un pubblico di bambini. Il mangaka decise di creare questa “categoria” al fine di poter continuare a disegnare senza problemi le proprie opere.

Baron Yoshimoto, trattando di un periodo posteriore, non parla ovviamente di guerra e ricostruzione, bensì sceglie comunque di trattare la durezza della vita, che sia data dalle condizioni economiche o dal proprio carattere, poco propenso a rapportarsi con gli altri.

In ogni caso sceglie di narrare la vita vera, di individui comuni della società di quegli anni.

Altra differenza di Yoshimoto dal resto del movimento gekiga generalmente inteso è la volontà di non rinnegare completamente alcuni stilemi del manga. Ecco perchè spesso troviamo momenti di sano umorismo che, come detto, erano propri delle riviste mainstream (ma anche di esponenti del gekiga come Susumu Katsumata, a dimostrazione che il movimento era in realtà un variegato insieme di tanti autori).

Anche dal punto di vista del disegno Yoshimoto è molto caratterizzato, con il suo stile cinematico che lo ha reso molto popolare anche in Occidente, tanto da essere stato uno dei primi autori ad aver avuto una esperienza longeva con una casa editrice USA (la Marvel, per la precisione). Del resto il sensei è un artista poliedrico che riesce a disegnare con diversi stili a seconda del target di riferimento.

Seventeen, l’edizione italiana

Venendo all’edizione italiana di Seventeen curata da J-POP, abbiamo un volume di formato maggiore rispetto ai classici manga. Nonostante il volume sia molto corposo (si va di poco oltre le 400 pagine), la rilegatura è solida e la sovracopertina protegge adeguatamente da pieghe indesiderate. Tra gli extra abbiamo vari approfondimenti sulla figura dell’autore, tra cui un’intervista al sensei stesso in cui parla della sua formazione e delle sue esperienze.

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