Dopo una serie di cicli che hanno completamente rivoltato l’universo narrativo di Dylan Dog, sono stati chiamati sulla serie principale dell’indagatori dell’Incubo due autori in grado di rispolverarne lo spirito più classico: stiamo parlando di Claudio Chiaverotti e Piero Dell’Agnol.

Furono questi due fumettisti a creare il personaggio di Mana Cerace nella storia Il Buio. Ed a distanza di oltre vent’anni dalla pubblicazione di quel numero l’oscura creatura è tornata.

Questa volta Dylan Dog dovrà direttamente confrontarsi con il passato, e con il trafugamento di un oggetto particolare: il telaio da letto con il quale si suicidò Philip Crane, l’ultima incarnazione di Mana Cerace.

Dopo la scomparsa di questo oggetto inizieranno tutta una serie di eventi che porteranno Dylan Dog ad affrontare nuovamente Mana Cerace, ed una serie di personaggi che hanno fatto parte del suo passato.

Insomma, potremmo definire questa storia un vero e proprio Ritorno al Futuro. L’idea del curatore Roberto Recchioni è chiara: prendere Chiaverotti, il simbolo del periodo d’oro dell’Indagatore dell’Incubo, per lanciare una nuova fase delle storie di Dylan Dog in cui passato, presente e futuro possono e devono convivere.

In effetti in questo albo si respira un’aria da epoca d’oro del personaggio: le atmosfere, le situazioni e le dinamiche sono quelle del Dylan Dog pre-Recchioni, ma anche pre-nuovo millennio. Si tratta di un vero tuffo nel passato, in quella dimensione che viaggia tra anni Ottanta e Novanta.

In questa storia troviamo, tra l’altro, un Mana Cerace più cattivo che mai, e che sembra rievocare, anche nella sua sadica satira, un certo Freddy Krueger. I rimandi ed i richiami ai film di Nightmare non mancano, a partire dalle filastrocche che accompagnano l’ingresso nella dimensione oscura.

Dylan Dog 409

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E di incubi in questa storia se ne vivono parecchi. L’aspetto particolare di Mana Cerace è il fatto di sospendere la realtà, ogni situazione in cui è presente la creatura del buio crea una sorta di dimensione parallela, in cui i personaggi vengono risucchiati.

E Dylan Dog in tutto questo ci entra in pieno. L’inquietudine suggerita dalla comparsa di Mana Cerace è palpabile in ogni vignetta in cui il personaggio è presente.

I disegni di Dall’Agnol riescono a creare l’atmosfera giusta, ed il disegnatore, con il suo tratto preciso e leggermente spigoloso, riesce a rappresentare Mana Cerace in maniera perfetta per destare inquietudine.

La storia non si conclude in questo albo. Così come affermato sui social dallo stesso Recchioni, nei prossimi mesi si susseguiranno una serie di albi non autoconclusivi. Insomma, Dylan Dog inizia a prendere le sembianze del tipo di narrazioni che vanno per la maggiore in questo periodo: quelle seriali.

La rivoluzione sulle storie dell’Indagatore dell’Incubo è iniziata da un pezzo, ma col tempo sembra prendere sempre più consistenza. Ma, alla fine, non si è trattata di una rivoluzione totale, bensì di un Ritorno al Futuro.

Si potrebbe anche dire che cambia tutto per non cambiare nulla, ma non sarebbe la definizione più appropriata. Perché la gestione Recchioni su Dylan  Dog, tra momenti con particolare effetto (vedasi la morte, ed il ritorno di Groucho), ha sempre cercato di seguire una linea sottile che sta accompagnando vecchi e nuovi lettori verso dei passaggi innovativi, come appunto gli archi narrativi divisi in più albi.

E che vada avanti questa piccola rivoluzione, se poi la qualità delle storie ha il sapore di quella golden age di Dylan Dog che Claudio Chiaverotti ha contribuito a rendere così importante.

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