Editrice Il Castoro torna a riproporre, dopo l’ottimo Harley Quinn – Gotham Arrivo! di cui trovate la nostra recensione QUI, un nuovo graphic novel young adult della linea DC Graphic Novels for Young Adults e lo fa proponendoci Wonder Woman – Warbringer.

Si tratta dell’adattamento a fumetti dell’omonimo romanzo, sempre young adult, scritto da Leigh Bardugo, firmato dalla veterana Louise Simonson (La Morte di Superman) e illustrato da Kit Seaton.

Wonder Woman – Warbringer

In Wonder Woman – Warbringer, Diana desidera ardentemente mettersi alla prova con le sue leggendarie sorelle guerriere che la trattano con sufficienza a causa della sua origine. È stata plasmata dall’argilla e non è morta in battaglia rinascendo Amazzone.

L’occasione arriva negli annuali giochi di abilità ma Diana, in vantaggio rispetto alle altre concorrenti, viene distratta dal naufragio di una nave. Pur con qualche esitazione si tuffa in mare salvando l’unica superstite, la giovane Alia Keralis.

Il gesto di Diana tuttavia è infausto. La presenza della ragazza, una mortale, su Themyscira porta terremoti e tempeste oltre a un diffuso malessere delle sue sorelle. Interrogato l’Oraclo Diana scopre ben presto il motivo: Alia infatti è una Warbringer, una discendente diretta della famigerata Elena di Troia, destinata a provocare un’era di spargimento di sangue e miseria.

Diana è messa di fronte ad una scelta: sacrificare Alia oppure scortarla fino ad una magica fonte in Grecia per “depurarla”. Rischiando l’esilio, e una nuova guerra mondiale, le due ragazze decidono di lasciare Themyscira.

La loro convivenza non sarà facile, soprattutto per Alia che dovrà abituarsi alla natura “mitica” di Diana, e soprattutto quando le due anziché ritrovarsi in Grecia, grazie ad un magico artefatto trafugato da Diana, si ritroveranno a New York.

Ma chi è che vuole morta Alia? E come si comporteranno gli amici della ragazza al suo brusco ritorno accompagnata da una “supermodella di un metro e ottanta che veste di pelle”?

Di origini e insicurezze adolescenziali

Leigh Bardugo Louise Simonson riprendono il personaggio della giovane Diana collegandosi idealmente alla sua primissima apparizione nei fumetti e in parte ovviamente anche alla pellicola del 2017.

Le autrici tuttavia decidono di non rinarrare pedissequamente le origini dell’eroina, accennate in maniera puntuale con qualche dialogo e didascalia, quanto invece giocare con la contrapposizione prima e le somiglianze poi fra Diana e Alia.

Destini diversi ma stessa ricerca di affermazione nel mondo per le due giovani protagoniste mentre intorno a loro il mondo cambia velocemente con punti di riferimento sempre più fluidi. In tal senso è anche leggibili il plot twist legato all’antagonista relegato nei due capitoli finali.

Pur essendo una lettura scorrevole, in alcuni passaggi la sensazione è quella di non aver approfondito a dovere certi aspetti non tanto di Alia quanto di Diana che avrebbero magari fornito un background più solido alla narrazione ma anche un quadro complessivo più completo ai giovani lettori e lettrici sul personaggio.

Un comparto grafico poco incisiva

Le buone intenzioni delle autrici purtroppo non trova una sponda solida in una parte grafica che non supera la sufficienza e firmata da Kit Seaton (disegni) e Sara Wooley (colori).

La Seaton illustra il graphic novel con tratto scattante, spigoloso e moderno scelta indiscutibile che però si scontra con qualche imprecisione di troppo sul versante anatomico e soprattutto con un uso delle inquadrature troppo statico. Forse temendo di cedere in fase di storytelling, la disegnatrice raramente si concede primi piani – fondamentali per mostrare lo stato d’animo dei personaggi aspetto cardine di questo tipo di lavori indirizzati ad un pubblico young adult – e men che meno tavole a tutta pagine se non in rare eccezioni preferendo uno schema abbastanza rigido che va dalle 4 alle 6 vignette per pagina. Un po’ povero anche il character design che non inquadra un “look” riconoscibile per Diana e “confonde” spesso gli altri personaggi tutti un po’ simili fra loro.

Interlocutoria la scelta della colorista Sara Wooley di utilizzare una paletta per tutto il graphic novel dai toni freddi – blu, grigi e qualche verde – da cui si discosta solo raramente per sottolineare alcuni particolari delle sequenze.

Questa appiattisce la narrazione che invece avrebbe potuto beneficiare del colore rendendo dinamiche quelle parti più discorsive, legate ai rapporti fra i personaggi e ai loro stati d’animo. In tal senso non aiuta neanche la scelta di una stesura spesso piatta dei colori con sfumature relegate al semplice tratteggio della disegnatrice.

Conclusioni

Wonder Woman – Warbringer è sicuramente una lettura scorrevole e coinvolgente ma qualche passaggio poco approfondito rischia di non lasciare il lettore o la lettrice abbastanza coinvolta tanto da cercare altre storie con protagonista Diana/Wonder Woman.

In questo senso non giova neanche un comporto grafico discreto ma sicuramente non brillante.

Il volume

Così come il precedente volume, Editrice Il Castoro realizza un volume brossurato, senza extra, che per dimensioni e confezione – rilegatura a filo, costina arrontondata etc… – ricorda più quella di un libro in senso lato che un volume a fumetti. La carta è spessa e porosa, la resa di stampa ottima. Da segnalare qualche scelta interlocutoria in fase di adattamento e soprattutto qualche passaggio in fase di traduzione che si sarebbe potuto decisamente affinare. Nulla che però in definitiva infici la lettura.

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