Ci hanno lasciato con un grosso punto interrogativo sulle sorti della coppia Marco e Marta, ma dopo otto mesi tornano Tito Faraci e Silvia Ziche con la seconda parte di Quei due, la commedia ambientata a Milano e pubblicata per Sergio Bonelli Editore.

Come nel primo volume, la storia si apre con una forma di “intervista doppia”: Marta e Marco sparlano l’uno dell’altro, stavolta davanti allo specchio. I due continuano a lavorare sul loro rapporto lavorativo forzato, mentre le pratiche per il divorzio proseguono.

Parallelamente, la moglie di Carlo scopre la relazione che suo marito ha con Marta e cerca di girare cosa a suo vantaggio. In un incrocio di storie, compare un dolorino “qui”, sul fianco destro di Marco, che segna il punto di svolta della storia…

Dolore al fianco sinistr… no, destr… no, aspetta…

Tito Faraci e Silvia Ziche riprendono in mano la coppia “scoppiata” dei Navigli, che in tutto riesce fuorché stare separata in seguito a una richiesta di divorzio. Quei due – Un dolorino qui sviluppa il finale del primo volume, dopo che Marco informa l’avvocato della moglie di Carlo della relazione di quest’ultimo con Marta.

Come in una moderna serie tv, il ritmo della narrazione è cadenzato, le inquadrature sono sempre in movimento, tranne alcune che sono fisse all’interno delle quali si muovono i personaggi stessi. In queste ultime si vede la mano della Ziche che tutti conosciamo, da Lucrezia alle storie su Topolino: inquadratura fissa, quasi sempre senza sfondo, sequenzialità che porta al sorriso. Le linee tonde e limpide si prestano bene a esagerazioni comiche grafiche, come bocche enormi che ridono o occhi che si ingrandiscono, senza però tralasciare il fatto che i protagonisti sono molto più reali di topi e paperi.

Marta e Marco sono un po’ lo specchio di ciò che tutti abbiamo dentro di noi. Ambizioni, paura delle malattie, coraggio nell’affrontare i cattivi e sentimenti di amore contrastante: sono tutti elementi nascosti, capaci però di fuoriuscire dal nostro animo come una scarica di adrenalina in un momento di pericolo.

Faraci continua a intrecciare le storie dei protagonisti come una vecchietta che costruisce un cestino di vimini: progressivamente, sempre più velocemente, la vita dei due si intreccia di nuovo, inevitabilmente. Compaiono nuovi personaggi, come la dottoressa che gli consiglia di fare le analisi del sangue per “quel dolorino lì”, che rendono ancora più complicata la separazione effettiva dei due. O forse no?

Se nel primo volume Milano faceva da sfondo alla loro storia, ora il secondo piano cambia e si riempie di personaggi vecchi (Carlo) e nuovi (avvocati, dottori, clienti, ecc.), proprio come anticipato in copertina.

La semplicità di una storia comune, di una storia di tutti e che tutti già conosciamo, è l’elemento più difficile da modellare quando si vuole raccontare per stupire ed emozionare. E con una combo di autori come Ziche e Faraci è difficile leggere qualcosa di scontato. Quei due, anzi questi due, sono una macchina da guerra narrativa per immagini che ne hanno ancora da raccontare. Soprattutto per quel dolorino lì: cosa sarà mai?

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