Quanto è difficile raccontare la vita ordinaria di una coppia ordinaria che vive una vita come le altre, che si rompe come le altre, senza risultare una storia come le altre? Semplice: farla scrivere a Tito Faraci. Lo sceneggiatore “disne-bonell-feltrinelliano” si è seduto davanti al suo pc a scrivere di una storia in cui molti ci si possono rispecchiare, scegliendo come fotografia di sfondo i Navigli milanesi.

Dall’altra parte c’è Silvia Ziche, grande artista che riesce a rendere graficamente tutte le espressioni umane possibili in questo mondo. Rabbia, gioia, tenerezza, delusione e ubriachezza passano sui volti di Marta e Marco per le 72 pagine del fumetto e ci fanno vivere insieme a loro una storia di separazione, tra un amore ormai stantio e il desiderio di qualcosa di diverso.

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LUI, LEI, L’ALTRO, LE ALTRE E TUTTO IL RESTO

La storia parte dal presente, per retrocedere a suon di flashback nella vita quotidiana di Marco e Marta, una coppia di sposi che mal si sopportano, dopo anni di matrimonio e altrettanti anni passati a gestire lo stesso ristorante, “Da Marto”.

Lui sciupafemmine ed eterno ragazzino, lei pragmatica e razionale: una coppia che pare sia inizialmente ben assortita ma che con il tempo si sfalda e si separa, in una maniera talmente secca e decisiva come un pezzo di cioccolata che si stacca dal resto del blocco con uno stack! asciutto.

Lui mette le corna con tutte, lei non vuole essere messa da parte e, senza saperlo, trova qualcuno che si inizia a prendere cura di lei. Sotterfugi, falsità e inganni fanno da cornice alla vita dei due, che nonostante la separazione devono ancora “sopportarsi” mentre lavorano nel loro ristorante. La soluzione definitiva sarebbe comprare la parte del ristorante intestata all’altro, ma due milioni di euro sono troppi da dare subito all’altro ex coniuge.

Marco cerca una soluzione, confidandosi tra le sue fantasie con il personaggio bonelliano per eccellenza: il Ranger Solitario (a cui la penna di Faraci più volte ha dato vita) fa da spalla comica a chi, come Marco, vive già dentro una barzelletta.

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Dall’altra parte, c’è una Marta forte, determinata, sicura di sé e di ciò che vuole: di sicuro non vuole ancora Marco nella sua vita. Cerca di vivere una vita dove viene apprezzata per quella che realmente è,

La comicità, firma indelebile di entrambi gli autori, trasuda dalle pagine di Quei due. Le situazioni quotidiane che i protagonisti vivono sono le stesse in cui tutti ci ritroviamo sempre. Si ride e si sorride quando ritroviamo noi stessi nei protagonisti o negli amici dei protagonisti, ma al tempo stesso si riflette nelle scene amare.

Come già detto all’inizio di questa recensione, è una storia davvero ordinaria. Ma sia chiaro: non è affatto scontata o raccontata male, ma è la summa dei classici racconti che i nostri amici fanno durante una serata in loro compagnia, davanti a uno spritz o un prosecco, e magari passeggiando per strada ammirando il panorama intorno a sé.

Ed è proprio tra le luci dei locali dei Navigli che Faraci e Ziche ci portano: tra le linee nere nette ammassate tra di loro che creano la notte, la disegnatrice fa brillare in bianco e nero le luminarie della passeggiata milanese, tingendo di malinconia una storia triste.

Una storia dal sapore italiano e dal colore giallo spento, come il sole di Milano e come la copertina che racchiude il racconto.

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