Away non è solo il titolo della nuova serie originale Netflix creata da Andrew Hinderaker con protagonista Hilary Swank nei panni di un’astronauta a capo della prima missione su Marte. Away, “lontano“, è anche il concetto al centro del serial.

L’abbandono e l’isolamento sono quindi i temi al centro della serie. Provando a raccontare per l’ennesima volta il possibile sbarco su Marte dell’umanità – dopo i tentativi di Marte di National Geographic e The First di HULU – Away sceglie una “nuova” chiave di lettura, quella del family drama.

Non solo perché al centro mette una donna che è anche moglie (di Matt, interpretato da Josh Charles) e madre (dell’adolescente Alexis, interpretata da Talitha Batema, per inserire anche la tematica teen, per fortuna non troppo presente). Una donna che sceglie di abbandonare i propri cari, forse nel momento in cui avevano più bisogno di lei, per non rinunciare al proprio sogno lavorativo (che in realtà è anche quello del marito) di essere la prima a toccare il suolo su Marte.

Ma anche perché parallelamente alla storia e situazione familiare dell’equipaggio che Emma guida nella missione sul Pianeta Rosso, vi è quella del team che diventerà giocoforza la famiglia l’uno dell’altro nei tre anni di missione. Bloccati in una “scatola”, che è la navicella spaziale, e in condizioni non ottimali, non potrebbe essere altrimenti.

L’escamotage del fatto che la realizzazione della missione è stata possibile solamente unendo le forze fra vari stati e continenti – anche fra Russia e Usa che sono storicamente in gara per il primato nello spazio – è quello di avere un cast variegato, per genere e nazionalità.

La squadra è così composta: il botanico ghanese Kwesi (Ato Essandoh), che non è mai stato nello spazio prima ed è il più timido, l’ingegnere russo Misha (Mark Ivanir), il “veterano” che ha toccato l’universo più volte di chiunque altro al mondo, il pilota e medico indiano Ram (Ray Panthaki), gentile e accomodante, e la chimica cinese Lu (Vivian Wu), precisa e riservata, che sente sulle proprie spalle il peso di un’intera nazione. E della società patriarcale da cui proviene – ad un certo punto dirà al padre “potrei essere la prima donna cinese a mettere piede su Marte, e perdona la superbia ma non sarai tu che sei un uomo“.

Proprio il personaggio di Lu è quello che offrirà più sfaccettature e uno sguardo ancora diverso sul ruolo femminile in un mestiere maschile come è quello nello spazio e come lo sono molti altri in campo scientifico (come ci ha raccontato di recente in salsa gialla The Head, per esempio).

L’impronta familiare rende la serie molto generalista e da appuntamento settimanale più che da scorpacciata di binge watching.

Il sacrificio è l’altro tema fondante della storia raccontata. Quelli fatti sia dagli astronauti che dalle loro famiglie per permettergli di realizzare il proprio sogno. La lontananza fisica, l’isolamento, il potersi sentire sempre di meno sono tutti aspetti che si acuiranno a ogni passo avanti fatto dalla missione. Più gli astronauti riusciranno, più sarà dura affrontare il nuovo livello di lontananza e mis-comunicazione.

Non mancano altre tematiche, come quella LGBTQ+ e quella razziale, a rendere attualizzata il più possibile una storia che già di suo è legata all’avanguardia scientifica moderna.

Il viaggio nello spazio diventa quindi molto più di una missione, diventa un simbolo, e per quanto intriso di un po’ troppa retorica, analizza bene come anche il più piccolo errore possa costare delle vite nello spazio, e il più piccolo problema possa divenire enorme. Una questione di prospettive, proprio come l’universo stesso. Tra gli attriti familiari e quelli fra colleghi del team, si sviscera la necessità del raggiungimento di un equilibrio, per il possibile successo della missione.

Anche la religione è molto presente nella vita dei protagonisti, per vari motivi. Che spesso si dice non vada a braccetto con la scienza e invece “ovunque possiamo ottenere un po’ di fortuna in più, ben venga” come dice Emma a Kwesi all’inizio del viaggio.

Away è quindi una serie Netflix che sceglie la via del family drama per il racconto, avvicinandosi all’atmosfera generalista da appuntamento settimanale, e si dimostra più equilibrata di chi l’ha preceduta nei temi trattati e nello sviscerarli per ognuno dei personaggi. Un piacevole intrattenimento per tutta la famiglia.

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