E’ riuscita anche l’edizione home video de L’Uomo Invisibile di Leigh Whannel così come lo è la rivisitazione con protagonista Elisabeth Moss, spostando il punto di vista su quello della vittima. Di un mostro tanto invisibile quanto potente.

Oltre al comparto audio e video che riesce a valorizzare l’effetto thriller della storia raccontata, quella di Cecilia che si sveglia nella notte e mette in atto la sua fuga dal compagno, il ricco Adrian Griffin, con cui ha una relazione abusiva. La donna, traumatizzata, continua a temere che Adrian si rifaccia vivo e l’incubo sembra finire solo quando arriva la notizia della morte dell’uomo. La serenità però dura pochissimo, perché inspiegabili fatti avvengono in casa di Cecilia e lei si convince di essere ancora perseguitata da Adrian… sarà solo nella mente della donna o c’è un fondo di verità?

I contenuti extra permettono di spaziare nei diversi punti di vista della realizzazione del film. Tra Moss si manifesta, Viaggio con il regista, Gli attori e Terrore senza tempoil primo punto di vista analizzato è quello del produttore Jason Blum che con la sua Blumhouse ha fatto la fortuna del genere horror negli ultimi anni rinvendendolo. Poi c’è quello della sfida di Leigh Whannel nel prendere un tale classico Mostro Universal e trasformarlo in qualcosa di moderno e attualizzato all’oggi (una sfida vinta). E infine quello di Elizabeth Moss di scontrarsi ancora una volta con un personaggio complesso che deve dire tantissimo con lo sguardo (sfida vinta anche qui) insieme agli altri attori.

Whannel ha fatto tesoro della prospettiva femminile e alle opinioni della Moss sul set. Il regista si è dimostrato “un maestro di suspense” ed è stato difficile, come spesso capita, partire dal finale da girare sul set. La Moss dice “Fingo per lavoro, prendo sul serio il mio lavoro ma non me stessa“. Whannel è un fan dell’horror fin da piccolo, da Nightmare a Hellraiser, e voleva l’opportunità di fare qualcosa di nuovo con l’Uomo Invisibile, dato che il personaggio non aveva già mille versioni fatte.

Il film è stato girato per gli esterni a Gerringong, New South Wales in Australia. Secondo Whannel il regista “è come un domatore di leoni, speri che il leone cioè il film non prenderà il sopravvento” ed è anche “come tornare ad andare in bicicletta, all’inizio difficile poi si prende il ritmo, o almeno così mi hanno detto“, scherza. Ciò di cui aveva davvero paura era fare una nuova versione dell’Uomo Invisibile. Proprio come quando ne I predatori dell’arca perduta Indiana Jones fugge dal macigno, per lui quello è fare un film. In tutto sono stati 40 giorni di riprese.

La scena più difficile da girare è stata sicuramente quella della lotta in cucina poiché fatta in motion control ovvero con una cinepresa robotica e l’attore deve stare dietro alla conta mentre recita, ma la Moss è stata bravissima e non ha battuto ciglio (“una vera multitasking“).

Harriet Dyer che interpreta Emily Kass, la sorella di Cecilia che vuole proteggerla e al tempo stesso pensa stia impazzendo, dice che era il momento giusto per questo remake “perché stiamo tutti dietro a questi schermi, tastiere ecc diventando invisibili, anonimi“.

Aldis Hodge che interpreta James Lanier, l’amico poliziotto (con figlia al seguito, Sydney, interpretata da Storm Reid) di Cecilia che la ospita e tenta di aiutarla dopo il trauma subito, dice che il regista era interessato agli attori, non solo alla storia. Cecilia è quasi una figura materna per Sydney, o almeno ci prova, mentre la ragazzina è testarda, caparbia e quasi già un po’ adulta.

Adrian è il burattinaio del fratello Tom, come rivela l’interprete di quest’ultimo Michael Dorman. Oliver Jackson-Cohen che interpreta Adrian Griffin ha avuto la parte più difficile delle riprese, perché ha partecipato all’inizio e alla fine, senza nulla nel mezzo. Era un grande fan della Moss e si sono subito trovati.

È interessante la natura ciclica delle relazioni, soprattutto quelle tossiche, come riflettono Whannel e lo stesso Blum nel rendere moderno L’Uomo Invisibile, dal punto di vista della vittima. Whannel poi ci teneva a realizzare l’invisibilità in modo che fosse plausibile, nei limiti del possibile. Spesso queste cose nascono da esperimenti dell’esercito, da lì la tuta mimetica. Whannel voleva rendere onore al personaggio facendo qualcosa di nuovo, senza tradirlo. E possiamo dire che ci è sorprendentemente riuscito.

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