Non tutti i remake e reboot vengono per nuocere. E’ il caso di L’Uomo Invisibile di Leigh Whannell disponibile in Italia direttamente su CHILI a causa dell’emergenza sanitaria in corso. Adattamento moderno del romanzo L’uomo invisibile di H. G. Wells e reboot dell’omonimo adattamento del 1933, un classico dell’horror parte dei “Mostri della Universal”, il film è una grande metafora dell’abuso. L’abuso subito da una donna (che potrebbe essere per traslato chiunque di noi), che ci segue sempre nella nostra vita anche dopo che ci siamo liberati di chi ci procurava violenza, fisica o psicologica che fosse. Un tarlo che non sembra volerci lasciare e ci fa vivere costantemente nell’ansia, nella frustrazione e in allerta.

E’ questa la vita di Cecilia (una Elizabeth Moss che, forse merito della sua esperienza in The Handmaid’s Tale, regala una performance ricca di sofferenza e pathos) dopo che ha lasciato un genio dell’ottica, che le rendeva la vita impossibile. La donna sembra però instabile dopo l’accaduto e, nonostante l’aiuto della sorella e di un amico che la ospita, presto verrà messa in dubbio la sua credibilità e la sua sanità mentale. Adrian è davvero tornato a tormentarla o è tutto nella sua testa per il trauma subito?

Se lo chiede Cecilia e ce lo chiediamo noi spettatori con lei per tutta la durata del film. La regia di Leigh Whannell prende per mano il pubblico e lo accompagna in questo viaggio nella mente della protagonista, facendolo dubitare di ciò che vede, o meglio di ciò che non c’è. Azzeccata infatti la scelta di soffermare le inquadrature su ciò che non c’è nella stanza, mentre lo spettatore attende che accada qualcosa da un momento all’altro; che qualcosa di muova senza una spiegazione razionale e scientifica.

Un abuso con cui non vogliamo essere identificati ma che allo tesso tempo vogliamo far nostro, e non di altri. Whannell si sofferma anche sui primi piani di Elizabeth Moss e sul suo sguardo contrito. La sua Cecilia è una donna che sembra essersi fatta terra bruciata intorno, ma sarà davvero pazza?

Whannell riesce non solo a modernizzare l’opera, a esplorare tutte le sfumature dal punto di vista della vittima e non del carnefice, a dipingere una donna fragile ma forte, a mettere in scena un Gone Girl dalle tinte maggiormente horror e meno thriller, tipiche della casa di produzione Blumhouse, a equilibrare i plot twist con i momenti più misurati.

L’Uomo Invisibile di Leigh Whannell è quindi un thriller che convince, che si dimostra capace di riscrivere una storia già raccontata molte volte e che sorprende fino al finale, che chiude in modo intelligente il cerchio e i tre atti della storia, e gioca altrettanto sapientemente con i ruoli di vittima e di carnefice.

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