Kasane è una ragazza dal volto deturpato che dalla vita ha ricevuto unicamente abusi e derisione. Solo sua madre, una bellissima attrice, le ha lasciato un regalo utile, prima di morire: un rossetto che le permette di rubare, letteralmente, la faccia alle persone che riuscirà a baciare, dando in cambio il suo volto sfigurato.

Finalmente libera dal suo disgustoso aspetto e ansiosa di sfogare il rancore covato per anni, soprattutto nei confronti delle persone “belle”, Kasane comincia così la sua corsa alla vendetta, correndo sulla sottile linea che la separa dalla follia.

La bellezza è croce e delizia di ogni società umana, che nel corso dei secoli alcune volte è stata elevata a sinonimo di criterio morale mentre in altre epoche, ipocritamente, a irrilevante plus di ogni persona.

Ciò non toglie che nel corso dei secoli il contrasto tra bello e brutto è stato una costante: il mito di Narciso nell’antichità era il racconto (anche morale) di un uomo bellissimo che respingeva crudelmente tutti i suoi innamorati, meno belli di lui, fino a farli desistere (tranne il povero Aminia); ma anche nel fumetto giapponese il tema è trattato spesso, come per esempio in Diletta di Osamu Tezuka, la storia di una donna piuttosto bruttina che, con una dieta ferrea, diventa di una bellezza incredibile.

Dunque, Kasane si colloca in un filone già piuttosto ricco e rappresentato; ciò non toglie che riesca a regalarci dei personaggi non proprio realistici, ma estremizzati nei loro sentimenti: la compagna di scuola che bullizza Kasane, Ichiku, sembra avere solo questo scopo, al contrario la senpai Iku sembra una santa “senza se e senza ma”; anche Kasane, del resto, non ha altro scopo se non quello di cambiare la sua situazione dopo quello che è successo a sua madre e lo fa con il rossetto che le ha lasciato la donna: anche qui un escamotage non proprio originale, se si considera il ricco filone majokko dell’animazione giapponese o, per restare ancora di più sul classico, Melmo – I bonbon magici di Lilly, ancora di Osamu Tezuka.

Tuttavia riusciamo a vedere anche i suoi dubbi nel decidere se usare il rossetto e come comportarsi nei confronti degli altri quando si ruba la loro identità; sicuramente una introspezione che costituisce un aspetto molto pregevole di questo manga.

In effetti la protagonista si comporta ingiustamente, ma il lettore riesce comunque a giustificare le sue azioni, se non altro come risarcimento per tutto quello che ha dovuto subire. Vedremo con il proseguire della serie come questa linea morale della protagonista si sposterà o meno verso la follia…

Il tutto qui, quindi, è rielaborato in una chiava horror che ci regala molta più suspense e intrigo di quanto ci si potrebbe immaginare.

Il lato grafico presenta un tratto pulito, che si concentra soprattutto sui personaggi, più che sugli ambienti, che spesso sono riprodotti in maniera superficiale; buona invece la fotografia delle scene ambientate a teatro.

Per quanto riguarda l’edizione J-POP, non è presente alcun extra nel primo volume, come consuetudine per i manga.

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