Dopo una apocalisse che ha fatto sprofondare il mondo che conosciamo in una distesa ghiacciata a – 85° C, l’unica speranza per l’umanità sembra essere un treno la cui locomotiva gode di un moto perpetuo.

Questo treno è lo Snowpiercer (Le Transperceneige nell’edizione originale francese), formato da mille e uno vagoni, di cui quelli di testa sono abitati dalle classi più agiate, mentre quelli di coda da dei poveri disperati che vivono nella precarietà.

Un giorno verso metà del treno viene trovato un uomo, Proloff, che per sfuggire alla miseria ha deciso di rompere un finestrino e abbandonare le carrozze in fondo al convoglio per cercare un riscatto dalla miseria.

Ma il viaggio dell’uomo finisce presto; tuttavia, dato che le carrozze di fondo sono off limits per tutti, ne consegue che Proloff diviene l’unico testimone di quello che accade in quei luoghi di disperazione; deve quindi essere scortato alla fine del treno per essere interrogato, insieme a Adeline Belleau, una donna che è membro di un’organizzazione umanitaria per integrare quei disperati. Ma la verità che si nasconde nei futuri progetti del Presidente e dei militari scatenerà la voglia di rivalsa dell’uomo.

Pochi fumetti hanno un valore metaforico come Snowpiercer: l’opera di Jean-Marc Rochette e Jacques Lob (poi anche di Legrand) dopo decenni dal suo primo volume non ha perso nulla del suo potere narrativo e della sua modernità, anzi da fumetto premonitore è diventato una caustica descrizione del mondo in cui viviamo, tanto da aver ispirato questo stesso anno una serie TV attualmente disponibile in Italia su Netflix.

La società del treno perpetuo è una società che ha riprodotto tutte le caratteristiche negative della società ante apocalisse climatica; non esiste solidarietà su questo treno e ben presto il divario economico (e sociale) porta ad una dicotomia insanabile tra i ricchi e coloro che per migliorare la propria situazione non possono far altro che tentare una ribellione.

Ma esiste una differenza fondamentale tra la società del treno e quella che l’ha preceduta: la mancanza di una speranza per il futuro; i viaggiatori infatti non possono far altro che distrarsi con sesso, droghe o religione per cercare di dimenticare la situazione opprimente in cui vivono, chiusi in carrozze che prima o poi diventeranno anche le loro bare.

Ed in effetti il tratto di Rochette rende al meglio questo senso di claustrofobia, con atmosfere rese drammatiche da un disegno spesso grezzo ma convincente, che porta il lettore in questo mondo freddo, non solo all’esterno, ma anche all’interno dei vagoni.

E questo si vede anche nei personaggi, che sono spesso automi ridotti a svolgere il mero ruolo cui sono chiamati: lo stesso protagonista, se avete visto il film omonimo, vi sembrerà molto diverso, più concentrato su se stesso che su una missione salvifica a vantaggio di chi abita gli ultimi vagoni; solo Adeline sembra squarciare questa omertà egoistica, anche graficamente, con i suoi bei capelli biondi.

Per quanto riguarda l’edizione presentata da Editoriale Cosmo, si tratta dell’Integrale pubblicato in Francia, che contiene anche i due volumi seguenti della serie, ovvero Il Geoeploratore (L’Arpenteur) e La terra promessa (La Traversée), in cui vivremo le avventure del treno gemello dello Snowpiercer, il Wintercrack, in cui tuttavia i vizi e gli inganni dei capi a danno del proprio popolo non vengono meno…

Purtroppo però non è presente alcun extra, il che è un peccato dato il valore dell’opera in sé ed in prospettiva rispetto all’insegnamento che contiene.

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