“Free Will Is Not Free” con questo claim era iniziata la terza stagione di Westworld, la serie cult HBO in onda in Italia su Sky Atlantic. Con l’ottavo episodio il cerchio si chiude e tirando le somme di questo terzo capitolo (un quarto già sappiamo essere in arrivo) ci ritroviamo un po’ come Bernard sulla spiaggia nella seconda stagione: confusi, frastornati e in balia delle onde (e degli altri). Attenzione agli spoiler se non avete visto la stagione al completo.

Dopo i primi quattro episodi e il plot twist delle tante copie di Dolores (Evan Rachel Wood) fatte da lei stessa (di cui una è Hale e una Bernard) per realizzare la sua rivoluzione, che aveva fatto da giro di boa della stagione, tutte le strade portano proprio alla suddetta rivoluzione e alla scoperta che Rehoboam, il sistema che “controlla il mondo” è stato creato dall’architetto Serac insieme al fratello, poi confinato dallo stesso Serac perché si era fatto degli scrupoli sul suo “potere”.

Nelle altre quattro puntate abbiamo visto una serie di plot twist – come la morte della famiglia di Hale – che vogliono portare a una nuova presa di coscienza da parte di tutti i protagonisti, in primis la new entry Caleb (Aaron Paul), la cui verità viene svelata nel finale: il suo “addestramento” era nel Parco n. 5 e avevano “riprogrammato” e “ricondizionato” i suoi ricordi affinché dimenticasse di aver ucciso lui stesso il suo ex compagno d’armi e amico in un piccolo “gioco al massacro”. Uccidi o vieni ucciso. E’ questa la legge che sembra controllare il mondo iper-futuristico di matrice matrixiana raccontato in questo terzo ciclo di episodi.

L’episodio finale, invece, torna alle origini, per dare una chiusura (sarà definitiva) al personaggio di Dolores, almeno a questa sua versione come hanno dichiarato gli autori. Torniamo dentro al parco, nei ricordi di Dolores che dovrebbero avere la famosa chiave per Rehoboam. Si torna per un attimo agli sterminati campi del vecchio West in cui Dolores è ancora una volta di più motore dell’azione della serie di Jonathan Nolan e Lisa Joy.

Il suo intento – e messaggio – finale sembra quindi non essere la distruzione, ma la ricostruzione del mondo da zero, perché “sceglie di vedere il bello nel mondo“. Quasi un nuovo Big Bang da cui originare l’universo, con la scena finale che punta su un’inquadratura da film post-apocalittico del mondo con gli eroi “sopravvissuti” di spalle che contemplano la distruzione in atto intorno a loro.

Basterà questo all’umanità – insieme alla presa di consapevolezza di Rehoboam – per saper ricostruire il mondo in una versione migliore? C’è speranza? Il libero arbitrio esiste davvero? E’ proprio intorno al concetto di free will, come dicevamo all’inizio, che tutta la stagione gira e rigira, forse un po’ in modo ridondante a volte, e con colpi di scena che stravolgono meno l’universo narrativo in cui oramai ci troviamo, soprattutto nella parte finale. A proposito di finale, una menzione alla scena post-credits che ancora una volta coinvolge William e un suo piano di “vendetta” nei confronti di Dolores.

Westworld 3 sembra aver perso mordente rispetto alla magia della stagione inaugurale e all’affascinante complessità della seconda, e questa nuova identità futuristica potrebbe allontanare alcuni spettatori come già è successo. Gli effetti speciali e visivi hanno fagocitato scrittura e recitazione, che restano di livello ma meno approfondite (come il personaggio di Caleb), invece di accompagnarli ed esserne lo strumento. Complice anche la tabula rasa del finale, che preannuncia un ulteriore “nuovo mondo” per la quarta stagione (e in tutto ce ne potrebbero essere sei annate invece delle cinque pensate inizialmente) e questo ricorda un po’ la confusione e i troppi momenti “di passaggio” di Animali Fantastici e i Crimini di Grindelwald.

telegra_promo_mangaforever_2

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui