A due anni dalla messa in onda della sua prima stagione (della quale qui potete trovare la mia recensione) e ambientata cronologicamente 30 anni dopo questa, la serie fantascientifica Altered Carbon torna sugli schermi degli abbonati al servizio di streaming a pagamento Netflix in questa seconda stagione, che però non soddisfa appieno le aspettative.

LE TANTE VITE DI TAKESHI KOVASC

Come è già chiaramente visibile fin dal trailer qui in alto, l’attore Joel Kinnaman è stato sostituito, nel ruolo del protagonista Takeshi Kovasc, da Joel Kinnaman (8 Mile, Million Dollar Baby, Captain America: The Winter Soldier, Captain America: Civil War, Avengers: Age of Ultron, Ant-Man).

Una delle peculiarità di questa serie è rappresentata dal modo in cui gli esseri umani si sono garantiti la sopravvivenza: mentre l’interezza dell’identità umana viene conservata all’interno di speciali dispositivi chiamati “pile corticali”, i corpi in cui le pile vengono impiantati sono inerti fino a che una di queste non viene inserita al loro interno, e sono chiamati semplicemente “custodie”.

Grazie a questo caratteristica è quindi possibile trasferire la propria coscienza da una custodia a un’altra, e questo espediente narrativo viene impiegato per spiegare come mai l’attore che interpreta il protagonista possa essere cambiato senza intaccare la coerenza del racconto.

Tuttavia, in questa seconda stagione ci saranno diverse occasioni in cui una pila alla quale avevamo imparato ad associare un volto si potrà ritrovare all’interno di un altro corpo, per cui vi invito a prestare la dovuta attenzione agli intrecci e a dettagli come questo, se non volete far confusione fra chi sia chi.

La vicenda si svolge questa volta sul pianeta Harlan’s World, dove Kovasc si reca alla ricerca della sua amata Quellcrist Falconer, ex leader degli Spedi di cui anche Kovasc faceva parte e ora a capo della ribellione al Protettorato, retto dai Mat, una ristretta oligarchia benestante al punto da potersi garantire un numero infinito di custodie, diversamente da quanto avviene invece per le persone comuni, visto il costo molto elevato delle stesse.

Questo sistema non è quindi ben visto da chiunque, ed esistono anche diverse persone che ritengono che la vita avrebbe maggior valore se si potesse morire una volta per tutte: questa è ciò che viene definita “vera morte”, ottenibile distruggendo una pila, contenitore della coscienza umana.

Questa stagione è dunque incentrata principalmente sulle vicende che ruotano intorno alla coppia Takeshi/Quellcrist e all’inevitabile scontro con il Protettorato, ma sono presenti anche diverse storie per così dire secondarie che rendono la proposta in generale piuttosto diversificata.

Nonostante questo sforzo, però, la seconda stagione di Altered Carbon non convince per via del fatto che, in realtà, la carne sul fuoco non è poi così tanta, per cui sovente potreste ritrovarvi ad ascoltare dialoghi che si protraggono per un po’ troppo tempo, il che li rende a tratti piuttosto noiosi.

Il ritmo narrativo ne risente dunque in maniera negativa, dimostrandosi così a tratti troppo lento, il che rischia quindi di mettere in secondo piano le scelte narrative.

Visivamente, la massiccia presenza di effetti speciali rende in generale questa seconda stagione di Altered Carbon molto piacevole da guardare, nonostante nelle ambientazioni, siano esse esterne che interne, si sia scelto di prediligere le tonalità più scure dei colori freddi, scelta però funzionale alla narrazione in quanto trasmette proprio la freddezza e l’oscurità di un futuro così meccanizzato e in parte svuotato della propria umanità.

CONCLUSIONI

La seconda stagione di Altered Carbon sviluppa tematiche naturalmente collegate a quelle trattate nella prima stagione, ma ne introduce anche di nuove, anche se forse sarebbe meglio dire che si tratta di argomenti nuovi unicamente per la serie, perché si tratta in realtà di qualcosa che conosciamo già bene grazie a opere come Pocahontas o Avatar: il colonialismo sfrenato da parte di alcuni individui che pur di conquistare la terra su cui vivono altri individui arrivano a sterminarli.

La presenza di diversi intrecci e del Falcon dell’MCU Anthony Mackie non sono però sufficienti per sollevare le sorti della serie nel suo complesso, inficiata da un ritmo narrativo in taluni frangenti lento e in altri fin troppo confusionario.

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