Con l’episodio della scorsa settimana – la nostra recensione QUIRiverdale ha decisamente raggiunto il suo climax. Le sequenze in prolessi infatti si sono sovrapposte agli eventi del presente: Jughead è morto.

Ma è stata davvero Betty, manipolata da Brett e Donna, ad uccidere il ragazzo oppure fa tutto parte di una incredibile cospirazione, un gioco perverso messo in piedi da un gruppo di ragazzi viziati e annoiati?

È ovviamente questo il parere di Betty che finora è stata coperta ed aiutata da Archie e Veronica i quali, a causa anche dei loro problemi personali, hanno decisamente iniziato a vacillare ritenendo che ci siano ancora parte oscure nel racconto dell’amica.

Con la notizia dell’ammissione a Yale di Betty, a causa del posto lasciando libero da Jughead, riparte l’episodio di questa settima intitolato To Die For.

Betty non è l’unica intenta ad indagare per provare la sua innocenza, a lei infatti si aggiunge FP Jones intenzionato a trovare il colpevole dell’omicidio di suo figlio. Quando una visita a Brett e Donna però lo indirizza di nuovo su Archie, Betty e Veronica i tre sembrano sull’orlo di cedere fortunatamente però il depistaggio compiuto grazie a Charles fa guadagnare loro un po’ di tempo prezioso.

Donna e Brett decidono allora di utilizzare un altro approccio e provano a spargere la voce che in realtà Jughead sia ancora vivo!

È questo il colpo che mette a dura prova Betty che cede sotto la pressione dell’opinione comune e con lei a sorpresa… Archie! Il loro improvviso avvicinamento indispettisce ovviamente Veronica.

Ma non tutto è come sembra, si tratta solo di guadagnare tempo e terreno contro Donna e Brett.

To Die For è uno dei migliori se non addirittura il migliore di questa sonnacchiosa Quarta Stagione di Riverdale.

Non esente certo da difetti, compreso qualche passaggio ridondante e un ritmo tutt’altro che sostenuto, l’episodio riesce a costruire una tensione palpabile per tutti i 45 minuti circa di durata complice una sceneggiatura cesellata alla perfezione da un Roberto Aguirre-Sacasa in stato di grazia e ad una regia che con soluzioni semplici ma efficaci amplifica il senso di incertezza che serpeggia fino all’epilogo dei minuti finali.

Riverdale ritorna idealmente alle sue origini fra influenze lynchiane – la prima parte dell’episodio è una versione teen di spezzoni di Twin Peaks complice anche il ruolo dello sceriffo FP Jones – e meta narrazione che attinge dal materiale fumettistico originale e da quella idea semplice e irresistibile far fare coppia a Archie e Betty.

Ma come si dice in questi casi “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” non solo perché quello che abbiamo visto si rivela una complessa macchinazione che coinvolge l’intera cittadina ma anche perché sembra rivelare, nuovamente, chi è davvero il vero antagonista di questa stagione, figura che è cambiata spesso depistando lo spettatore non sempre con risultati apprezzabili.

Se quindi speriamo di aver individuato il vero antagonista resta ora da assodare quali siano le sue motivazioni e in questo senso il filotto di episodi finali dovrebbe lavorare per non perdere quanto di buono fatto vedere in questo episodio.

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