L’uscita nelle edicole di  Samuel Stern, nuova serie a fumetti della Bugs Comics, ha subito chiamato in causa nomi e personaggi noti della nostra tradizione fumettistica. Su tutti, trattandosi di una serie horror, ovviamente Dylan Dog. Ma Samuel Stern è decisamente lontano dall’Indagatore dell’Incubo.

Se questa serie a fumetti dovesse trovare un suo corrispettivo già esistente, probabilmente si tratterebbe di Outcast, la serie americana realizzata da Robert Kirkman. Rispetto ad Outcast però, Samuel Stern sviluppa una maggiore vocazione antologica, con una continuity più blanda.

E L’isola dei perduti, nuovo albo della serie disponibile, rimarca ancora di più queste caratteristiche.

Al centro della storia ci sono ancora Samuel Stern e padre Duncan che, questa volta si recano nell’isola di Port Mor per affrontare lo scoppio di un’epidemia demoniaca. Coinvolta nella questione c’è la tragica vicenda di padre Andreas.

Massimilano Filiadoro e Gianmarco Fumasoli sono abili nel tessere una trama capace d’intrattenere e di svilupparsi nella maniera più canonica possibile per questo tipo di storie. I due autori sanno come gestire il materiale narrativo alla base di Samuel Stern e riescono a ben definire la struttura della storia.

Samuel Stern e padre Duncan sono ormai due personaggi ben inseriti nel meccanismo “sgangherato e sgangherabile” che contraddistingue le storie seriali. Funzionano in ogni contesto, e riescono ad essere contornati da buoni personaggi secondari.

Per tutti gli amanti di un certo tipo di horror classico le storie di Samuel Stern funzionano, ed hanno un canovaccio che segue delle linee tradizionali che funzionano nel tempo e non stancano mai.

Ciò che manca ancora a Samuel Stern è la capacità di diventare tridimensionale. I personaggi secondari, ed anche gli stessi protagonisti, non hanno tutt’ora trovato una dimensione tale da prendere corporeità ed anima nel lettore.

Samuel Stern continua ad essere una buona lettura d’intrattenimento, che funziona e che dimostra l’abilità narrativa degli sceneggiatori, e la capacità della Bugs Comics di saper sfruttare elementi classici dei canovacci horror facendoli rivivere nel tempo.

Ma il potenziale di Samuel Stern potrebbe essere ancora maggiormente sviluppato ed esplorato. Così come ha dimostrato Outcast, gli esorcismi, i demoni, e tutto l’horror appartenente a questo tipo di storie ha ampio margine per raccontare i moti dell’animo umano.

Fino ad ora in Samuel Stern si è visto tanto di horror e di canovacci classici del genere, ma ancora poco della personalità e dello spessore umano dei personaggi. Il finale de L’isola dei perduti, sotto questo punto di vista, riesce a incanalare l’albo verso questo tipo di intenzione.

Il fatto che si cerchi di dare umanità, o quanto meno una ragione umana a certe azioni che hanno a che fare con il soprannaturale, aiuta a dare tridimensionalità e spessore a storie che altrimenti rimarrebbero bidimensionali.

Sotto questo punto di vista Samuel Stern può ancora migliorare, ed alzare il livello dei propri contenuti. Ma, ora come ora, questa proposta di Bugs Comics è comunque un esperimento riuscito.

E ciò grazie anche al contributo del comparto grafico. I disegni di questo albo realizzati da Ludovica Ceregatti mischiano realismo ed un tratto leggero, che sa un po’ di cartoonesco, creando un mix capace di evocare lo stile di disegno della Image Comics.

Insomma, anche il nuovo albo di Samuel Stern è una lettura consigliata che non deluderà gli amanti dell’horror classico.

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