Con questo terzo volume intitolato Orrore a Hollywood giunge al giro di boa la collana che saldaPress ha varato per presentare le avventure di Rocketeer eroe ispirato ai personaggi pulp della Golden Age e creato negli anni ’80 da Dave Stevens.

Eravamo partiti proprio da un primo volume firmato dallo stesso Stevens con le origini del personaggio – la nostra recensione QUI – passando poi per un secondo esagerato e divertente firmato da due pesi massimi del fumetto americano ovvero Mark Waid e Chris Samnee – la nostra recensione QUI.

Rocketeer  – Orrore a Hollywood invece è firmato da Roger Langridge e J Bone.

Siamo nel 1939 e Cliff Secord ha già fatto il suo esordio pubblico come l’eroe armato di zaino-razzo Rocketeer. Questo però non impedisce né al legittimo proprietario dello zaino di cercare di riprenderselo né dispensa Cliff dal bisticciare con la sua fidanzata Betty.

I due iniziano così ad indagare separatamente su due casi che riveleranno ovviamente connessi. Cliff aiuterà il fido amico Peevy a rintracciare uno scienziato scomparso, Betty invece cercherà la sua coinquilina che stava indagando sulla misteriosa setta di Otto Rune.

Mentre il primo cerca di mettere insieme i pochi indizi a disposizione, con uno zaino di riserva costruito da Peevy dopo aver subito il furto dell’originale, Betty scopre che Rune è un abile truffatore che usa le sua abilità su menti facilmente suggestionabili e non.

Cliff ovviamente correrà in soccorso di Betty incassando anche una improbabile offerta di lavoro.

Chiudono il volume due storie brevi. La prima “Sognare di Volare” è firmata dal leggendario Stan Saki (Usagi Yojimbo) che con un incredibile corto circuito narrativo fa incontrare Cliff e un giovanissimo Clark, abitante di una fattoria.

La seconda “Il Signore della Guerra di Blargon” è firmata da David Mandel ai testi e J Bone ai disegni e vede Cliff teletrasportato su un distante pianeta dove assume il ruolo di liberatore dalla tirannia… o forse no?

Rocketeer  – Orrore a Hollywood incarna al meglio il tono pulp ma scanzonato della creatura di Dave Stevens che assumono ora i toni noir, ora quelli un po’ horror ma sempre ironici di Roger Langridge.

L’autore confeziona una storia dal grande ritmo che ha il merito di dare spazio anche a Betty tanto damigella in pericolo quanto forza della natura e di dipingere Cliff come un eroe sui generis sicuramente imperfetto, e spesso maldestro, ma mai privo di risorse.

Pur perdendo un po’ il filo della narrazione in alcuni passaggi un po’ troppo intrecciati, Langridge vende molto bene un villain che trae in inganno – è davvero un ciarlatano o un profeta lovercraftiano? – concludendo la storia con una nota tutta positiva e decisamente soddisfacente per un volume che si lasciare leggere tenendo incollati alla pagine.

Le due storie brevi sono un gustoso extra dal piglio ancora una volta decisamente ironico. Stan Sakai fa un po’ di meta fumetto mentre David Mandel gioca con gli stilemi della letteratura pulp e della fantascienza più classici.

Archiviato il tributo a Kirby e Toth del precedente volume, J Bone abbandona qualsiasi velleità di disegno realistico portando alle estreme conseguenze la lezione dei due maestri appena citati e avvicinandosi al lavoro di altri grandi interpreti del segno “umoristico” come Bruce Timm e Darwyn Cooke.

Il disegnatore quindi è bravo nel mantenere credibili le vicende decisamente a sfondo noir della sceneggiatura con una particolare attenzione ovviamente a cinesica ed espressività ma anche alla costruzione della tavola che utilizza soluzioni dinamiche, con riquadri dalle forme più disparate e inserti per rendere il tutto più arioso, valorizzando uno storytelling sempre efficace.

Il volume cartonato confezionato da saldaPress è come sempre impeccabile nella cura carto-tecnica. Privo di extra di rilievo da segnalare ci sono la traduzione e l’adattamento scorrevoli ed efficaci.

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