saldaPress continua a rimpolpare il suo catalogo in maniera arguta muovendosi fra recuperi eccellenti – Le Storie di Guerra di Garth Ennis e la collana Aliens Grandi Maestri – e novità azzeccatissime – il Robocop di Joshua Williamson – mentre continua a proporre con costanza titoli eccellenti targati Aftershock e Skybound.

Della prima categoria fa sicuramente parte Rocketeer di Dave Stevens, vera e propria miliare per fumetto indipendente USA che viene qui riproposto in una nuova collana tematica in 5 volumi.

Stevens infatti crea Rocketeer nel 1981-82 per la Pacific Comics dopo aver lavorato come assistente del leggendario Russ Manning (Tarzan) oltre che per Marvel, Hanna & Barbera e LucasFilm e al video del brano Thriller di Michael Jackson e alla scenografia del successivo tour Victory

Los Angeles, 1938. Cliff Secord è uno squattrinato pilota acrobatico che cerca di fare fortuna e poter offrire un futuro all’eterna fidanzata Betty corteggiata da fotografi e impomatati di Hollywood. Un giorno la polizia arresta due malviventi rifugiatisi nel suo hangar, controllando se era stato danneggiato il suo aereo Cliff trova una borsa con all’interno uno zaino a propulsione sperimentale.

Per lui è una opportunità per fare soldi ma ben presto insieme al fido meccanico Peevy si renderà conto che lo zaino è mira non solo del governo americano ma anche di spietate spie tedesche.

Tuttavia distruggere un aereo sperimentale, sventare un attacco tedesco ed essere ricercato dalla polizia è nulla in confronto ad essere mollato da Betty che vola a New York per proseguire la sua carriera!

Cliff si mette così sulle sue tracce incrociando il misterioso Jonas mentre noi scopriremo qualcosa di più sul suo passato. Il finale però non sarà a lieto fine ma come sempre bizzoso fra i due piccioncini.

Rocketeer si potrebbe sintetizzare con un semplice assunto: il fumetto indipendente quando ancora non c’era il fumetto indipendente almeno non nell’eccezione più moderna e di successo moderna. Anzi. Rocketeer è stato uno dei primi fumetti a diventare un cinefumetto prima che solo si potesse immaginare il fenomeno cinefumetti grazie alla pellicola del 1991 firmato allora Walt Disney Studios che catturò l’attenzione di una generazione di cui chi vi scrive fa parte.

Non vi sono solo però meriti meramente formali nell’opera di Dave Stevens. L’autore infatti realizza dapprima un personaggio dal look accattivante e poi una storia classicamente pulp che riesce non solo ad incanalarne le atmosfere ma soprattutto gli aspetti più caratteristici fondendoli in un mix moderno, efficace e soprattutto equilibrato.

Ci sono azione e umorismo, c’è un folto cast di comprimari che crea un background credibile e avvincente così come gli antagonisti più efficaci di sempre ovvero i nazisti.

Questo primo volume, intitolato enfaticamente Le Origini, funge molto bene da introduzione ed è proprio nella prima metà che l’estro di Stevens ne esce fotografato meglio con una narrazione spedita, asciutta che bada alla sostanza senza perdersi in inutili panegirici narrativi. La seconda parte, con lo spostamento a New York, forse soffre di una maggior compressione e l’idea di dare una backstory al protagonista è interessante pur non riuscendo ad essere ficcante quanto dovrebbe.

Pur imbastendo quindi una storia convincente e divertente, Stevens era prima di tutto un disegnatore ed è qui che forse il valore dell’opera assume connotati di caratura decisamente sopra la media.

Il suo tratto è mellifluo, decisamente attento all’espressività e alla prossemica dei personaggi regola che diventa fondante per la costruzione della tavola anche per le scene d’azione mai banali e sempre estremamente cinetiche. Proprio la costruzione della tavola riprende per certi versi quella delle pulp stories con la pagina divisa in 9 se non addirittura 12 riquadri e ritmata dalla loro irregolarità con l’utilizzo di sovrapposizioni, riquadri tondi e soluzioni sperimentali che sarebbe deflagrate poi almeno 20 anni dopo sorpassando a piè pari gli ipertrofici anni ’90.

Menzione a parte meritano le figure femminili, nello specifico Betty, voluttuosa e burrosissima che si ispira evidentemente per fattezze e pose alla pin-up Betty Page.

Lo stile di Stevens influenzerà una miriade di disegnatori diversi da Tony Harris ai coniugi Dodson, da Terry Moore alla nostra Emanuela Lupacchino.

Come sempre impeccabile la cura carto-tecnica del volume cartonato di grande formato confezionato da saldaPress ricco anche di contenuti speciali e qualche curiosità sull’autore e sulle storie raccolte nel volume. Da segnalare solo qualche passaggio leggermente imballato in fase di traduzione ed adattamento, nulla che però infici realmente la lettura.

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