Nell’episodio della scorsa settimana di Star Trek: Picard – la nostra recensione QUI – avevamo visto Picard ed il suo eterogeneo equipaggio giungere finalmente sul pianeta Freecloud sulle tracce di Bruce Maddox colui il quale avrebbe potuto fornire informazioni più puntuali sulla natura del codice di Data e sul suo trasferimento nelle “figlie” gemelle di cui proprio aveva tragicamente conosciuto solo Dahj.

L’episodio si era concluso però in maniera altrettanto tragica ed inaspettata: il già malconcio Maddox era morto, tradito da un membro insospettabile de La Sirena e sua ex-amante… la dottoressa Jurati.

Prima di morire però Maddox era riuscito a rivelare la vera motivazione per cui le due gemelle erano state separate: scoprire la motivazione dietro il divieto ai sintetici. Per questo mentre Dahj era finita sulla Terra, sua sorella Soji era stata inviata sul Cubo Borg ora “Borg Reclamation Project” gestito come sappiamo dai Romulani.

Con La Sirena diretta verso il Cubo riprende l’episodio di questa settimana intitolato The Impossible Box.

Entrare in territorio romulano oltre che essere mortale potrebbe causare un incidente diplomatico catastrofico, Picard chiede così a Raffi di incassare qualche favore per ottenere un visto diplomatico.

Pur scosso dal dover incontrare nuovamente la razza che l’aveva trasformato nel Locutus, Picard accetta di accedere da solo nel Cubo fortunatamente incontrando subito un volto conosciuto e direttore del progetto…

Mentre Picard e il suo ospite si mettono sulle tracce di Soji, Narek, sollecitato dalla Tal Shiar nella persona di Narissa, decide di provare il tutto per tutto spingendola alla attivazione. Sottopostasi quindi alla forma di meditazione romulana Zhal Makh, Soji riesce a dare delle indicazioni sul suo vero pianeta natale.

Narek è pronto ad eliminarla, avendo di fatto in mano tutte le informazioni utili, ma sottovalutandone l’attivazione. Soji e Picard si incontrano dando vita ad una fuga rocambolesca propiziata proprio dall’ospite di Picard e dalla tecnologia Borg…

Al giro di boa di questa prima stagione Star Trek: Picard confeziona nei 55 minuti scarsi di questo The Impossible Box non solo il miglior episodio di questa stagione finora ma anche quello che per intenti e sceneggiatura punta dritto al cuore del franchise così come originariamente ideato dal grandissimo Gene Rodenberry.

L’episodio è strutturato in maniera semplice ma efficace facendo leva su due cardini: Picard e Soji. Il primo rivive l’esperienza traumatica del nuovo contatto – perdonate il gioco di parole – con i Borg mentre la seconda lentamente capisce che c’è sicuramente qualcosa di profonda errata e fittizio nel suo passato e in sé stessa.

L’episodio è teso, claustrofobico ma al centro vi è una riflessione cara a tutta la fantascienza e alla fantapolitica, quella legata all’altro che viene spogliato del suo carattere negativo – pur non negandone la spietatezza – ma viene invece ridimensionato come essere vivente e che in quanto tale ha una propria dignità.

È questa quindi la differenza fra la missione di Picard e quella dei Romulani che vedono in Soji una semplice macchina, così perfetta non solo da adattarsi ma anche da dimenticare di esserlo, profeta di una apocalisse robotica.

Dove finisce l’uomo e inizia la macchina, dove finisce la mia libertà e inizia quella dell’altro?

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