Vikings 6×10 – The Best Laid Plans | Recensione

La sesta stagione concluderà la saga di Ragnar e dei suoi figli, esplorando nuovi orizzonti in attesa dello spin-off.

Con fatica e molti episodi preparatori, la sesta stagione di Vikings è finalmente arrivata al midseason finale, The Best Laid Plans: visti i molti episodi di transizione, è normale attendersi eventi sconvolgenti e pieni d’adrenalina.

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Il popolo norreno si sta preparando all’invasione dei Rus’ (guidati dai piani di Ivar e rinforzati dalla presenza di Hvitserk), ormai pronta a giungere come sia Bjorn (sposatosi nel frattempo anhe con Ingrid) che re Harald hanno potuto constatare.

Lontano dalla Norvegia invece, Ubbe è entrato a contatto insieme a Torvi con la realtà della colonia islandese e col cristianesimo, anche grazie al ruolo centrale del misterioso missionario Othere. Ma, in The Best Laid Plans, vediamo tutt’altro…

LA GRANDE INVASIONE

È finalmente arrivato il momento, per i Rus’ guidati dal principe Oleg e Ivar (sorpreso dall’uscita allo scoperto di Katia), di partire per conquistare la Norvegia: dall’altra parte, però, sembrano trovare un popolo disunito, con re Harald debole nella sua posizione, intento più a distruggere Bjorn che a pensare alle difese del suo regno.

Bjorn la Corazza, dal canto suo, è ormai depotenziato, sia socialmente che psicologicamente e, da vassallo di re Harald, non riesce a fare la differenza nonostante sarà l’artefice del piano difensivo dei norreni. Quale figlio di Ragnar avrà la meglio, quello che crede negli dei o colui il quale li vuole definitivamente distruggere?

RAGNAROK

Come introdotto all’inizio, risulta leggermente straniante, per lo spettatore, essere catapultato in un episodio denso di eventi (accelerati per condensarli nel midseason finale) dopo degli episodi abbastanza lenti.

Ma, tant’è: i precedenti episodi preparatori hanno teso l’arco per far scoccare la freccia, quest’ultimo episodio della prima meta dell’ultima stagione che, finalmente, dà una svolta significativa agli eventi e alla storia dei protagonisti, enfatizzata nei dettagli precedentemente.

La preparazione della difesa norrena mostra tutti i limiti di un mondo che, senza l’azione di un agente esterno, stava già implodendo: Harald, nonostante l’ambizione, non è assolutamente in grado di tenere unita la Norvegia, troppo preso da egoismo e senso d’inferiorità (come dimostra la sua attenzione verso la nuova moglie di Bjorn, Ingrid).

Bjorn, dal canto suo, come più volte da noi evidenziato precedentemente, sta percorrendo una parabola discendente che può concludersi, grazie a questa battaglia, solamente in due modi: con una grande resurrezione, o con una definitiva caduta.

Singolare che, a decidere il suo destino, sia proprio il fratello Ivar, lo storpio, quello non considerato da Ragnar (d’altronde, appena nato, lo aveva abbandonato proprio per la sua deformità…) ma che, a differenza dei fratelli, ha vissuto gli ultimi momenti di vita del padre.

Dopo essersi creduto un dio lui stesso, Ivar si trova ora dalla parte dei cristiani, intento a distruggere un mondo (compreso dei suoi usi e costumi) che lui stesso ha cercato di conquistare, e con esso i suoi dei, abbracciando in parte quei dubbi sulla religione che, in fondo, Ragnar ha sempre avuto.

Significative e ben realizzato, per questo scontro a un livello diremmo “mistico” fra i due fratelli, le scelte di regia, con sequenze di dura lotta fisica alternate a scene totalmente psicologiche e simboliche dedicate ai protagonisti, tra cui spicca un dialogo fittizio proprio fra Bjorn e Ivar, a introdurre una battaglia che cambierà completamente tutto.

Con questo midseason finale, i fan vengono ripagati dei troppi episodi lenti (che restano comunque comprensibili, vista anche la lunghezza di tutta l’ultima stagione) venendo travolti da azione, emozioni e una forte simbologia. In attesa di capire cosa ne sarà della Norvegia, dei figli di Ragnar e di tutti i norreni, dopo quest’epica battaglia.

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