Non è affatto semplice parlare delle sensazioni che si possono avere facendo un tuffo nel grande blu: il mare che ti avvolge, il blu che scurisce man mano che scendi giù, la paura di non riuscire più a respirare, il cuore che accelera il suo battito e consuma più ossigeno… Alessandro Baronciani ci trascina nel profondo di Quando tutto diventò blu (Bao Publishing), tirandoci per il polso senza darci il tempo di prendere il respiro.

Perché effettivamente è un respiro mancato quello che si cerca dentro le pagine del volume. Già dalle prime vignette ci si ritrova avvolti da un abbraccio blu soffocante. Continuando a scorrere le pagine, un sentimento strano nasce nel cuore della protagonista che viene trasmesso come un morbo a chi legge la sua storia: nasce il panico.

Chiunque abbia conosciuto il panico e i suoi attacchi ha agito esattamente come Chiara: lo ha scambiato per un problema cardiaco, ha fatto esami su esami per potergli dare un senso di tangibilità e operabilità. Invece no, il panico si rivela essere qualcosa di impalpabile, qualcosa che forse si può curare con un medicinale al gusto di Big Babol.

FOTOGRAFIA DEI NOSTRI GIORNI

Dopo il thriller bianco/nero/grigio di Negativa, Alessandro Baronciani torna con una bicromia bianco/blu per raccontare la sospensione fluttuante della realtà e dell’irrealtà. Le azioni e le non azioni di Chiara richiamano la costante paura di fallire, di cadere di chi vive ogni giorno sul filo del rasoio.

La fotografia a fumetti di Baronciani descrive bene i ragazzi e i giovani del 2020, coloro i quali la costante tensione verso il nuovo e verso lo sconosciuto debilita la mente e fa battere il cuore (“in che senso?”). Vivere con la sensazione di essere inadeguati è come essere sempre in procinto di cadere dalla sella di un motorino.

Come se fossero degli eterni titoli di testa di un film italiano dai colori gialli e verdi, le inquadrature delle singole vignette scorrono tra di loro con una voce fuori campo che sviluppa la trama del volume. I balloon compaiono quasi raramente, sintomo della voce di una protagonista che vuole essere ascoltata, capita, compresa, ma che non ha ancora la forza e la capacità di farlo.

Poi c’è la Chiara in copertina, con un sorriso rilassato e sereno: è la maschera di se stessa, è la “cover” di un libro triste da leggere. È la maschera del “va tutto bene”, dietro la quale si nascondono tutte le Chiare del mondo che combattono strenuamente contro loro stesse, contro le loro insicurezze e il loro rischio di cadere nel blu. Ma sulla copertina compare un terzo colore: il rosa che definisce l’incarnato, che si scurisce intorno ai polsini della giacca e che vuole dire a tutti che lei esiste, davvero.

Senza alcuna pretesa iniziale di essere biografica, Quando tutto diventò blu si vuole presentare a tutti come una storia come le altre ma finisce con lo scivolare nell’animo del lettore e aprire quel cassetto oscuro che ha dentro di sé, ricordando che un pezzo di quella storia era anche suo. E magari quel tutto che era blu adesso non c’è più.

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IN BREVE
Storia
7.8
Disegni
7.5
Colori
8
Cura Editoriale
8
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Fumetti, parmigiana e whiskey mi rendono felice dal 1988. L'unione di immagini e parole è il medium che preferisco.

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