Avevamo lasciato Il Confine, la nuova mini-serie evento targata Sergio Bonelli Editore, qualche mese fa con un inizio fulminante che aveva decisamente colto nel segno – la nostra recensione del primo volume QUI.

Nel primo volume avevamo seguito Laura Denti, un’agente dell’Interpol specializzata nel ritrovare persone scomparse, e Antoine Jacob, massimo conoscitore delle montagne fra Francia e Italia, mettersi sulle tracce di un pulmino scomparso con a bordo una intera scolaresca.

A causa di una disgrazia che coinvolge uno dei giovani abitanti della cittadina, il veicolo viene ritrovato distrutto e senza nessuno dei passeggeri al suo interno o nelle vicinanze. Come ci è finito lì il pulmino e cosa l’ha ridotto così?

L’unico indizio è l’autista che, in evidente stato confusionale, viene catturato mentre corre nudo nei boschi. Cosa ha visto di così terribile da sconvolgerlo al tal punto da fargli perdere il lume della ragione?

Dal primo incontro ufficiale fra Laura e Antoine riparte questo secondo volume intitolato Sotto l’Arco Spezzato.

Gli indizi sono pochi e la tensione cresce nell’opinione pubblica sobillata da una stampa mai troppo comprensiva nei confronti degli investigatori. Quale pista privilegiare: la scomparsa o la fuga oltre il confine dei ragazzini?

I due investigatori iniziano a lavorare alacremente e quando Jacob scopre un simbolo comparire in tutti i diari dei ragazzini lo stesso giorno, i due investigatori decidono di fare visita all’autista in ospedale.

L’uomo è ancora in stato confusionale e pur pronunciando frasi senza un apparente senso ha iniziato a scarabocchiare sul muro dell’ospedale. Alla visione del simbolo tuttavia l’uomo avrà una crisi di panico, o terrore, ma questo non impedirà a Jacob stesso di decifrare gli scarabocchi sul muro: si tratta di una mappa. Un luogo remoto fra le montagne, delle rovine antichissime.

Accompagnato sul posto da un agente, Jacob esperirà un fenomeno fuori dal comune che mette a repentaglio la sua vita e la sua sanità mentale.

Mauro Uzzeo e Giovanni Masi realizzano un secondo numero che per certi versi, dal punto di vista squisitamente tecnico, è ancora più solido del primo e il merito va rintracciato nella grande abilità dei due sceneggiatori di filtrare le più disparate influenze che convergono ne Il Confine distillando quello che serve veramente senza ingolfare la lettura e soprattutto la sceneggiatura.

Nello specifico in questo Sotto l’Arco Spezzato è la componente procedural a farla da padrone sia per ritmo che per intreccio coinvolgendo il lettore quasi in prima persona non solo nelle piccole scoperte dei due investigatori ma anche nei vari elementi che vengono, giustamente, appena accennati come ad esempio la ragazza che essendo malata non ha partecipato alla gita e quindi non è scomparsa.

Non mancano però né un tocco di attualità – il dialogo abrasivo fra Antoine e l’agente di polizia sui migranti che tentano di varcare il confine – né ovviamente un tocco di misticismo con l’esperienza extra-normale vissuta dalla stesso Antoine che in qualche modo fa da contraltare ai misteriosi personaggi che si muovono lontano dalle vicende pur seguendole con attenzione e che dovrebbe rappresentarne gli “antagonisti”.

Con queste premesse il duo di sceneggiatori trova in Bruno Cannucciari un interprete perfetto per una sceneggiatura tesa quindi fra investigazione e una montagna che diventa sempre di più con il passare delle pagine presenza importante e improvvisamente opprimente.

Il disegnatore si esalta quindi alternando la dimensione orizzontale e verticale. La prima con una attenzione per i dettagli e la magniloquenza nel tratto mentre la seconda serve da un lato per mantenere il ritmo sempre alto – vedasi la ripartizione della tavola perfetta nei tempi e nelle modalità – e dall’altro per sottolineare la diversità dei due protagonisti nei loro approcci e nei filoni narrativi paralleli ma intrecciati.

In questo senso menzione d’onore anche al lavoro ai colori di Alessia Pastorello che spazia con agilità da atmosfere più realistiche ad altre decisamente più eteree con i colori freddi che dominano le sequenze in esterna.

Ottimo il volume confezionato dalla Sergio Bonelli Editore che si contraddistingue per il ricchissimo apparato redazionale in cui gli autori spaziano nel raccontare i retroscena della lavorazione della serie con particolare riferimento in questo caso non solo al loro processo creativo ma anche a quello del disegno e del colore parte fondamentale e mai troppo lodata del nuovo corso della casa editrice milanese.

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