«… la guerra è finita. Il nemico è scappato, è vinto, è battuto…» (Francesco De Gregori)

O più semplicemente il nemico è morto. Dopo l’esplosione dell’universo dylandoghiano attuatasi nel numero 400, “E ora, l’apocalisse!”, ci si piomba in un nuovo universo narrativo dove le cose sono più o meno le stesse, ma in una posizione completamente diversa, come quando tua madre dice di aver messo in ordine le tue cose nella tua cameretta.

Dylan Dog cambia stile, porta una folta barba e un lungo cappotto “deckardiano” e ha al suo fianco un aiutante rubicondo e di poche parole che risponde al nome di Gnaghi. Torna ai suoi luoghi di origine, all’interno della sua casa di Craven Road, civico 7 a fare ciò che riesce meglio: cacciare mostri e incubi.

RITORNO AL FUTURO

Coloro che seguono Dylan Dog fin dai primi numeri troveranno qualcosa di familiare nelle prime tavole dell’opera: una donna che fugge da un uomo che la segue come uno zombi, lei fugge fin quando non trova un paio di forbici e gliele infilza in un occhio. Il nome della donna è Sibyl Browning.

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Ma come, è tornata la prima storica cliente di Dylan con gli stessi problemi? Assolutamente no: l’indagatore dell’incubo sta rivivendo il suo primo caso in assoluto, ma stavolta con tanti piccoli, grandi aspetti differenti intorno a lui e alla sua sfera sentimentale.

Innanzitutto ricompare Bloch, con la carica di soprintendente di Scotland Yard: dal carattere severo e incorruttibile, il nuovo soprintendente è affiancato dal solito Jenkins (fantastico Jenkins!) e ha alle sue dipendenze l’ispettore Carpenter e la sergente Rakim. Questi ultimi cercano di risolvere l’omicidio del marito di Sybil, andando a indagare presso l’istituto dove giace momentaneamente il cadavere, in attesa dell’autopsia. Non sanno però che in quello stesso istituto, nello stesso istante, stanno indagando Dylan, Gnaghi e la triste vedova in mezzo a un’invasione zombi…

TUTTO CAMBIA AFFINCHÉ NULLA CAMBI

Questo è un albo da prendere con le pinze, perché evitare di fare spoiler di un albo che richiama il primo della serie, quello più famoso, è come maneggiare una bomba al mercurio: al minimo movimento sbagliato si rischia di far scappare qualche informazione importante.

Iniziamo allora parlando di quanto siano azzeccati i disegni di Corrado Roi, perfetti per descrivere le tante scene di azione, di caccia e di inseguimento degli zombi. I neri pieni e le sfumature di nero dipingono alla perfezione anche le ombre degli animi dei personaggi: di contro, ridisegna un simpaticissimo e tenero sorriso sul volto di Gnaghi.

Come un bellissimo film horror degli anni Settanta, la progressione delle vignette da’ la sensazione di essere in una sala cinematografica a guardare un capolavoro di cinema horror, angosciante e senza jumpscare. Né Recchioni né Roi tradiscono l’emozione che si può provare sia dentro un cinema che davanti a un fumetto.

Riguardo alla narrazione, la scrittura di Roberto Recchioni si modifica rispetto agli albi precedenti: lo sceneggiatore sente il nuovo Dylan più suo e le novità nella sua vita le rende molto più malleabili a livello narrativo. In questo albo presenta una nuova figura che, nonostante i cambiamenti, ancora non riesce a staccarsi dalle opere del suo creatore Tiziano Sclavi (oltre a Gnaghi, svariate sono le assonanze tra Dylan e Francesco Dellamorte, protagonista del libro Dellamorte Dellamore).

L’albo si chiude con una rivelazione importante, che andrà sicuramente a segnare il ciclo di narrativo di sei albi (che inizia proprio con il 401). Xabaras, che nel primo numero si presenta come una figura importante nella vita di Dylan, qui è momentaneamente rappresentato come uno spettatore, che osserva indisturbato gli eventi dei personaggi che vivono intorno all’indagatore dell’incubo.

Il richiamo ai primi numeri è rappresentato anche nella rivisitazione del frontespizio: Gigi Cavenago rivede la famosa tavola di Angelo Stano, riprendendo gli stessi mostri e inserendo la “nuova versione” di Dylan Dog. Anche la copertina subisce una variazione: a partire da questo numero e per i prossimi cinque numeri, la copertina sarà metallizzata e il logo presenterà il numero “666” alla sua destra, sottolineando l’alba nera di una nuova era di oscurità.

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