Quando Jimmy Palmiotti e Garth Ennis si uniscono c’è sempre da aspettarsi grandi cose. I due autori, durante una serata insieme, sembrano abbiano gettato le basi per una storia che (al contrario di quanto spesso accade quando gli scrittori si riuniscono e fantasticano un po’) ha preso vita a livello editoriale.

Ritorno a Brooklyn è una storia molto cara a Jimmy Palmiotti, che è cresciuto da quelle parti, ma che allo stesso tempo esalta la capacità narrativa di Garth Ennis, che con storie come Preacher, e nella sua gestione di The Punisher, ha sempre saputo tirare fuori una capacità descrittiva vivida.

Ritorno a Brooklyn racconta la storia del testimone di giustizia Bob Saetta che, anziché intraprendere un lungo percorso giudiziario che porterà la sua famiglia e gli amici ad essere condannati in tribunale, decide di farsi giustizia da solo. Bob ritorna a Brooklyn e arriva fino in fondo ad un percorso di condanna e redenzione, che culminerà con un finale shock.

Il Bob Saetta creato da Palmiotti e Garth Ennis è un personaggio a metà tra un membro dei Soprano ed il Travis Bickle di Taxi Driver. Bob sembra non avere più pace. Ma un percorso da killer e giustiziere, inizialmente non facile da comprendere, culminerà con un finale nel quale i nodi arriveranno al pettine, e dove si comprenderà bene il trauma di Bob.

L’esperienza di Garth Ennis su Punisher è stata utile, e si nota anche in Ritorno a Brooklyn. Il Bob Saetta giustiziere è diretto figlio di Frank Castle. E le atmosfere di una Brooklyn piena di gangster e uomini marci e marciti, si respira a piene mani anche nella run di Punisher dello stesso  Ennis.

Il duo Ennis-Palmiotti aveva bisogno di un tipo di tratto realistico, ma sporco allo stesso tempo, per delineare al meglio a livello visivo la storia di Ritorno a Brooklyn. Ed in effetti Mihailo Vukelic si è dimostrato essere un ottimo disegnatore, capace di rappresentare quell’atmosfera vivida e sporca di una Brooklyn piena zeppa di uomini e donne condannati all’inferno.

Il difetto che si può trovare a livello visivo nel fumetto è una certa rigidità dei personaggi, che appaiono poco plastici. Mentre i colori desaturati esaltano quell’atmosfera cupa e marcia che aderisce bene alla storia.

Ritorno a Brooklyn non è una storia perfetta, ma è esattamente ciò che Palmiotti ed Ennis volevano raccontare. Forse qualche decina di pagine e qualche dettaglio in più sarebbero stati utili per coinvolgere maggiormente il lettore.

La storia che viene raccontata si lega molto al passato dei personaggi, ed ai loro sentimenti. In questo senso un racconto sia del “prima” che del “dopo” dei percorsi dei protagonisti (in stile C’era una volta in America) avrebbe aiutato a vivere con più trasporto alcune scene particolarmente drammatiche.

Ma il racconto di Ennis, accompagnato dai disegni di Vukelic, è comunque intrigante, e fa calare il lettore in una Brooklyn che ricorda molte pellicole cinematografiche, ma che allo stesso tempo non scimmiotta nessun racconto precedente.

I personaggi di Ennis sono vivi e vivaci, e garantiranno un buon intrattenimento per tutti i lettori patiti di gangstar-story. Insomma, quella di Saldapress con Ritorno a Brooklyn è un’ottima iniziativa editoriale, esaltata da un volume ricco di apparati editoriale, con una lunga postfazione/racconto di Jimmy Palmiotti.

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