Avevamo lasciato Le Storie di Guerra di Garth Ennis poco più di due mesi fa con un quarto volume – la nostra recensione QUI – che, con buona pace del primissimo tomo uscito, era stato senza ombra di dubbio il migliore e proprio quando la collana stava facendo il proverbiale giro di boa portandoci a livello temporale e spaziale nel cuore del Secondo Conflitto Mondiale.

Eccoci quindi catapultati con questo Le Storie di Guerra di Garth Ennis Vol. 5: 1945 Germania, in quello che è di fatto il teatro principale del Conflitto ovvero la Germania del 1945.

Come di consueto sono due le storie contenute nel volume e Garth Ennis capitalizza al meglio l’occasione ambiento la prima nella parte ovest del paese e la seconda in quella est in una divisione narrativa quasi profetica dello scenario politico che da lì a pochi mesi si sarebbe sviluppato e sarebbe perdurato fino al 1990.

In Un Dì Partiron le Oche Selvatiche seguiamo l’avanzata di un gruppo di fucilieri irlandesi mentre iniziano la penetrazione degli Alleati in territorio tedesco. Lontanissimo dai fasti con cui la liberazione verrà tramandata nei libri di storie, il variopinto gruppo dovrà districarsi in un territorio ostico e fare i conti con la storia personale dei propri membri.

Pur dovendo combattere e stroncare la minaccia atavica del nemico nazista infatti le divisioni dovute alla recente e tormentata storia irlandese rischieranno di metterli l’uno contro l’altro.

Nella seconda storia, intitolata L’Ultimo Inverso Tedesco, ci spostiamo dall’altro lato della Germania, ad est, dove l’Armata Rossa avanza inesorabile causando l’esodo di migliaia di famiglie tedesche. Fra queste una madre con i suoi due figli viene salvata dalle grinfie di un plotone russo da un gruppo di soldati tedeschi ma la strada per arrivare verso la costa, e la salvezza, è costellata di rivelazioni legate alla guerra che è una forza capace di tirar fuori il peggio da qualsiasi uomo.

Con questo Le Storie di Guerra di Garth Ennis Vol. 5: 1945 Germania si inaugura la seconda parte di questa collana e Garth Ennis prosegue quel lavoro iniziato nel primo volume di svuotamento del campo di battaglia di tutto il suo fascino romantico iniettandolo invece di quella crudezza e realismo che pone al centro dell’attenzione l’uomo comune.

È un Ennis personale nella prima storia mischiando le vicende irlandesi, sanguinose ma ancora lontane dalla stagione del terrore dei decenni successivi, con quelle del conflitto mondiale per creare un cortocircuito al cui apice c’è in concetto di nemico puro, semplice e spersonalizzante.

Nella seconda storia invece l’autore canalizza gli eccessi che da sempre lo contraddistinguono verso un realismo crudo, meno solenne degli Inglorious Basterds di Quentin Tarantino e più miserabile nella sua decostruzione del soldato che viene spogliato della sua credibilità di fronte ai crimini contro l’umanità di cui si macchia.

Peccato che Garth Ennis, raramente così puntuale, non trovi in Tomas Aira una degna matite che possa rendere in maniera efficace su carta queste sceneggiature. Il disegnatore, già visto all’opera in altri volumi, svolge un lavoro impeccabile dal punto di vista formale ma le sue anatomie spesso minimali e stilizzate unite ad un tratto sottile e poco deciso non sempre riescono a rendere al meglio l’atmosfera oppressive di queste due storie.

Come di consueto è ineccepibile la cura carto-tecnica del volume cartonato confezionato da saldaPress in cui spicca il ricco l’apparato redazionale corredato da bibliografie essenziali. Dal punto di vista della traduzione ottimo il lavoro del veterano Leonardo Rizzi anche se dal punto di vista dell’adattamento avrei personalmente smussato qualche licenza dialettale italiana di troppo per dei soldati irlandesi.

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