Avevamo lasciato Harley Quinn la settimana scorsa con un episodio che aveva sprecato alcune buone intuizioni con una esecuzione maldestra – la nostra recensione QUI.

Ormai prossimi al giro di boa Mentre la sensazione è che Harley Quinn possa dare molto di più ma anche che showrunner e sceneggiatori non riescano o meglio non vogliano affondare il colpo muovendosi insicuri fra soluzioni adult oriented poco incisive e materiale fumettistico che viene recuperato solo occasionalmente.

In questo sesto episodio, intitolato You’re a Damn Good Cop, Jim Gordon, Harley è sempre ossessionata dal voler entrare nella Legion of Doom e dopo l’ennesimo colpo passato inosservato decide, insieme alla sua strampalata squadra, di compiere il colpo più audace di sempre: rubare un misterioso congegno dalla Wayne Enterprises.

Il colpo incredibilmente… riesce! Ma a farne le spese sono King Shark e Clayface che perde un braccio. Batman a questo punto è costretto a rivolgersi ad un Gordon particolarmente distratto dall’ennesima crisi di nervi consegnandoli l’unico indizio a disposizione ovvero il braccio di Clayface trasformatosi in un Baby Clayface.

Fra i due si instaura una improbabile amicizia interrotta bruscamente dalla decisione di recuperare proprio Baby Clayface. Quando il misterioso congegno verrà attivato però Harley si troverà faccia a faccia con Batman nella Batcaverna: è ora di essere tutti meno egoisti.

Harley suggerisce a Batman di confessare a Gordon di ritenerlo un vero amico mentre Baby Clayface viene riassorbito da Clayface. Il lieto fine è dietro l’angolo, manca solo King Shark che viene fatto evadere controvoglia dopo aver assunto l’inedito ruolo di boss del carcere in cui era stato rinchiuso.

In soli 22 minuti tutti quei pochi spunti positivi dei primi cinque episodi di questa serie vengono spazzati via da questo You’re a Damn Good Cop, Jim Gordon che riesce a condensare in maniera maldestra tutto quello che al contrario andava corretto.

Il plot infatti torna nuovamente a pescare da situazioni e/o incipit già ampiamente utilizzati e il tono dell’episodio non riesce a fare a meno di inserire battutacce e doppi sensi a sfondo sessuale.

Non bastano gli immancabili easter-egg e alcuni riferimenti alla cultura pop per risollevare le sorti di un episodio che di fatto rovina anche la versione scapestrata e nevrotica di Gordon che avrebbe sicuramente essere sfruttato, dal punto di vista narrativo ancor prima che meramente comico, sicuramente meglio.

La sensazione è quella di una pericolosa “navigazione a vista” in cui mancano idee concrete sia dal punto di vista strettamente narrativo sia in termini di sviluppo dei personaggi, esempio pratico è il padrone di casa Sy Borgman relegato in due piccole scene decisamente “macchiettose” che fanno giustamente sorgere il dubbio sull’utilità del suo inserimento nel cast.

Ancora una volta è impossibile non chiedersi perché si fa fatica a voler attingere dal materiale fumettistico che pur non essendo sempre di qualità eccelsa potrebbe comunque fornire spunti interessanti o ancore di salvezza narrative non indifferenti.

Questo sesto episodio è sicuramente il più debole di questa già traballante prima stagione evidenziando tutti i limiti di un prodotto decisamente ancora acerbo.

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