Dopo essere andata alla ricerca di “menti affini” alla sua indole per formare una squadra, avevamo lasciato Harley Quinn con l’episodio della settimana scorsa – la nostra recensione QUI – con un discreto episodio che ricalcando il canovaccio del precedente aveva visto Harley andare alla ricerca di una nemesi.

Questa particolarissima ricerca ovviamente era stata tutt’altro che semplice e l’aveva vista scontrarsi con… Robin! La loro battaglia si era rivelata essere più che altro combattuta sul campo della visibilità e aveva finito per coinvolgere anche Joker e Batman.

L’episodio partendo da premesse abbastanza semplici aveva offerto qualche spunto davvero interessante solo nel finale concludendosi poi con un piccolo cliffhanger: Harley, Ivy, King Shark, Clayface e Dottor Pyscho erano stati sfrattati!

Da qui riprende il quinto episodio intitolato Being Harley Quinn.

Harley e Ivy sono alla ricerca di un nuovo nascondiglio ma nulla sembra soddisfare la prima che diventa catatonica per lo stress. Ivy allora chiede a Pyscho di trasferirli nel cervello di Harley per sbloccarla.

Il viaggio è chiaramente allucinante fra rimossi, versioni assassine della Harley bambina e un subconscio in cui rimane chiaramente ingombrante la presenza di Joker. Tuttavia più l’eterogeneo gruppo scende nella psiche di Harley più lei stessa si rende conto che le sue origini non sono davvero legate al Principe Pagliaccio del Crimine.

Harley è quella che è, come testimoniato da alcuni improbabili episodi della sua “vita passata”, e Joker non ha assolutamente creato Harley Quinn da Harleen Quinzel.

Mentre apprendiamo quindi un incredibile segreto delle sue origini, all’esterno Sy Borgman – l’improbabile padrone di casa cibernetico di Ivy – è deciso a sbarazzarsi i “cadaveri” del gruppetto. Il tutto si risolverà fortunatamente per il meglio con lo stesso Sy che farà una allettante proposta ad Harley e Ivy…

Ricollegandosi idealmente al primo episodio, Being Harley Quinn rappresenta tutto il potenziale di questa serie che però non riesce ancora ad esprimersi al meglio perdendosi spesso in soluzioni grossolane, gag poco incisive e una realizzazione tecnica che, a differenza degli ultimi episodi, è leggermente sottotono.

Per quanto semplice l’idea del viaggio nella mente di Harley è geniale ma lo sceneggiatore preferisce viaggiare su inutili doppi-sensi a sfondo sessuale anziché andare dritto al cuore tematico dell’episodio: le origini segrete di Harley.

In questo senso non basta affidarsi al “carisma” della protagonista, serve soprattutto un cast di comprimari che la esalti ma che viene trascurato come dimostra il repentino inserimento di Sy Borgman nel mix.

L’empowerement di Harley viene quindi annacquato non riuscendo ad essere incisivo quanto dovrebbe e chiudendo in maniera incerta quello che idealmente è il primo arco narrativo della serie.

Mentre ci avviciniamo al giro di boa la sensazione è che Harley Quinn possa dare molto di più ma anche che showrunner e sceneggiatori non riescano o meglio non vogliano affondare il colpo muovendosi insicuri fra soluzioni adult oriented poco incisive e materiale fumettistico che viene recuperato solo occasionalmente e come spesso accade forse questa sarebbe una via da percorrere con maggior decisione dando alla serie la definitiva quadratura del cerchio.

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